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Un #razzista. Cosa è un razzista? Un piccolo uomo o una piccola donna. Una persona che ha paura. Si, ha paura, di quelle paure di bambini che sono a volte motivate, altre volte no. E' un piccolo uomo o una piccola donna in cerca di protezione.
Diversità

Dalla paura nascono tutti i mali del mondo. Lo ricordava spesso Papa Wojtyła quando ripeteva l'insegnamento del Vangelo "non abbiate paura!".
Il razzista non ha paura del colore differente della pelle o di un diverso credo religioso. Non ha paura della diversità di etnia, paese, genere, colore politico, orientamento sessuale o filosofia. Il razzista teme la loro mancata integrazione nella sua società. Spesso lui stesso non è pienamente integrato, o addirittura non è affatto integrato, nella società di cui vuole a tutti i costi essere considerato una parte.
Il razzista non teme l'uomo di colore benestante, che ha un lavoro che sembra onesto, che frequenta gli stessi luoghi e tempi di coloro che fanno parte della società di cui lui si sente membro. Teme colui che vive ai margini. La persona che mendica. Il povero. L'uomo o la donna che vive di espedienti, al limite o fuori dalla legalità. 
Non ha paura del ricco petroliere di Dubai, ma del magrebino che spaccia nelle strade, e alla fine anche di quello innocente che cerca di sopravvivere lavorando alla giornata, perché anche lui vive ai margini e solo per questo viene associato ai secondi e non ai primi, benchè tutte e tre le tipologie professano la stessa religione, diversa da quella del razzista.

Razzismo


L'antisemitismo del passato nasce dal ghetto, dalla città nella città, dal paese nel paese, da un'altra società diversa e separata da quella ufficiale. Il ghetto viene creato la società stessa che nello stesso tempo lo teme e lo rigurgita e finisce per marchiare le persone che sono in qualche modo riconducibili al ghetto, anche quando ormai non vivono più in qual mondo separato e distinto. Lo stesso fenomeno si è verificato negli Stati Uniti con le varie Little Italy o China Town. Lo stesso fenomeno si verifica con i campi Rom o con certi quartieri difficili delle nostre città.
La mancata integrazione. L'incapacità di creare una società unica e paritaria, non classista e solidale. L'integrazione si coltiva: occorre preparare il terreno, dissodarlo, renderlo fertile perchè i semi della diversità, che è anche ricchezza, possano attecchire e fruttificare. Se il terreno non è pronto e non vengono create le opportunità i differenti semi si accumulano sulle poche zolle fertili e competono tra loro per accaparrarsi acqua e sostanze nutritive. 
Una lotta tra poveri: poveri di diversi colori e credo, ma tutti poveri.

Integrazione

Spesso si dice che l'occidente ha sfruttato i paesi del terzo mondo: non è vero. Alla fine dell'800, e fino a quasi la metà del secolo scorso, lavorare in fabbrica o scavare il carbone nelle miniere nel ricco occidente non era affatto meglio che vivere nelle colonie del terzo mondo. Non era l'occidente che sfruttava i paesi del terzo mondo, ma pochi individui che sfruttavano le classi operaie  e agricole del primo mondo e le risorse, umane e materiali, del terzo. Solo nell'epoca d'oro, dopo la seconda guerra mondiale, a partire dagli anni sessanta, si sviluppò in occidente un benessere diffuso. Quel benessere diffuso sta progressivamente diminuendo negli ultimi decenni. Il divario economico tra ricchi e poveri si allarga sempre più: i media, e la cultura dominante, continuano a misurare il benessere con dati finanziari che valutano parametri macro-economici e a volte poco comprensibili (il PIL, lo spread, il debito pubblico, la disoccupazione, l'inoccupazione, ...). Numeri che misurano i totali e non la distribuzione equa della risorse, così come il benessere del singolo. Chi ha tanto ha sempre di più, chi ha poco sempre di meno. Chi aveva quanto gli bastava, vede le sue risorse progressivamente assottigliarsi. Il numero dei ricchi diminuisce, quello dei poveri aumenta. Molti a contendersi poche zolle fertili. Pochi a godere del giardino dell'Eden. Se la misura continua a rimanere il parametro finanziario e non l'essere umano si genera solo conflitto e paura. La paura amplifica se stessa e i conflitti, diviene barriera all'integrazione in una società accogliente.
Una lotta tra poveri: poveri di diversi colori e credo, ma tutti poveri.

Lotta tra Poveri

E mentre i miserabili combattevano selvaggiamente tra loro, gli dei stavano a guardare beffardi dall'alto, giudicando e parteggiando per gli uni o per gli altri, che si credevano diversi e opposti, e invece vivevano con paura gli stessi affanni e la stessa miseria


Assoluti Relativi


Si era formato il solito capannello intorno al professore. Era solito fare  di questi comizi al bar del paese. La notizia del giorno era una di quelle che quando avviene se ne parla per settimane. Sui giornali, in televisione, sui social, sulla corriera che ti porta in città, al caffè con i colleghi. E naturalmente al bar del paese. Ma qui, spesso il dialogo diventava un monologo, un comizio, durante il quale il professore dava sfoggio delle sue arti oratorie, di quella autorevolezza di vecchio politicante e maestro ormai in pensione. A quelli importanti al paese viene dato del "don", titolo che spettava a coloro, pochi un tempo, dotati di un titolo di studio, ed ai benestanti. Ai notabili del paese, insomma. Al professore non era mai piaciuto il titolo di "don".

- Il "don" si da ai preti e ai cornuti!

Diceva.

Al bar | sugli immigrati


Aveva sempre chiesto che venisse chiamato con il suo nome, ma nessuno si era mai azzardato a farlo. Tutti lo avevano sempre chiamato il "professore". Lui faceva una smorfia di sdegno ogni volta che si sentiva chiamato in quel modo, ma in fondo non gli dispiaceva, ed ormai, dopo tanti anni, quasi non ci faceva più caso.

- Il problema non è che sono neri o che sono musulmani, integralisti o moderati che siano. Il problema è che sono poveri! E' la povertà che da fastidio. Ci da fastidio. Dove c'è povertà emerge la miseria umana in tutti i suoi aspetti, quelli materiali e quelli spirituali.


Assoluti Relativi


- Hanno una cultura diversa dalla nostra, professo'!

- Anche tu hai una cultura diversa dalla mia, ma non per questo ho mai chiesto che venissi allontanato dal paese...  

-   Non rispettano le leggi, non seguono regole. Hanno un ideale di società che è quella che c'era qui da noi più di 40 anni fa! 

- In questo hai ragione, si. E' vero. Sono "cattivi"!

- Si, si, neri e cattivi!

Urlò qualcuno da dietro senza farsi riconoscere. Molti risero.

- Si, cattivi! Di quella cattiveria che ha un bravo centravanti di una squadra di calcio quando sta per segnare un goal! Hanno fame. Non solo fame di denaro, ma fame di riscatto dalle loro sfortune e miserie. Fame di cambiare la propria vita! A volte hanno fame vera, fame di cibo e di cose essenziali. Hanno quella cattiveria che noi non abbiamo più, e questo ci fa paura. Non la loro diversità, ci fa paura, ma la loro cattiveria, la loro fame, la loro povertà. Perchè la povertà è peggio della peste, si pensa. Si "mmischia", si diffonde, è contagiosa, la povertà. Mentre la cattiveria, no! La cattiveria non si impara, non si compra, non si "mmischia"! Quella ce l'hai o non ce l'hai. E questo ci fa paura...


Assoluti Relativi Cattivi


Stupidità Artificiale

1999, 13 settembre.  Un'esplosione di notevole potenza nel deposito di scorie nucleari della base lunare Alpha causa l'uscita della Luna dall'orbita terrestre. Il nostro satellite inizia la sua deriva nel cosmo e gli uomini della base lunare al comando di John Koenig si ritrovano loro malgrado costretti in un'avventura che li porterà a vagare nello spazio e ad entrare in contatto con diverse civiltà aliene. 

Stupidità Artificiale

In estrema sintesi è questa la trama di una delle serie TV di fantascienza di maggiore successo degli anni '70: "Spazio 1999". 

Una serie, che con tutte le sue incongruenze scientifiche (alcune delle quali evidenziate dal maestro della fantascienza Isaac Asimov), si è distinta per le qualità del girato, della sceneggiatura, della bravura degli attori e per gli ottimi effetti speciali.
Ciò che è interessante notare è l'immagine che gli autori della serie avevano del 1999: una base lunare completamente autosufficiente, armi laser e mezzi di trasporto in grado di muoversi agevolmente nello spazio (le Aquile). Nel 2017 siamo ben lontani da aver raggiunto questi livelli di progresso e di tecnologia. 
I computer di Spazio 1999 sono ancora pieni di tasti e di schermi a tubi catodici, ma c'è già un comunicatore dotato di un piccolo video, antesignano dei nostri Smartphone. 

E' ambientato sempre nel 1999 la seconda parte del film "2001: Odissea nello Spazio" di Stanley Kubrick.


Anche qui c'è una base autosufficiente sulla Luna, nei pressi della quale viene scoperto il grande monolito nero. I computer di questo film, ispirato dal racconto "La sentinella" di  Arthur C. Clarke, sono molto più avanzati. Nella terza parte del film, ambientato nel 2001 sull'astronave Discovery One in viaggio verso Giove, ci viene presentato HAL 9000, un vero e proprio sistema di Intelligenza Artificiale, molto più avanzato di quelli che nel 2017 abbiamo a disposizione, che gli autori ci raccontano essere in funzione già dal 1992.

Stupidità Artificiale

Kubrick e Clarke si pongono nella loro opera il problema della capacità dell'uomo di stare al passo con ciò che è stato in grado di pensare e realizzare. Il conflitto tra la tecnologia più avanzata e la concretezza e natura limitata degli esser umani. 
Recentemente  Elon Musk, il visionario creatore di Tesla e SpaceX, ha espresso in un twit le sue preoccupazioni sulle possibili minacce che l'intelligenza artificiale può costituire per il genere umano: "China, Russia, soon all countries w strong computer science. Competition for AI superiority at national level most likely cause of WW3 imo".... 

Secondo Musk, l'intelligenza artificiale potrà essere la causa del terzo conflitto mondiale... Intelligenza? Forse sarebbe più corretto definirla fredda Stupidità Artificiale. 

Fortunatamente racconti, romanzi, film e narrazioni in genere ci hanno dimostrato come la storia della scienza e della tecnologia possa seguire strade completamente diverse rispetto a quelle immaginate qualche decennio prima. Non abbiamo ancora costruito basi lunari sul nostro satellite. Non esistono veicoli che si muovono agevolmente nello spazio come l'astronave Discovery One o le Aquile di "Spazio 1999". Cortana e Siri sembrano, per ora, essere meno permalosi di HAL 9000. 

Non a caso il sottotitolo del romanzo "Pippo e la Sposa" è "Odissea 2002, ancora qui" (su Amazon Kindle e su piattaforma IlMioLibro). Un riferimento al capolavoro di Kubrick e Clarke: le nostre odissee, per adesso sono ancora molto terrene, poco artificiali e molto umane.



Incendi


Mentre scrivo piove cenere... fuliggine bianca e nera trasportata dal vento, mentre tutto intorno il cielo è nascosto da una innaturale coltre di "nebbia estiva".


La terra intorno arde o è già bruciata, nella calda e secca estate 2017. Percorrendo le strade il paesaggio è inquietante, o forse sarebbe meglio descriverlo come inquieto. Nero, grigio e "giallo morto", dipingono la terra e i pochi arbusti rimasti in piedi. Tutto ciò che poco prima era marrone, verde e "giallo vivo". 
Non è la natura crudele, ma è opera di mani inquiete guidate da cuori neri, grigi e di un colore "giallo morto". Ieri sera intorno all'autostrada, poco prima dell'uscita Cosenza Sud, sembrava di essere agli inferi tra fiamme e barlumi rossi e arancioni della brace che illuminavano i pendii di quelle che una volta erano dolci colli; ora amari e senza quasi più vita. Anche le case venivano sfiorate dal fuoco. Un paesaggio spettrale. Triste. Terribile.

Fiamme


Nebbie estive sul web e sui giornali parlano di altri fuochi. Di migranti e altre miserie umane. Di terremoti e altre disgrazie umane. 


terremoto Ischia, Sgombero migranti Piazza Indipendenza Roma


Raffinati intellettuali e nuovi ignoranti del web, buonisti e fascisti, sconosciuti e conoscenti hanno idee chiare. Io non capisco, confuso nel mio relativismo assoluto. Complessità semplificate. La semplificazione della realtà è il grande segreto della conoscenza umana. Buoni e Cattivi. Legalità e illegalità. Prospettive e punti di vista. Pensieri unici e diversificati. Sinistra e destra. Chic e rozzi. Radicali e parziali.
Grazie a Dio, alla fine emerge sempre un  po' di bella umanità.

Salvataggio Ciro e Poliziotto che consola






Verità su Halloween

Non sembra essere una festa come le altre, Halloween. Segreti si nascondono dietro la sua origine. Le maschere di demoni, streghe, fantasmi e vampiri, non possono che essere collegate a qualche occulto mistero. Ferventi cristiani e predicatori hanno più volte ammonito sui pericoli che questa festa porta con se.
Allora cerchiamo di svelare cosa nasconde Halloween.
Già il suo nome può dirci tanto: deriva dall'inglese arcaico All Hallows' Eve che significa... vigilia di Ogni Santi! In effetti si festeggia il 31 ottobre che è proprio la vigila di Ogni Santi, però... la sua origine risale a molto prima dell'istituzione della festa cattolica nell'anno 840 d.C. Alcuni studiosi la fanno risalire alla festa dei morti degli antichi romani, chiamata Parentalia, o forse alla festa celtica Samhain della fine dell'estate, o molto probabilmente ad entrambe. Si tratta di feste pagane in cui si festeggia la morte ed i morti! 

Death and Halloween

Si, è vero, anche il Natale si festeggia nella stessa data delle feste solari dell'antica Roma del Sol Invictus, che cadeva in corrispondenza del solstizio d'inverno. Lo stesso vale per la Pasqua, che cade in corrispondenza della prima luna piena dopo l'inizio della primavera: la festa cristiana deriva da quella ebraica, in cui si festeggia l'Esodo del popolo di Israele dalla schiavitù in Egitto, che a sua volta è però legata alle feste pagane che celebrano il risveglio della natura dopo la fine dell'inverno.
Ma perchè celebrare e festeggiare la morte? Si, è vero, le religioni, grande e piccole che siano, sono tutte, in qualche modo, legate al culto dei morti e della morte. Il cristianesimo è una religione e non una semplice filosofia di vita perchè Gesù Cristo è risorto dai morti (lo si recita anche nel Credo cattolico). La resurrezione e il superamento della morte è uno degli elementi centrali del cristianesimo. 

Resurrezione e morte

Ad Halloween però ci si traveste da diavoli, fantasmi, streghe, vampiri e mostri vari. Tutte creature del male! Non può non essere che una festa del male e diabolica. Infatti è una festa che viene dagli Stati Uniti e da altri paesi anglosassoni dove la religione maggioritaria è quella cristiana protestante. E negli Stati Uniti questa festa è stata portata da... dai cattolicissimi irlandesi. 
Come nel Carnevale che precede la preparazione alla festa più importante del cristianesimo, la Quaresima che conduce alla Pasqua, anche Halloween è il sovvertimento dell'ordine reale. E' una festa del dileggiare e del deridere. A Carnevale, almeno quello tradizionale, il povero si traveste da ricco e il ricco da povero, il laico da religioso e il religioso da laico. E' una festa dell sovvertimento, per esorcizzare il disagio e le diseguaglianze. Lo stesso vale per Halloween: ci si traveste da personaggi del male per deridere e dileggiare il male e i suoi simboli. Si esorcizza la paura della morte ed il male stesso che in essa può essere nascosto. Si sovverte il male con il bene e la gioia della festa. Ci si traveste da demoni per deridere il male, sconfitto dalla grazia di Dio, e non per celebrare il male!

Carnevale e sovvertimento


Ma allora vogliamo mettere lo sfruttamento commerciale che si fa di Halloween? 
Be', in effetti, i torroni e i panettoni che già ad inizio novembre si vedono nei supermercati, mi fanno pensare che poi non ci sia niente di così sconvolgente nella festa della vigilia di Ognissanti. Travestitevi pure bimbi cristiani, indossate le maschere che più vi piacciono, non c'è peccato nella gioia e nel divertimento! 

Ogni Santi


Guardare Oltre


"Ma poi che cosa è un bacio? Un giuramento fatto
un poco più da presso, un più preciso patto,
una connessione che sigillar si vuole,
un apostrofo roseo messo tra le parole, t'amo"
[Edmond Rostand - Cirano de Bergerac]

Cos'è un bacio | Cyrano

E cosa è una parola? Una connessione che sigillar vuole. Quella connessione, o meglio relazione, che si crea tra le persone quando comunicano tra loror. In semiologia o in linguistica, autori come Umberto Eco o Tullio De Mauro, ci direbbero che è l'unità minima dotata di senso/significato di un  linguaggio, sia esso una lingua scritta o parlata. Una sillaba, una vocale o una consonante, un fonema non sono dotati di significato, ma una parola si. Una parola riesce a darci un'idea sia di ciò che è concreto che di ciò che è astratto, di qualsiasi cosa la nostra mente sia in grado di concepire. Un gatto, una casa, il bene, il male, l'amore, un bacio...

Semiotica e Comunicazione

Potremmo invertire la precedente affermazione. La mente è in grado di concepire solo ciò che il linguaggio è in grado di esprimere. E' per questo motivo che luoghi in cui si parlano lingue diverse hanno modi leggermente diversi di concepire il mondo. La cosa è ancora più evidente quando le lingue sono notevolmente diverse tra loro: si pensi alle differenze che esistono tra la cultura occidentale e quella dell'estremo oriente.
Non è solo la lingua influenza il modo di concepire il mondo, ma lo è anche il modo di comunicare. Fino a circa 5 mila anni fa la tradizione e la cultura si trasmetteva solo oralmente, poi fu inventata la scrittura. Nasce la scrittura per immagini, i geroglifici, i caratteri cuneiformi, fino ai caratteri alfabetici in uso oggi o gli ideogrammi utilizzati in Cina e Giappone. La scrittura ha fortemente influenzato il nostro modo di pensare. Quando i prima caratteri alfabetici cominciarono ad essere usati in medio oriente, qualche migliaio di anni fa, la direzione della scrittura procedeva da destra a sinistra ed era fatta solo di consonanti e non da vocali. Questa situazione richiedeva che per l'interpretazione un testo era necessario avere uno sguardo di insieme di tutto lo scritto per comprenderne il reale significato. Il contesto diventa altrettanto importante del testo stesso. Un insieme di lettere da sole, una parola, presa singolarmente, essendo fatta di sole consonanti poteva avere un numero di omonomie molto superiore rispetto a quanto accade nella moderna scrittura occidentale. Inoltre il senso di lettura da destra a sinistra privilegiava l'uso dell'emisfero destro del cervello, quello che si dice sia la parte della nostra mente a cui è deputata la sintesi, la spazialità e la creatività (non è esattamente così, ma per i nostri scopi possiamo considerare valida questa semplificazione). 

Scrittura e pensiero

Furono gli antichi greci che aggiunsero le vocali e cominciarono a scrivere da sinistra a destra, come facciamo oggi, privilegiando l'uso dell'emisfero sinistro, quello che si dice sia deputato alla logica, l'analisi e il linguaggio. E' proprio nell'antica Grecia che si sviluppano infatti l'oratoria, la filosofia e la scienza che sono alla base della cultura occidentale.
Se la scrittura ha, in qualche modo, influenzato il nostro modo di concepire il mondo e di pensare, altrettanto hanno fatto una serie di invenzioni che hanno rivoluzionato il nostro modo di comunicare. La pergamena, il papiro e la carta prima, ma molto di più l'invenzione della stampa, nel XV secolo, che consentì una diffusione molto più ampia della cultura e della possibilità di leggere.
Le cose cambiarono ulteriormente nel XX secolo: l'elettricità portò all'invenzione del telegrafo, della radio, del telefono, della televisione. Il mondo è diventato più piccolo, le distanze si sono ridotte. All'inizio degli anni '90, il digitale prima ed il web dopo, hanno ulteriormente ristrutturato la nostra mente e il modo dell'uomo di relazionarsi  con gli altri. Cellulari, Smartphone, Tablet e Social hanno dato vita al web 2.0, che si appresta con il 3.0 (il web semantico) a diventare un'autocoscienza quasi indipendente  dall'uomo. Siamo così giunti al nostro XXI secolo.

Comunicazione e Web

Tutto è onnipresente e disponibile. Siamo immersi in una una nuvola di informazioni e di parole. 

Siamo più connessi, ma sono proprio le parole che rischiano di perdere la loro caratteristica di connettere le persone.

Un apostrofo roseo messo tra le parole. Così come il bacio di Cirano, anche le parole diventano relazione quando sono collegate ad altre parole. Una parola da sola non rappresenta un pensiero, ma solo poco più che un verso, un semplice suono. Una parola è anche un sorriso, uno sguardo, un'espressione. Parole di un linguaggio che non è quello verbale, ma è quello del corpo e dell'anima.
Oggi il web 2.0, o meglio, l'uso che ne facciamo, sembra ci voglia portare a fare il processo alla parola, la singola parola estrapolata dal discorso. 

Le parole diventano più pesanti, dure, cattive. 

Di contro le persone diventano più leggere, più fragile, sole. Sole, perchè se si da importanza alla singola parola e non al discorso non si crea relazione. 

Così una parola, una singola parola definisce la persona e, spesso, questa persona diventa il nemico o l'adultera da condannare (uso la figura dell'adultera del Vangelo per indicare l'uomo in generale). Una parola, un'immagine o un video sono la persona e non l'insieme delle sue parole, fatte di pensieri, emozioni, espressioni, di discorsi, di vita. 
Non sono i social, è l'uso che se ne fa. Con un coltello puoi ferire una persona, ma puoi anche affettare il pane per dividerlo con il tuo fratello o la tua sorella. Basta guardare oltre e non fermarsi alla singola parola, al titolo, allo slogan, all'immagine o video sul web o sulla strada. Guardando oltre.

Parole Pesanti Persone Leggere

Sette e mezza di sera sul grande raccordo anulare. C'è una luce fantastica, ideale per scattare una fotografia. Ad inizio settembre, se ci si sposta dall'uscita della Roma-Fiumicino verso l'Appia,  nello specchietto retrovisore si riflette la palla rossa-arancio del disco solare che sta per tramontare. Mi tornano i bei tramonti che ho lasciato nella mia Calabria, quelli sul mar tirreno, dove il sole lentamente si tuffa nel mare come un'atleta di nuoto sincronizzato.

Tramonto sul mar Tirreno in Calabria

Al mio fianco c'è l'amico Nicola e stiamo tornando verso casa. Abbiamo appena finito la nostra partita di calciottto, la prima della stagione dopo le vacanze estive. Siamo stanchi e non siamo molto loquaci. Anche un po' delusi, perché nonostante abbiamo fatto una bella partita abbiamo perso.  A farci da sottofondo c'è l'autoradio. 
- E' la dura legge del gol..., dice Nicola
- Cosa?
- La canzone di Max Pezzali... o degli 883? Non ricordo se si erano già separati o no.
- Stai ancora pensando alla partita?
- Be', avremmo dovuto vincere con 4 o 5 gol di scarto. 
- Va be', che importa, non è che c'era in palio la coppa del nonno.
- Si però... aspetta, aspetta. Ascolta.
In radio stanno trasmettendo un dibattito sulle proteste suscitate dalla campagna del Fertility Day che è in procinto di lanciare il Ministero della Salute.
- E' proprio impazzita... ma che le passa nella mente a quella?
- A chi, al ministro?
- E a chi se no? Ti pare normale? Solo in Italia succedono queste cose... Siamo nel medioevo. Ma hai visto le cartoline o letto gli slogan? "La bellezza non ha età, la fertilità si"? Ma siamo impazziti?
- Si, anche se tutto questo scandalo non lo capisco...
- Non lo capisci? E' un'offesa a tutte le donne, agli uomini, alle coppie di qualsiasi genere... La dignità di una donna, o di una coppia, si misura in base ai figli che fa?
- Non credo sia questo il problema. Certo i messaggi sono duri, forse non del tutto appropriati, ma le campagne contro il fumo o sulla sicurezza stradale non mi sembra che utilizzino un linguaggio meno deciso.
- Ma qui si parla della dignità delle persone. 
- Sono d'accordo. Quei soldi potevano essere spesi meglio, per preparare un ambiente e una società più accoglienti per i bambini e soprattutto per chi decide di avere un figlio...
- Infatti, fai i figli e poi che gli dai da mangiare? Come li tiri su? 
- Mi ripeto: c'è molto da fare nel nostro paese e per la nostra società, anche se in fondo i nostri nonni facevano figli anche senza avere il posto o uno stipendio fisso... oggi pare sia impossibile.
- Non sono più quei tempi, Andre'!
- Però, spiegami cosa c'è di scandaloso in quegli slogan.
- Tutto!

#FertilityDay, Slogan


- Per quanto duri e inappropriati possono sembrare quei messaggi sono oggettivamente rispondenti alla realtà.
- Ma quale realtà? Oggi si può avere un figlio a 40 anni tranquillamente e probabilmente è anche meglio, perché avrai a che fare con una coppia di genitori più consapevoli.
- Questa mancanza di fiducia nei giovani non la capisco. Se continuiamo così non diventeranno mai adulti, mai consapevoli, nè par fare un figlio nè per nient'altro. Sarò fortunato ma io conosco tanti giovani in gamba, responsabili e consapevoli. E comunque in Italia di figli non si fanno e siamo il paese con una delle più basse natalità al mondo.
- Quindi riduciamo tutto a un puro fattore di numeri ed economia?
- No, non voglio dire questo. Voglio dire solo che siamo fatti di sangue, carne e ossa. Per quanto vorremmo astrarci da questo fatto inconfutabile resta la realtà. Nico, non siamo dei, siamo solo uomini, con i nostri limiti. Anche in questo caso è la dura legge del gol, fai un gran bel gioco però vince chi segna più.
- Come no. Parliamo di vita, non di una partita di calcio. I limiti si superano.
- - A quale prezzo? A quello di perdere la nostra umanità? Quell'essere fatti di sangue e carne, l'essere limitati e imperfetti ci rende unici e inimitabili. La perfezione ci renderebbe tutti identici ed è comunque uno stato irraggiungibile. Resta il fatto che fare un figlio a trent'anni è biologicamente più facile che a quaranta.
- Non guardi oltre amico e comunque stai andando troppo sul metafisico per i miei gusti. E' che siamo un paese di... guarda cos'è successo con il terremoto?
- Cosa vuoi dire?
- Se fossimo un paese civile ci sarebbe stato qualche danno, qualche ferito ma niente di più. Hai  letto poi quell'articolo in cui si dice che si prevedono terremoti almeno 30 volte più intensi di quello di qualche giorno fa?
- Si... ci voleva Mandrake. La scala Richter è logaritmica, quindi un terremoto 30 volte più intenso significa poco meno di una magnitudo di un grado Richter in più rispetto a quella del terremoto di qualche giorno fa, in pratica come il terremoto dell'Irpinia degli anni Ottanta. Quindi ci sono già stati nella storia recente terremoti trenta volta più intensi, è facile pensare che ce ne potranno essere altri simili.
- Certo in Giappone non se ne sarebbero neanche accorti... Quello si che è un paese civile.
- E' solo una questione di percezione, Nico. Secondo te è più rischioso viaggiare in auto o in aereo?
- Conosco bene le statistiche...
- Va be', lascia stare le statistiche, ti senti più sicuro in auto o in aereo?
- In auto, anche se so che è più rischioso...
- Appunto, è una semplice questione di percezione: l'auto ci fa meno paura perché la usiamo tutti i giorni, anche se le statistiche dicono che è molto più frequente un incidente d'auto che un disastro aereo e che i morti sulle strade sono enormemente di più rispetto alle vittime di incidenti in volo. Lo stesso vale per i terremoti.
- Non capisco dove vuoi arrivare...
- Ho letto anch'io quell'articolo in cui si lodavano i metodi costruttivi utilizzati in Giappone o in California, ma è una questione di tradizione e percezione. In tutta l'area mediterranea si è sempre privilegiata la pietra, e poi il cemento, come materiale per la costruzione degli edifici. In Giappone e Satati Uniti, invece, si è da sempre utilizzato il legno, un materiale più elastico e più resistente ai movimenti tellurici. Ma soprattutto quel che conta è la percezione. Succede come per le auto e gli aerei.
- Voglio proprio vedere dove vuoi arrivare. Significa che siamo destinati a morire sotto le macerie quando c'è un terremoto?
- No. Sicuramente dobbiamo darci da fare per rendere sicure le nostre abitazioni, ma non possiamo darcene una colpa a priori per quella che è il nostro stato attuale. In Italia l'ultimo terremoto catastrofico è stato nel 2009 a L'Aquila, sette anni fa, e prima ancora nel '97, quasi 20 anni fa, in Umbria e Marche. Se si fa una media dei terremoti dal 1900 a oggi sopra i 5 gradi Richter, in Italia se ne registrano circa uno o due all'anno. In Giappone c'è un terremoto sopra i 5 gradi Richter ogni settimana, in alcune settimane ce ne sono anche più di uno. E' chiaro che per loro la percezione del rischio terremoto è assolutamente diversa rispetto alla nostra. Per loro i terremoti sono come per noi viaggiare in auto.

Terremoto Amatrice, Accumoli, Arquata


- Quindi siamo dei destinati, come dicevo prima...
- Non lo so. Le disgrazie accadono. L'inevitabile esiste e diventa evitabile solo dopo che è accaduto. 
- Non è il terremoto che fa le vittime, ma chi costruisce le case.
- Può essere, ma quando accadono certi fatti credo che la prima reazione debba essere la solidarietà e l'aiuto e, se credi, la preghiera. Poi viene il momento del dolore e del conforto, a cui deve seguire la voglia di ricominciare. La polemica, l'indagine, la critica ci devono essere, per imparare ed evitare o mitigare quello che è accaduto, ma solo dopo avere provveduto all'essenziale.
- Ci vuole razionalità e progettualità.
- ... di gente che è fatta di sangue, carne, ossa e terra. 

Nel frattempo il disco color rosso sangue è ormai scomparso all'orizzonte alle nostre spalle e si vedono solo i bagliori arancioni che disegnano i contorni delle nuvole.

Alla luce del tramonto



Storytelling e società | Economia e politica


Quanto costa il riso? Nelle nostre città basta andare in un supermercato e guardare il prezzo riportato sullo scaffale. Ma come si stabilisce quel prezzo? 
Esiste la borsa  merci per determinare il costo del riso, così come è per il grano, per il mais, per il frumento, per molti altri beni di prima necessità.
Si può investire nel riso, come si investe nelle azioni di Apple o della Fiat, attraverso  ETF e Futures. 

Il prezzo dei beni di prima necessità non è così volatile come avviene nel listino azionario classico, in quanto viene stabilito con cadenza settimanale, ma si può speculare su Riso, Grano e Mais, come si fa con le azioni di una S.p.A. 

Società e Storytelling | Armi di Speculazione di Massima

Anche se il prezzo dei generi alimentari sta mediamente diminuendo in questi ultimi anni, la speculazione su beni di prima necessità ha conseguenze devastanti sulla società. In prima istanza su quella del terzo mondo, dove la semplice variazione improvvisa del prezzo, anche se poi ritorna a valori coerenti con le capacità di acquisto della popolazione, può portare alla fame milioni di persone. Bene di prima necessità è certamente il cibo, ma anche tutte le materie prime che possono reggere l'economia di uno stato: petrolio, oro, metelli rari e non. 

Questa situazione di incertezza crea instabilità, rivolte, guerra e di conseguenza anche lo spostamento di grandi masse di persone verso i paesi più sviluppati. 

Rifugiati, migrazioni, muri. Tutti effetti anche di questa nuova arma che è la speculazione di massa.

Società e relazioni | Sociologia | Semiotica


Nei paesi poveri un bene che sta diventando sempre più prezioso non è solo il cibo, ma anche l'acqua. 

L'acqua è vita. Necessaria per sopravvivere. Necessaria all'agricoltura e all'allevamento per produrre cibo. Ben 263 dei grandi bacini fluviali nel mondo sono condivisi tra più stati. 59 di questi fiumi si trovano in Africa. Per controllare la sostanza più diffusa sul nostro pianeta esiste l'levato rischio che possano nascere nuovi conflitti. La tensione per il controllo delle fonti idriche è alta già in diversi parti del mondo: nell'Africa nord-occidentale; tra Sudafrica e Botswana; tra i sette paesi attraversati dal Nilo; Nel Medio Oriente, dalla Palestina alla Turchia fino all'Iraq e l'Iran; nelle ex repubbliche sovietiche di Kazakhstan, Kyrgyzstan e Uzbekistan; tra India e Bangladesh; in Sud America, tra Ecuador e Perù. 
Con dimensioni decisamente ridotte la questione dell'acqua riguarda anche il nostro paese. 
Nel 2011 si votò in Italia il referendum per l'abrogazione della modalità di affidamento e gestione dei servizi pubblici locali di rilevanza economica. Il referendum si riferiva alla norma che consentiva di affidare la gestione dei servizi pubblici locali a soggetti privati, prevedendola come modalità preferenziale e permettendo solo in situazioni del tutto eccezionali la gestione diretta all'amministrazione pubblica. 

Il referendum venne associato principalmente alla gestione dell'acqua, considerata bene pubblico non affidabile a soggetti privati. Il risultato della consultazione non lasciò dubbi: votarono circa il 55% degli aventi diritto (quorum raggiunto) con oltre il 95% di SI. L'Italia indicò che l'acqua doveva essere gestita dall'amministrazione pubblica.

Italiani hanno detto si all'acqua pubblica | Società e relazioni

Dopo cinque anni l'argomento è di assoluta attualità. Poche settimane fa si è innescata una pesante polemica per gli insulti lanciati dal web alla deputata che ha dichiarato che "L’acqua pubblica che arriva nelle nostre case non può essere considerata un bene pubblico ma proprio perché l’acqua non è un bene non escludibile. Per arrivare nelle nostre case abbiamo acquedotto, condutture, ...". Sono dell'idea che l'insulto è assolutamente deprecabile e condannabile. Il dissentire e attaccare, in modo anche forte, opinioni che non si condividono, no. Fa parte del normale dibattito pubblico, sempre nei limiti del buon senso e della buona educazione.
Nelle province di Roma e Frosinone,  come in altre aree del Lazio, Toscana, Umbria e Campania, la gestione del servizio idrico è affidato ad ACEA SPA. L'azienda dichiara sul suo sito di essere il primo operatore italiano nel settore idrico con 8,5 milioni di abitanti serviti. In condizioni praticamente di monopolio. Se vuoi l'acqua in quelle aree la prendi da ACEA o niente. E questo servizio essenziale lo gestisce una società quotata in borsa. E' vero, il suo principale azionista è il comune di Roma (51% delle azioni, dati dal bilancio 2015), ma visto come funziona il pubblico, si potrebbe sospettare che il controllo sia lasciato ai partner privati. Partner che sono Caltagirone (circa il 16% da bilancio 2015) e Suez (12,5%, oggi Engie, colosso francese dell'energia). 

ACEA gestisce l'acqua come bene pubblico di prima necessità, come gli italiani avrebbero stabilito con l'esito dei referendum del 2011? 

Ecco come il loro custom care fa caring sui propri clienti. Che poi clienti non dovrebbero essere, ma utenti di un servizio pubblico.

Società e relazioni | Economia e Politica | arma di speculazione di massa

E' un sollecito per un ritardo di pagamento. Non si sono accorti che il ritardo era di soli 6 giorni per una fattura trimestrale e hanno inviato una raccomandata a/r, quindi con un costo per l'ente (che forse avrebbe fatto bene ad attendere qualche giorno prima dell'invio). Chi paga questo spreco? comunque l'utente che si vede di anno in anno aumentare le tariffe. Dal 2014 al 2015 l'acqua è aumentata mediamente dell'8,8%. Nello stesso anno lo stato, quindi noi con le nostre tasse, non gli enti che gestiscono il servizio idrico,  ha speso 3,2 miliardi di euro per l'ammodernamento di acquedotti, condutture, fognature, depuratori. Ciò che però mi ha maggiormente meravigliato è lo stile con cui viene scritta questa lettera. ACEA. Non si riferisce in maniera gentile al proprio cliente / utente / comproprietario effettivo del bene che gli rivende. No. 

ACEA, si autodefinisce SPETTABILE ENTE.

Pare di trovarsi di fronte ad antica nobiltà di medioevale memoria che si rivolge ai propri sudditi :-) .
Quando l'acqua era gestita esclusivamente dalla cosa pubblica, non era possibile, per motivi sanitari, interrompere il servizio all'utente moroso. Il tribunale di Brescia, con una sentenza del 2014, ha stabilito che neanche l'amministrazione di un condominio può staccare l'acqua a un condomino moroso, anche quando il servizio di approvvigionamento idrico sia un'utenza condivisa. Il motivo è semplice: non si tutela solo la salute del cittadino moroso, ma di tutta la società. Molte malattie causate dall'impossibilità di disporre dell'acqua, come il tifo e altre infezioni, sono infatti contagiose.
Il gestore invece, può farlo. Basta una semplice lettera di preavviso come quella riportata sopra in cui ACEA si definisce "spettabile ente". Non solo. Il TAR del Lazio ha stabilito che neanche il comune, o altro ente pubblico, può, con un'ordinanza, imporre alla società che gestisce la distribuzione dell'acqua di interrompere la sospensione, benché l'acqua sia un bene pubblico e il gestore abbia solo una concessione per la sua distribuzione (l'acqua che distribuisce non è sua, così come la stessa rete di distribuzione). Questo nonostante ACEA ATO non abbia mai creato il fondo di solidarietà, previsto per legge e obbligatorio per fruire della concessione della gestione dell'acqua, per garantire l'erogazione del servizio anche agli utenti indigenti.

Alcuni hanno solo diritti, alcune grandi aziende che fanno l'interesse non si sa di chi, altri, le persone, solo doveri.

D'altronde un'azienda ragiona con le logiche del profitto e non con quelle del bene comune. Ancora una volta l'economia vince sull'uomo.
Noblesse oblige, ma non sempre. Anzi sempre più raramente.

Storytelling e società | Economia e politica



Quando mi sono avvicinato ai temi della sociologia e della semiotica uno degli argomenti che maggiormente mi affascinavano era lo studio dei linguaggi contemporanei della politica. Nonostante l'allontanamento progressivo delle persone è indubbio che la politica, nelle aree dove sussiste un ordinamento democratico, è per forza di cose uno dei riflessi più attendibili per analizzare i meccanismi che regolano e muovono la società (e i vari gruppi sociali di cui essa si compone).
I primi approcci a questo tema mi hanno subito mostrato che l'argomento che volevo affrontare era tutt'altro che semplice, non tanto per la complessità dell'analisi dei meccanismi dei linguaggi della politica, che sono in fin dei conti piuttosto semplici, quanto per le inevitabili ripercussioni sui "contenuti" dello studio che volevo affrontare. Un approccio semiologico al tema richiede infatti anche un'analisi semantica del "contenuto", che parte, utilizzando l'approccio suggerito da riferimenti di questa scienza, come De Saussure o De Mauro, dall'individuare i segni che ne costituiscono il linguaggio nella loro forma di significante e significato. Ho preferito pertanto dedicarmi inizialmente allo studio di un linguaggio solo all'apparenza più semplice, quello dei fumetti, che in realtà ha meccanismi molto più complessi e articolati.

Il risultato di questo studio lo potete trovare nel libro "NUVOLE 2.0: Pantheon contemporaneo - I supereroi dai fumetti al cinema mainstream" (disponibile su Amazon al link Nuvole 2.0 - Amazon).

In questi giorni sto riprendendo il progetto iniziale di studio dei linguaggi usati dalla politica contemporanea (con riferimento principalmente a quella italiana). Da dove partire?

Semiotica | Linguaggi | Semiotica | Politica

Iniziare dalle parole mi è sembrato un approccio accettabile: in un linguaggio verbale le parole sono l'elemento minimo dotato di significato. 

Possono a loro volta essere scomposte in elementi ancora più semplici, morfi e fonemi, ma solo alle "parole" noi assegniamo un significato specifico (anche se questo può assumere valori e, quindi, sensi diversi a secondo del contesto in cui sono inserite, della frase di cui fanno parte o dall'intonazione usata per pronunciarle).

Quindi quali sono le parole maggiormente utilizzate oggi dalla politica italiana? 

In un sistema democratico, come quello italiano, da dove far partire un'analisi oggettiva e come limitarla per non perdersi nelle innumerevoli espressioni che popolano l'universo della politica del nostro paese?

Semiotica | Sociologia | Politica | Linguaggi

Innanzi tutto ho cercato di limitare il perimetro della ricerca. Per un'analisi dell'esperienza politica di un paese un buon punto di partenza mi è sembrata la Costituzione che ne regola lo statuto. La Costituzione Italiana all'articolo 49 recita: "Tutti i cittadini hanno diritto di associarsi liberamente in partiti per concorrere con metodo democratico a determinare la politica nazionale". E' lecito quindi supporre che gli attori principali della nostra politica siano i partiti. Il perimetro così delimitato è ancora però troppo ampio per le mie possibilità. Quindi mi soffermerò solo sui partiti politici principali. Qui potrei però aprire una'altra diatriba. Posso definire un partito più importante di un altro? Certamente no. In un sistema democratico, però, quello che conta è la forza che questo partito può vantare in termini di preferenze elettorali di cui gode. Ho fatto quindi riferimento alle ultime elezioni politiche che hanno interessato l'intero territorio nazionale: sono le elezioni europee del 2014, che si sono tenute il 25 maggio 2014. Questo il risultato di quelle elezioni (fonte Wikipedia):

  1. Partito Democratico  (PD): 40,81%
  2. Movimento 5 Stelle (M5S): 21,16%
  3. Forza Italia (FI): 16,81%
  4. Lega Nord (LN): 6,15%
Spero non si offenda nessuno per questa scelta, ma è un modo come un altro per limitare lo sforzo necessario per iniziare questo studio.
A questo punto bisogna rispondere alla prima domanda: quali parole utilizzano maggiormente i partiti sopra riportati? Un'analisi oggettiva prevederebbe l'analisi degli statuti di ogni singolo partito. Lo farò più in là. Per ora mi limiterò ad analizzare quelli che possiamo considerare i manifesti moderni di un'organizzazione politica: il loro sito web. Gli argomenti trattati da un sito non sono naturalmente fissati nel tempo. Variano. Si modificano a secondo il sentire del momento e le notizie politiche e di cronaca del periodo considerato. Questo lavoro l'ho svolto a fine Marzo 2016: l'opinione pubblica è reduce dalle tragedie dell'incidente dell'autobus delle studentesse dell'Erasmus in Spagna e degli attentati terroristici di Bruxelles e Lahore. Tra Maggio e Giugno si terranno le elezioni politiche comunali che interessano alcune delle principali città italiane, tra cui Roma, Milano e Napoli. Il 17 aprile si terrà il referendum sulle trivellazioni in mare per la ricerca di gas e idrocarburi. Tutti questi avvenimenti influenzano i contenuti dei siti web analizzati.
Altra avvertenza importante: quanto viene riportato di seguito è quanto i partiti vogliono comunicare attraverso il loro sito web e non cosa loro effettivamente rappresentano (anche se le due cose potrebbero coincidere, ma il condizionale è assolutamente d'obbligo).
Considerate le premesse sopra, iniziamo ad analizzare le parole più utilizzate sul sito web del PD (http://www.partitodemocratico.it/). Per farlo ho utilizzato uno strumento web open source disponibile su internet: Tagxedo (tagxedo.com). Il risultato è mostrato sinteticamente dal grafico in basso:

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I risultati sono stati normalizzati cercando di eliminare articoli, avverbi, aggettivi e verbi utilizzati nell'intercalare discorsivo dei testi riportati sul sito. Il termine più presente sul sito web è "PD" (336 occorrenze) seguito da  "Nazionale" (318), "Partito" (297, che vede molto presente anche il termine "Democratico" con 187 occorrenze). Naturalmente queste parole, considerate isolatamente non hanno un senso ben definito, ma possiamo interpretare che il loro frequente uso sia legato alla necessità di affermare la propria identità come partito di rilevanza "nazionale". Un'altro termine molto frequente all'interno del sito è Trasparenza (277 occorrenze) che vuole sottolineare un impegno della formazione politica verso i propri elettori, che si vuole manifestare anche attraverso un media ben preciso, la Stampa (termine citato 259 volte), e viene dimostrato dalla presenza della parola tesoriere (143 occorrenze). Il recente spostamento verso una politica sempre più focalizzata sull'uomo simbolo, iniziato in Italia probabilmente con la nascita di Forza Italia negli anni '90, è sottolineata dalla presenza del nome "Renzi" (citato nel sito con 241 occorrenze). Questa frequenza evidenzia anche un modello organizzativo  con direzione centralizzata del partito, che viene sottolineata anche da altre parole usate abbastanza spesso: segretario (167 occorrenze), segreteria (158), presidenza (150), assemblea (136), direzione (130), segretari (124), regionali (119), commissione (114), territoriali (105). Questo modello centralizzato è bilanciato dall'occorrenza di altri termini che sottolineano invece l'invito alla partecipazione: partecipa (199), squadra (177), garanzia (109). La presenza di altre parole evidenziano l'attuale posizione del PD come principale partito di governo: esteri (226 occorrenze), che vuole indicare l'attenzione a quanto avviene anche al di fuori dei confini nazionali, legge (212 ) e italiariparte (101), lo slogan con cui il PD vuole comunicare l'efficacia dell'azione svolta finora all'interno del governo.
Dopo aver analizzato il sito del PD passiamo al M5S. Il sito web del Movimento è http://www.beppegrillo.it/movimento/. Per quanto il M5S non ami definirsi un partito è ovvio che non possa fare altrimenti, dovendosi cimentare all'interno di un sistema democratico  basato appunto sui partiti. D'altronde il termine partito significa "essere di parte", rappresentare interessi e ideologie particolari, quelli dei propri elettori. Il risultato è sintetizzato dal seguente grafico:

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Una prima differenza immediata rispetto al grafico del PD è l'assenza del nome di un leader: in realtà l'URL del sito, che è ospitato sul blog di Beppe Grillo, sembra negare questa evidenza. E' comunque importante sottolineare la non presenza del nome di Grillo, o di altri esponenti del partito, tra le parole più frequentemente citate nel sito, che significa la volontà di comunicare un modello organizzativo diverso, se non opposto, rispetto a quello del principale partito di governo. Questa caratteristica è sottolineata dalla frequente presenza delle seguenti parole: lista (297 occorrenze), forum (277), informazione (241), liste (226), parlamento (212), elezioni (150), eletti (105), uno (158), voci (101). La comunicazione del M5S vuole con questi termini evidenziare un'organizzazione basata sulla partecipazione democratica. Questa affermazione è bilanciata dalla presenza delle parole programma (259 occorrenze) e statuto (130) che delimitano lo spazio di discussione tra i partecipanti al movimento. La necessità di comunicare la propria identità è comunque del tutto simile a quella vista precedente per il PD: le parole più citate nel sito sono Stelle (336 occorrenze) e Movimento (318). Altri termini che sono frequentemente citati nel sito fanno riferimento direttamente al programma che si è prefissato il Movimento: posti (199 occorrenze), lavoro (187), abolizione (177), servizi (167), legge (143), trivelle (124 occorrenze, con riferimento al prossimo referendum), investito (119). Questa rispondenza  vuole indicare un'attenzione immediatamente esplicitata agli obiettivi e agli ideali del partito, per comunicare in maniera diretta ai propri elettori. Questa caratteristica  manca invece nel sito del PD, che richiede ai destinatari della sua comunicazione di approfondire la propria ricerca per acquisire le informazioni necessarie.
Passiamo ora a Forza Italia (http://www.forza-italia.it/):

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Anche qui troviamo l'esigenza di affermare la propria identità con i termini Italia (336 occorrenze) e Forza (318). Subito dopo emerge l'attestazione della vocazione di questo partito alla personalizzazione della politica: il nome Berlusconi è presente ben 297 volte, così come Silvio (226 occorrenze) e ForzaSilvio (130), che servono a creare una  sorta di "confidenza" tra il leader e il suo elettorato. La vocazione è altrettanto sottolineata dalla frequente citazione dei nomi di altri esponenti della politica e non solo appartenenti al partito. Renzi è citato 277 volte (più che nel sito del PD), Bertolaso (al momento candidato sindaco di Roma) 241 volte, Letta 177, Alfano 150.
Theskyistelimit, con 259 occorrenze, è un hashtag all'interno dello spazio del sito riservato alle discussioni, quindi una presenza probabilmente temporanea . Altre parole fanno riferimento alle prossime elezioni comunali (principalmente a Roma): oltre al già citato Bertolaso, Comunità (167 occorrenze), Roma (158), buche (136). Presenti sempre all'interno dello spazio dedicato alle discussioni. L'attualità è molto presente oltre che con le prossime elezioni comunali anche con le parole Governo (212 occorrenza), regionali (199 ), attentati (143). Il sito si dimostra pertanto orientato a una comunicazione pratica e per obiettivi immediati.
L'ultimo sito esaminato è quello della Lega Nord (http://www.leganord.org/):

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La tendenza è quella già vista per i siti precedenti per quanto riguarda l'affermazione della propria identità. La parole più presenti sono infatti Lega (336 occorrenze) e Nord (318). L'identità di questa formazione politica assume però qui un significato ancora più importante, rafforzata dalla frequente presenza delle seguenti parole: Federale (297 occorrenze), Regione (226), Padania (187), Veneto (177), Federali (119), Storia (114), Statuto (109), Lombardia (105), Piemonte (101). I termini utilizzati rivelano la vocazione tipicamente territoriale della Lega e la necessità di difendere strenuamente una propria identità e differenziazione rispetto a ciò che è considerato altro.  Si comincia dalla rivendicazione di minore dipendenza dal governo centrale (parola Roma 277 occorrenze). Ritroviamo questa necessità anche nei riferimenti ai recenti fatti di cronaca nelle seguenti parole: Bruxelles (259 occorrenze), Manifestazione (241), policy (167), Congresso (150), Stati (143), difendere (136), italiani (130). Così come Forza Italia e il PD, anche la Lega, probabilmenyte sin dagli inizi, ha una vocazione a una politica a direzione personale: lo dimostra la notevole presenza del nome dell'attuale leader Salvini (212 occorrenze) e di quello che è considerato il suo avversario, Renzi (199), citato più volte nel sito al posto del nome del partito di governo (PD). Interessante è notare che viene frequentemente citato anche il Movimento (124 occorrenze), ma in questo caso si indica il nome del partito e non di un suo esponente.

20.30 passate da pochi minuti. Quasi in perfetto orario, stasera è andata bene.  Quasi.
“Minghia, piove!”
Evito normalmente di dire le parolacce. Ma questa esclamazione è solo un mio pensiero, nessuno lo può sentire. Piove bene anche! Non è semplicemente una pioggerellina leggera ,come domenica scorsa. Forse dovrei togliere il cappellino dallo zaino e indossarlo per ripararmi la testa. Rinuncio. In fondo il cappellino è di lana e ci metterebbe qualche ora ad asciugarsi. La mia testa invece è ormai ricoperta quasi esclusivamente da pelle, se si esclude il pizzetto e ciò che rimane dei miei capelli, opportunamente portati alla lunghezza massima di 3-4 mm. Il seicentino mi aspetta nel parcheggio, a pochi metri dalla stazione e quindi di pioggia ne prenderò comunque poca.
Peccato essere usciti tardi dall’ufficio. Avrei potuto prendere il treno precedente e arrivare a casa un’ora prima, per godermi un po’ di più la famiglia ei bambini. Va bene lo stesso.
Arrivo a casa. Yoyo sta facendo ancora i compiti. Cesca lo aiuta. Mimmi gioca con la WII e Jaja guarda Supermario che si muove sullo schermo come se fosse un cartone animato. Saluto bimbi e moglie. Sono stanchi. Per loro è stata una giornata lunga. Lei doveva sbrigare diverse commissioni durante il pomeriggio e i bambini l’hanno dovuta seguire. Sono anche loro rientrati da poco a casa. Provo a fare imparare a memoria una poesia a Yoyo. Mi segue per un poco, ma è troppo stanco. E anarchico, come al solito… Decidiamo che per stasera basta così, ha studiato abbastanza. Mimmi ha liberato la TV dal videogioco, è ora di cena. La riaccendo e faccio un po’ di zapping cercando un programma che sia il più noioso possibile per i bambini, in modo che si convincano ad andare a letto subito dopo aver mangiato, senza fare troppi capricci. Sappiamo bene che sarà un’allegra lotta come ogni sera. Inizio a scorrere i canali, cominciando da rai 1.

Arrivato al 5 mi fermo. C’è Striscia la Notizia. E’ da anni che non seguo e vedo più quel programma.

In realtà a casa nostra si guarda poca TV in generale. Molti cartoni. Per il resto film, serie TV e animate in DVD. Anche in lingua originale con i sottotitoli.   MI ha attratto un servizio sul maltrattamento dei cani. Gli occhioni grandi dei cuccioli, il loro scodinzolare. L’andamento allegro e amichevole di vari cani che si aggirano per la casa. Sono decine.
Capisco che nei giorni scorsi alcuni cani sono stati soccorsi e portati in una clinica veterinaria gravemente feriti. In quella casa, il sovraffollamento di animali porta ad una situazione critica, nella quale i cani finiscono per lottare tra loro e i più deboli soccombono e vengono sbranati dai più forti. Il cronista cerca di far capire al proprietario di casa che è una sua responsabilità, questa situazione. Non può allevare così tanti animali costringendoli in spazi così piccoli. E’ inevitabile che questo degrado porta i cani ad assumere atteggiamenti aggressivi verso i propri simili o autolesivi. A causa dello scarso spazio disponibile, alcuni cani hanno difficoltà a camminare. Ne noto uno con le zampe posteriori quasi paralizzate.
L’uomo incalzato dalle domande dell’inviato di Striscia la Notizia cerca di difendersi. Da la responsabilità alla madre. Al proprio stato di salute non buono. Ha i capelli lunghi e la barba. Avrà tra i trenta e i quarant’anni. Indossa una maglietta e dei pantaloncini corti, nonostante sia inverno. Lo sguardo è spento. Le palpebre sono in parte abbassate e gli occhi sono lucidi, come dopo una sbornia. Parla a fatica, sforzandosi di legare una parola all’altra, con frasi brevi e semplici. Balbetta un poco. Sulle gambe, quando viene inquadrato a figura intera, noto delle escoriazioni. Da quel che dice, per giustificarsi davanti alle domande e alle affermazioni incalzanti del cronista, si capisce che è un ex tossicodipendente. Ex, forse. Dice di fare uso di metadone. Prende anche delle pillole per il cuore, dice. Rivaluto la sua età apparente. La droga ti fa apparire più vecchio di quel che effettivamente si è. Mentre parlano sull’uscio della porta di ingresso, di quella che è poco più di una baracca, si intravede dell’acqua che sta allagando il pavimento. L’uomo intervistato va ancora più in confusione.
Il servizio termina segnalando ai telespettatori che sono intervenute le autorità competenti, che verificato lo stato di degrado dell’abitazione, hanno portato via gli animali nel canile municipale. 

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Si ritorna nello studio e la Hunziker e Greggio, con l’espressione costernata, annunciano un numero telefonico a cui chiamare per adottare uno dei cani salvati dai maltrattamenti subiti in quella casa. In sovraimpressione il numero di telefono. Alle spalle dei conduttori la fotografia dei cuccioli liberati.

Cambio canale. Nella mia testa è rimasta però quella espressione. Non quella dolce e indifesa dei cani. Quella fragile e altrettanto indifesa di quell’uomo, con il cervello bruciato dall’abuso di sostanze stupefacenti.  Per lui nessun numero di telefono per qualche offerta di aiuto. Chissà se le autorità competenti si sono prese cura anche di lui e di sua madre. Certo la sua è stata una scelta di vita. Sbagliata, ma una scelta. Forse. I cuccioli non hanno potuto scegliere. Rimane quello sguardo perso nel vuoto dei cani e del loro ex compagno di vita. Una vita probabilmente triste e sofferta. Ma una vita. Una vita anche di quell’uomo. Più preziosa? Quel che ne rimane sono delle parole sbiascicate. Delle gambe magre ed escoriate. Dei capelli arruffati. Degli occhi lucidi. Uno sguardo perso nel vuoto, alla ricerca di qualcosa…