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Qualche sera fa mi è capitato di rivedere in TV "Il Ragazzo invisibile" di Gabriele Salvatores. Lo avevo già visto al cinema quando era uscito nelle sale, incuriosito dal tema #supereroi, che è un argomento che ho avuto modo di approfondire e studiare (https://ilmiolibro.kataweb.it/libro/fumetti/270970/nuvole-2-0/), e dalla regia del premio Oscar  Salvatores.

Supereroi e Narrazioni

La scelta della trasmissione del film sulla prima rete RAI è stata l'occasione per pubblicizzare la prossima uscita ai cinema del sequel del film, "Il ragazzo invisibile - Seconda generazione", il 4 gennaio 2018.
Il primo film ha proposto molti spunti interessanti, oltre a un genere inusuale per il cinema italiano più recente come quello dei supereroi. Il film è infatti un ottimo esempio di produzione trans e cross-mediale, che ha visto insieme alla produzione cinematografica, l'uscita di un romanzo, di una graphic novel, di un concorso musicale per la selezione della colonna sonora.  Interessante anche l'idea della sotto-trama legata ai temi del super-potere dell'invisibilità e dei turbamenti dell'adolescenza. Tutto sapientemente orchestrato da Salvatores e i suoi collaboratori, Devo però confessare che il film in se non mi ha entusiasmato, nonostante un ottimo soggetto e una regia soddisfacente. Per i miei gusti personali la fotografia, i dialoghi e la recitazione mi hanno ricordato molto quelli di una telenovela sudamericana, almeno per la maggior parte della durata della pellicola, che spero vengano superati nel sequel. Non ho avuto modo inoltre di sentire una narrazione che personalizzasse la figura del supereroe in un contesto diverso da quello tipico statunitense, come è invece possibile notare in quel capolavoro assoluto che è "Lo chiamavano Jeeg Robot", di solo un anno dopo.

Supereroi e narrazioni

Ciò che mi ha spinto a scrivere questo post, non è una nuova recensione di un film, ma piuttosto l'affermazione per la promozione del sequel del Ragazzo Invisibile come del 'primo film italiano sui supereroi'.
Chi ha letto "Nuvole 2.0 - Pantheon Contemporaneo" sa che ritengo il genere Peplum, tipicamente italiano, un antesignano dei film sui supereroi. Blockbusters come Avengers prendono molto dal genere che ha visto produrre centinaia di film in Italia fino a tutti gli anni '70: i vari Maciste, Ercole, Sansone ed eroi vari che si muovevano in un tempo indefinito che andava dall'antichità classica al tempo dei pirati e corsari del XIX secolo, cos'altro sono se non supereroi dotati di una forza straordinaria e quindi di un qualcosa del tutto simile a un super-potere? Maciste fa la sua prima apparizione al cinema addirittura nel 1914 e, addirittura (di nuovo), nel primo Kolossal della storia del cinema, l'italiano "Cabiria" di Giovanni Pastrone, che vedeva tra gli autori del soggetto e della sceneggiatura, addirittura (di nuovo), Gabriele D'Annunzio.

Maciste: Supereroi e Cinema

Ma rimanendo sul genere cinematografico propriamente dei supereroi, è proprio vero che Il Ragazzo Invisibile del 2014, è stato il primo film italiano sui supereroi?
Qualche elemento del genere lo troviamo già in un film del 1921: "L'uomo meccanico",  un film muto scritto, diretto e interpretato da André Deed. Come nei successivi anime giapponesi dei super-robot degli anni '70 la trama si basa sullo scontro tra due robot dotati di poteri eccezionali, uno buono e uno cattivo.
Dopo questo primo esperimento occorre aspettare il 1967 per trovare un nuovo film italiano del genere: "Flashman", diretto da Mino Loy con la sceneggiatura di Ernesto Gastaldi. Produzione italo-francese, vede come protagonista un giustiziere mascherato ispirato ai fumetti neri italiani del periodo, nei modi dei classici di Batman, quindi senza super-poteri particolari.
L'anno successivo esce nei cinema "Vip - Mio fratello superuomo", un film di animazione prodotto e diretto da Bruno Bozzetto che interpreta come parodia l'universo dei supereroi, con un occhio sempre attento ai temi sociali, sempre cari al celebre fumettista italiano. Anche in questo caso, come ne "Il Ragazzo Invisibile", la storia è stata rappresentata a fumetti sulle pagine de Il Giorno dei Ragazzi, quindi un antesignano delle opere cross-mediali che tanto di moda sono nelle narrazioni più recenti.

Supereroi e narrazioni

E' del 1970 "L'inafferrabile invincibile Mr. Invisibile", diretto da Antonio Margheriti,  ispirato al personaggio dell'uomo invisibile che però non venne molto apprezzato e che si muove più sui canoni della commedia che su quelli dell'avventura e del fantastico (pare comunque che il super-potere dell'invisibilità sia particolarmente attraente per i cineasti italiani). Trascurando un'altra serie di parodie e di film a sfondo erotico si arriva al 1980 con "L'uomo puma", diretto da Alberto De Martino, una sorta di Superman, discendente di una razza aliena arrivata sulla terra durante la preistoria.

Supereroi e Narrazioni al cinema


Dello stesso anno c'è un più apprezzabile "Poliziotto superpiù", un film di Sergio Corbucci, con protagonista Terence Hill, nel ruolo dell'agente di polizia Dave Speed che acquista i suoi super-poteri a seguito di un'esplosione atomica. Anche qui i canoni sono più quelli della commedia che non del fantastico.

Supereroi nel cinema italiano


Un anno prima anche il compagno di decine di film di Terence Hill, Bud Spencer, si misurò su un film che può considerarsi in qualche modo apparentato al genere che sto trattando con "Uno sceriffo extraterrestre... poco extra e molto terrestre", diretto da Michele Lupo: qui i super-poteri li possiede un bambino extraterrestre atterrato in una piccola cittadina della Georgia, negli Stati Uniti (il piccolo attore è Cary Guffey protagonista del classico fantascientifico "Incontri ravvicinati del terzo tipo" di Steven Spielberg). Il film ha avuto un seguito nel 1980 "Chissà perché... capitano tutte a me". Ma anche in questi casi ci muoviamo sempre sui ritmi tipici della commedia avventurosa come quella dei spaghetti western che hanno avuto come protagonisti la coppia Bud Spencere e Terence Hill.
Bisogna attendere il 2008 per sentire parlare ancora di supereroi con "Capitan Basilico", nuova parodia a basso costo in 'salsa' ligure, che avrà anche un seguito nel 2011, con la partecipazione di varie celebrità della comicità e della musica di quegli anni.
"Il ragazzo invisibile" quindi non è certamente il primo film sui supereroi del cinema italiano, ma probabilmente, anche con i suoi difetti, è il primo pienamente aderente al genere con un certo spessore.

Supereroi e narrazioni

Ed eccoli qui, il doppio attacco di Holly Hutton e Tommy Becker, dal vero, nella prima di Premier League tra L'Hull City e i campioni uscenti del Leicester,

Linguaggi e Narrazioni, Holly e Benji


I protagonisti sono i giocatori (veri) Abel Hernandez e Adama Diomande.
Non tutti sanno che il titolo originale della serie animata Holly e Benji, e del manga da cui è tratto, è Capitan Tsubasa, un fumetto spokon (cioè dello genere sportivo) ideato nel lontano 1981 da Yoichi Takahashi. Chi ha visto tutte le 128 puntate della prima serie originale sa bene che il cartone ha un unico indiscusso protagonista, Holly, e che il portiere Benji Price è solo un  importante comprimario. Non a caso il vero titolo del manga e dell'anima è il già citato Capitan Tsubasa, che altro non è che il vero nome del protagonista Holly Hutton che nel manga originale è Tsubasa Ozora
I nomi di tutti i protagonisti è stato infatti cambiato in Italia, e in generale in occidente, così il vero nome di Benji Price è Wakabayashi Genzō e quello dell'eterno rivale  di Holly, Mark Lenders, è Hyûga Kojirō. 
Se proprio si volesse affiancare un nome a quello di Holly, probabilmente più che Benji dovrebbe essere il suo compagno di attacco e quasi altrettanto talentuoso Tommy Becker, in originale Misaki Tarō, il numero 11 della New Team e della nazionale giapponese, autore insieme al protagonista del doppio attacco che hanno riprodotto senza volere Hernandez e Diomande nell'ultima partita di Premier League.

Linguaggi e Narrazioni, Holly e Benji, Holly Hutton

Voglio Chiudere questo blog con l'antesignano di Holly e Benji: si chiamava Arrivano i Superboys (titolo originale Akakichi No Eleven, letteralmente Gli undici rosso sangue) altro manga spokon dedicato con protagonista l'attaccante Shingo Tamai ideato a fine anni sessanta da Ikki Kajiwara, e trasformato in anime e trasmesso in Giappone già nel 1970 (in Italia arriverà solo nel 1980). Lo stile è assolutamente differente da quello di Holly e Benji, sia nel soggetto che nei disegni. Non a caso l'autore è lo stesso dell'Uomo Tigre e dell'altrettanto drammatico Rocky Joe (in cui Ikki Kajiwara si era firmato con il suo vero nome  Asao Takamori).

Shingo Tamai, Ikki Kajiwara


Linguaggi e Narrazioni, Holly e Benji




Cominciamo da lui, il regista del nuovo X-Men - Apocalisse, Bryan Singer. 

In fondo è merito (o colpa) sua se i mutanti della Marvel si trovano (ancora) fuori dalla continuity cinematografica dei film sui supereroi dalla casa delle idee di Stan Lee. 

Infatti i diritti di sfruttamento al cinema degli X-Men sono ancora in mano alla 20th Century Fox e quindi questi personaggi non possono apparire nei film del Marvel Cinematic Universe (MCU). 

L'ultimo film sui mutanti della Marvel

X-Men, film del 2000 diretto da Singer, ha il merito di rilanciare i supereroi al cinema. Infatti Superman III (1983) e Superman IV (1987), ancora con Christopher Reeve nei panni dell'Uomo d'Acciaio, dopo i successi dei primi due film del 1978 e del 1980, erano stati dei completi insuccessi, sia di critica che di pubblico. Ci aveva pensato Tim Burton, con i suoi Batman del 1989 e del 1992, a rilanciare il genere, ma anche in questo caso i sequel Batman Forever (1995) e Batman & Robin (1997) di Joel Schumacher (con Val Kilmer prima e George Clooney dopo nei panni del Cavaliere di Gotham), nonostante i cast stellari, avevano riportato i film sui supereroi ad una desolante mediocrità.
Se consideriamo gli eroi Marvel, nonostante l'amore mai nascosto di Stan Lee per il cinema, prima del 2000 non si erano ancora visti film degni di nota con protagonisti i personaggi della casa delle idee. Possiamo forse citare solo la fortunata serie televisiva L'incredibile Hulk, trasmessa tra il 1977 e il 1982, con Bill Bixby nei panni di David Bruce Banner e Lou Ferrigno in quelli del suo alter-ego Hulk. Inguardabili sono invece i film sull'Uomo Ragno degli anni '70, così come un B-Movie su Capitan America del 1990. Tutte produzioni a basso costo per film fantastici, che solo per riprodurre superpoteri ed effetti speciali, avrebbero invece richiesto budget elevati ed attori di spessore.

Trasposizioni supereroi Marvel


Coraggiosamente negli anni '90 la  20th Century Fox acquistò i diritti per la produzione di un film sugli X-Men affidandone la regia a Bryan Singer e la sceneggiatura a David Hayter (su soggetto sviluppato insieme allo stesso regista). 

Singer era reduce del grande successo di critica del film cult I soliti sospetti  del 1995, diretto a soli 30 anni, Dà al film la sua impronta drammatica e votata all'azione che ritroviamo in X-Men, in X-Men 2 e nell'ultimo X-Men: Apocalisse. Caratteristica singeriana è anche la sua attenzione al tema del razzismo, dell'Olocausto, del catastrofico. Visto il titolo, non ne poteva esserne esente X-Men: Apocalisse,  ma ritroviamo gli stessi temi anche nei primi due X-Men e sviluppati in molti altri film del regista: L'allievo, del 1998 tratto da un racconto di Stephen King sull'incontro tra uno studente americano e un ex criminale nazista interpretato da Ian McKellen, il Magneto dei primi tre film della saga X-Men; In Superman Returns del 2006, Singer fa quasi distruggere Metropolis da Lex Luthor e quasi a far morire l'Uomo d'Acciaio; con Operazione Valchiria del 1998, interpretato da Tom Cruise, si ritorna alla Germania nazista e quindi al tema dell'olocausto; morte e distruzione non mancano anche nella rivisitazione della favola Jack e i fagioli magici nel film Il cacciatore di giganti del 2013; e cosa dire della distruzione di uomini e mutanti nel futuro distopico di X-Men - Giorni di un futuro passato del 2014 che in pratica da il via al nuovo reboot cinematografico della saga dei mutanti Marvel?

Reboot dell'universo cinematografico degli X-Men

Di certo è un peccato che i film dei Marvel Studios e quelli sugli  X-Men si muovano in universi paralleli senza incrociarsi. Anzi in alcuni casi si scontrano. Il caso più evidente è quello del personaggio di Pietro Quicksilver che appare sia negli ultimi due episodi degli X-Men che in Avengers: Age of Ultron. Nell'universo dei fumetti Pietro Maximoff e sua sorella Wanda, meglio nota come Scarlet, sono figli di Magneto. In X-Men - Giorni di un futuro passato si fa intuire che Pietro potrebbe essere figlio di Erik Lehnsherr (alias Magneto) e ciò (ATTENZIONE SPOILER!) viene confermato in X-Men: Apocalisse. In Giorni di un Futuro Passato la madre, parlando con Pietro, fa riferimento a sua sorella al piano superiore. C'è addirittura una scena tagliata dal film in cui appare con il volto della giovanissima Miya Shelton-Contreas. Qui c'è però un'incongruenza con i fumetti che indicano che Wanda/Scarlet e Pietro/Quicksilver sono fratelli gemelli. E' così infatti in Avengers: Age of Ultron, dove però non si cita Magneto, ma i due sono il frutto degli esperimenti dell'Hydra sullo scettro sottratto a Loki nel primo film sugli Avengers (come mostrato nelle scena durante i titoli di coda di Captain America: The Winter Soldier). La bambina non mostrata, ma prevista nella sceneggiatura originale di X-Men - Giorni di un futuro passato potrebbe allora essere Lorna Dane, alias Polaris, altra figlia di Magneto più giovane di Wanda e Pietro. Anche in questo caso però i conti non tornano, perchè Pietro e Lorna dovrebbero avere lo stesso padre ma madri diversi. Anche la cronologia non aiuta. I Quicksilver del film sugli Avengers e quello degli X-Men sono più o meno coetanei, ma il primo film è ambientato ai giorni nostri, mentre il secondo negli anni Ottanta. 

Le incongruenze dei supereroi tra cinema e fumetto

Di incongruenze tra film e fumetti ce ne sono molte altre. 

Quando nel 1963 Stan Lee (testi) e Jack Kirby (disegni) lanciarono la nuova collana The X-Men, che vide per la prima volta comparire i mutanti nell'universo dei fumetti Marvel, la formazione vedeva alla sua guida il professor-X, Charles Xavier, il più potente telepata del mondo, e la formazione era composta dai seguenti supereroi: Scott Summers alias Ciclope, Hank McCoy alias Bestia, Warren Worthington III alias Angelo, Jean Grey alias Marvel Girl e Bobby Drake alias l'Uomo Ghiaccio. Magneto è già presente nel primo numero del 1963 come principale avversario dei mutanti di Xavier e della sua squadra. Nel numero 4 del nuovo albo Magneto affronta i nostri eroi con un suo gruppo di villain,  la Confraternita dei mutanti, di cui fanno parte Pietro Quicksilver e sua sorella Wanda Scarlet, Mastermind e Toad. 

Differenze tra fumetti e film sui supereroi

Proviamo a fare un confronto con i film. In X-Men - L'inizio del 2011, prequel dei film sugli X-Men, ci sono Xavier e Erik Lehnsherr/Magneto, così come Hank McCoy/Bestia, ma gli altri eroi sono completamente fuori cronologia. Come scopriremo in X-Men: Apocalisse Scott Summers e Jean Grey sono poco più che bambini. L'uomo ghiaccio appare invece come un adolescente nei primi tre film della saga e in giorni di un futuro passato, quindi di una generazione successiva a quella di Ciclope e Jean Grey. Ancora più confusa la storia di Angelo che in X-Men apocalisse è un giovane mutante tedesco che partecipa a combattimenti clandestini tra mutanti, mentre in X-Men - Conflitto finale, ambientato circa trenta anni dopo degli eventi raccontati nell'ultimo film, è il giovane figlio del magnate Warren Worthington II, mentre dovrebbe aver la stessa età degli altri X-Men. 

Numerose sono anche l'incongruenze tra i primi tre film della saga e il prequel X-Men: L'inizio

Per esempio Mystica e Xavier nei primi tre film pare si conoscano appena, mentre tra i due c'è un fortissimo legame nel prequel. Sempre nei film originali Xavier afferma che conosce Magneto fin da quando erano adolescenti e che insieme hanno costruito Cerebro. Nel prequel invece, Xavier e Lehnsherr si conoscono che sono ormai adulti e Cerebro viene costruito da Hank McCoy/Bestia. Visto che la verità sta nel mezzo, nei fumetti, quindi nella storia originale degli X-Men, la macchina che consente al Professor X di amplificare i suoi poteri telepatici e rintracciare i mutanti in qualsiasi parte del mondo, Cerebro appunto, è stato effettivamente costruito dal telepate insieme  Magneto, ma successivamente è stato potenziato da Bestia, che nell'universo funzionale Marvel è uno degli scienziati più brillanti del mondo.
Altra curiosità sui fumetti degli X-Men: dopo circa 6 anni dalla prima pubblicazione il loro albo cominciò a non appassionare più i lettori della Marvel e già nel 1969 non venivano più date alle stampe nuove avventure della squadra dei mutanti. Nel 1975 la casa delle idee decise di rilanciare la testata affidandola a Len Wein e Dave Cockrum. Il risultato fu la nascita di una nuova squadra con supereroi provenienti da diverse parti del mondo. Sempre sotto la guida del veterano Colosso e del professor Xavier, i nuovi X-Men divennero il giapponese Shiro Yoshida alias Sole Ardente (mai apparso nei film e che nei fumetti abbandona presto il gruppo), la keniota Ororo Munroe alias Tempesta, l'irlandese Sean Cassidy alias Banshee (al cinema uno dei componenti originali del gruppo), il russo Peter Rasputin alias Colosso (uno dei giovanissimi mutanti nei primi tre film della saga cinematografica come l'Uomo Ghiaccio), il tedesco Kurt Wagner alias Nightcrawler (che appare sia nel nuovo X-Men: Apocalisse che in X-Men 2, dove però pare che gli altri eroi si siano dimenticati di questo loro vecchio compagno, ma la questione potrebbe essere giustificata dalla variazione della linea temporale introdotta con il film X-Men: giorni di un futuro passato), il nativo americano John Proudstar alias Thunderbird (che già nei primi numeri della nuova serie diventerà il primo X-Men a morire), e soprattutto il canadese Wolverine.

Differenze tra fumetti e Film sui supereroi
Questa nuova formazione, insieme ad alcuni dei membri del team originale, sarà pienamente sviluppata da uno dei migliori scrittori della Marvel, l'inglese Chris Claremont. Sono i suoi mutanti quelli più noti tra i lettori della Marvel Comics. Probabilmente l'idea di un team multinazionale di supereroi non è del tutto originale ed ho il forte sospetto che Wein e Cockrum si ispirarono ad un manga giapponese: Cyborg 009 del mangaka Shōtarō Ishinomori pubblicato a  partire dal 1964, che diede vita a due film animati nel 1966 e nel 1967 (009 Joe TempestaCyborg 009: La guerra dei Mostri) e nel 1968 ad una serie animata di 26 episodi in bianco e nero che forse Wein e Cockrum ebbero modo di vedere (in Italia è stata trasmessa solo la seconda serie a colori realizzata nel 1979).

I fumetti Marvel ispirati ai manga giapponesi

Uno spoiler che non è uno spoiler: In X-Men: Apocalisse c'è anche la partecipazione di Wolverine, negata fino all'ultimo secondo e rivelata solo con gli ultimissimi trailer del film. E' un'apparizione fugace, ma colui che non doveva esserci, il più amato degli X-Men, invece c'è. 
Ritorniamo a X-Men: Apocalisse, è un bel film, assolutamente godibile, anche se con un pathos più drammatico e meno brillante rispetto ai film del MCU. Una domanda per concludere: perchè Jean Grey deve sempre apparire più anziana dei suoi colleghi X-Men? Era così per l'attrice Famke Janssen, che ha interpretato il ruolo nei primi tre film della saga e che effettivamente ha qualche anno in più rispetto a Hugh Jackman (Wolverine) e James Marsden (Ciclope), anche se praticamente è quasi coetanea di Halle Berry (Tempesta) per la quale però il tempo sembra non passare. La stessa impressione la dà Sophie Turner nel nuovo film, benchè invece è una delle più giovani attrici del cast, coetanea di Tye Sheridan (Ciclope) e Kodi Smit-McPhee (Nightcrawler) che rispetto a lei sembrano dei ragazzini. 

Per chi volesse scoprire di più sui supereroi e sui linguaggi del fumetto e del cinema, anche dal punto di vista più formale della semiotica e della narratologia, consiglio la lettura di "NUVOLE 2.0: Pantheon contemporaneo - I supereroi dai fumetti al cinema mainstream", disponibile su Amazon a questo link (https://www.amazon.it/NUVOLE-2-0-contemporaneo-supereroi-mainstream-ebook/dp/B01CWCCQC8)



- Brama, ruggine, diciassette, alba, Homo, nove, benevolo, benvenuta, uno, vagone merci.
- Buongiorno soldato.
- Pronto ad obbedire.

Buscky Burnes | Brama Ruggine Diciassette

Così inizia Capitan America: Civil War, il film dei fratelli Anthony e Joe Russo che ha visto Capitan America e Iron Man scontrarsi in una battaglia fratricida tra paladini della giustizia. 

Si perché la giustizia, purtroppo, non sempre è un valore assoluto. Può essere vista da angolazioni diverse. Legge e giustizia possono non coincidere, poiché le leggi le fanno gli uomini e non sempre gli uomini fanno leggi giuste. 
L'ultimo film dei Marvel Studios inizia con le parole d'ordine, pronunciate in russo, riportate nell'incipit di questo post, che consentono al KGB di controllare la mente di Bucky Barnes, trasformandolo nello spietato killer chiamato il Soldato d'Inverno. Grande amico di Capitan America sin dalle origini del personaggio negli anni quaranta, suo compagno d'avventura e sua spalla, Bucky è creduto morto sin dalla seconda guerra mondiale. Non essere riuscito a salvare il suo giovane amico sarà un rimorso che perseguiterà Cap anche dopo il suo ritorno alla vita, quando viene ritrovato dagli Avengers, ibernato in un blocco di ghiaccio in fondo all'oceano. 

Avengers e Capitan America nei fumetti | Differenza fumetti vs film

Nei film della Marvel Studios (in particolare in Capitan America: il primo Vendicatore, del 2011) non sono gli Avengers che rinvengono il corpo ibernato di Cap, in quanto nell'universo cinematografico il gruppo si forma solo dopo il suo ritrovamento, ma è lo Shield di Nick Fury.
Qual'è il mio giudizio sull'ultima fatica dei Marvel Studios? Un ottimo film. Parte lento, ma negli scontri, sia quelli fisici che quelli psicologici, tra i vari personaggi che compongono una trama corale e polifonica, prende un ritmo serrato che diventa assolutamente piacevole da seguire. Se Capitan America è il protagonista principale della pellicola (che poi nei moderni film digitali di pellicola non ce n'è più), non sono da meno tutti gli altri caratteri che popolano la storia sceneggiata da Christopher Markus e Stephen McFeely, a iniziare naturalmente da un combattuto Iron Man, ottimamente interpretato dal sempre magistrale Robert Downey Jr, che si rivela l'ethos più interessante di tutto il racconto. Scrivere di più sul film rischierebbe di farmi sfuggire qualche spoiler, quindi evito di farlo. Solo una segnalazione per lui, il più amato dei personaggi Marvel: Spider-Man. Dopo le interpretazioni di Tobey Maguire e (secondo me quella migliore) di Andrew Garfield, sembrava che ci fosse ancora poco da dire al cinema sull'Arrampicamuri. Speravo di poter vedere un altro The Amazing Spider-Man con la regia di Marc Webb (un cognome un destino), invece la Columbia Pictures ha deciso di lasciare il personaggio completamente nelle mani dei Marvel Studios che faranno partire un nuovo reboot del personaggio.

Il nuovo Uomo Ragno, interpretato Tom Holland, che appare per la prima volta in questo Capitan America: Civil War, è stata una piacevole sorpresa.

Le poche scene che lo hanno interessato hanno mostrato un personaggio assolutamente aderente al carattere brillante e irriverente disegnato da Stan Lee (soggetto) e John Romita Sr. (disegni) e che io preferisco rispetto a quello originale di Steve Ditko.
Ritorniamo a Civil War e al Soldato d'Inverno. Bucky Barnes non è in realtà morto, Ma anche su questo punto fumetti e film ci presentano due storie diverse, Il racconto originale, quello dei fumetti, vede morire Bucky nello stesso episodio in cui Capitan America precipita nelle fredde acque del mare Artico, dopo aver sventato un ultimo tentativo del Barone Zemo e del Teschio Rosso di far terminare la  seconda guerra mondiale a favore delle potenze dell'Asse. 

Storytelling e linguaggi | Differenze tra fumetti e cinema

Entrambi gli eroi saltano su un aereo-missile sperimentale progettato da Zemo per distruggere Londra. Cap e Bucky riescono ad evitare il disastro, ma mentre il supereroe perde la presa e precipita nell'oceano (dove rimarrà ibernato fino ai giorni nostri), il suo aiutante esplode insieme all'aereo-missile. Tutti lo credono morto. Il corpo di Barnes viene ritrovato da un sommergibile russo. Il ragazzo è gravemente ferito, ha perso un braccio, ma non è morto. I sovietici credono che anche Bucky Barnes sia stato potenziato con il siero del supersoldato come Steve Rogers, alias Capitan America, ma scoprono che non è così. I russi speravano infatti di poter trovare il siero nel sangue di Barnes e sintetizzarlo per utilizzarlo sui proprio militari. Comunque si prendono cura di Bucky, gli impiantano un braccio cibernetico, per sostituire quello perso nell'esplosione, e lo trasformano nello spietato killer noto con il nome del Soldato d'Inverno, facendogli il lavaggio del cervello. I russi tengono il ragazzo in animazione sospesa, svegliandolo solo per fargli svolgere le missioni più delicate. In questo modo Bucky invecchia molto lentamente e quanto incontra nuovamente Capitan America sono praticamente coetanei (durante la seconda guerra mondiale Bucky era poco più di un adolescente e quindi era più giovane di Steve Rogers, che era invece un giovane adulto).
Nell'universo cinematografico Bucky muore invece precipitando da un treno in corsa in un profondo burrone, molto prima della scomparsa di Capitan America nell'oceano Atlantico. L'effetto su Steve Rogers sarà identico a quello raccontato nei fumetti, con l'eroe che non riesce a perdonarsi di non essere riuscito a salvare il suo amico (anche se nel film Capitan America: il primo Vendicatore, Bucky già durante la II guerra mondiale non è più giovane di Rogers come nei fumetti). 

Molte altre sono le differenze tra la storia raccontata nel film e il fumetto originale Civil War di Mark Millar. 

Nel film tutto si scatena dagli eventi raccontati in Avengers: the age of Ultron, con la distruzione della città di Sokovia, e da un attentato attribuito dalle autorità al Soldato d'Inverno. Nel fumetto l'origine dello scontro tra la fazione di Capitan America e quella di Iron Man ha inizio da un reality show. E' una trasmissione televisiva i cui protagonisti sono un gruppo di giovani supereroi, i New Warriors, ripresi in diretta mentre combattono il crimine. Mentre si trovano nella piccola cittadina di Stamford si imbattono in alcuni supercriminali che tentano di catturare. Tutti capiscono che non sono i normali malviventi in cui si erano imbattuti fino a quel momento, ma vedono la situazione come un'ottima opportunità per alzare lo share del loro show. I giovani eroi sembrano avere la meglio, ma tra i vilain c'è il pericolosissimo Nitro. Il criminale, per evitare di essere catturato scatena il suo potere, quello di esplodere senza autodistruggersi. La tremenda deflagrazione, in una zona densamente abitata, oltre ad uccidere i giovani New Warriors (a eccezione di Speedball), provoca oltre 600 morti, tra cui 60 bambini di una scuola elementare adiacente agli scontri. Tutto viene seguito in diretta TV dal pubblico americano. La protesta che ne segue fa si che il governo statunitense reagisca chiedendo a tutti i superumani di registrarsi dichiarando i propri poteri ed identità per rimanere sotto lo stretto controllo delle autorità. La nuova legge emanata in tempi record dal congresso prende il nome di ARS (Atto di Registrazione dei Superumani). 


Marvel Civil War


Iron Man e i suoi si schierano dalla parte del governo e dello Shield, Capitan America si mette a capo di un manipolo di supereroi ribelli che si fanno chiamare i Vendicatori Segreti (Secret Avengers).

Nel film non esiste l'ARS ma solo i cosiddetti accordi di Sokovia che stabiliscono che  i supereroi (solo quelli buoni, mentre l'ARS riguardava chiunque fosse dotato di superpoteri) devono mettersi sotto il controllo di un ente governativo internazionale.
A questo punto occorre fare una precisazione importante: Civil War non è semplicemente una graphic novel, ma un cross-over che coinvolge tutte le testate degli albi a fumetti della Marvel. La storia quindi si sviluppa sugli albi dedicati a Spider-Man, a Capitan America, Iron Man, X-Men, Avengers, i Fantastici Quattro e così via. Quindi, rispetto al film consente di creare un universo complesso e multilineare, raccontato con diversi punti di vista, difficilmente rappresentabile in un unico film (probabilmente una serie televisiva avrebbe potuto meglio rappresentare l'intera narrazione, senza raggiungere comunque ciò che è stato i grado di fare il crossover originale nella sua interezza).
Tra film e fumetti, proprio per semplificare la storia, anche i due schieramenti non coincidono esattamente e soprattutto al cinema vede partecipare molti meno personaggi di quanti invece è possibile vedere nelle vignette del crossover (ma anche nella graphic novel principale scritta da Millar). 
Al cinema dalla parte Iron Man  e del governo si schierano il fedele amico di Tony Stark, Rhodey Rhodes, che indossa l'armatura di War Machine, Vedova Nera, Visione, Pantera Nera e Spider Man. Con Cap troviamo il Soldato d'Inverno, Scarlet, Occhio di Falco, Falcon e Ant-Man. Nei fumetti le cose sono ben più complesse e gli schieramenti molto più ampi, perché la guerra civile coinvolge tutto l'universo Marvel, supereroi e villain. 



Nel film, per esempio non vengono citati gli X-Men, per una semplice questione di diritti (quelli dei mutanti sono ancora detenuti dalla 20th Century Fox e non fanno ancora parte del MCU, il Marvel Cinematic Universe). Anche nei fumetti gli X-Men non si schierano apertamente ma influenzano lo svolgimento dello scontro, benché siano reduci degli eventi della saga House of M che li ha praticamente ridotto la popolazione mutante da migliaia di individui a poche decine di eroi dotati ancora di superpoteri.

Protagonista di House of M è Scarlet: nel film non viene mai citato, ma nei fumetti, lei e suo fratello Quick Silver, che viene fatto morire in Age of Ultron, sono figli di Magneto. 

Scarlet esce devastata dagli eventi di House of M e scompare, così che non può prendere parte allo scontro, come invece avviene nel film. Nei fumetti Pantera Nera viene contattato da Reed Richards, Mr Fantastic, per schierarsi dalla parte dell'atto di registrazione, ma lui, a differenza del film, rifiuta di partecipare allo scontro perché non ritiene etico dare la caccia ad altri supereroi.

I Fantastici Quattro sono elementi centrali del mondo dei fumetti Marvel e non potevano mancare come protagonisti nella saga di Millar. 

Lo scontro creerà gravi disaccordi all'interno del più longevo gruppo di supereroi che porterà Sue Storm, la donna invisibile, a lasciare suo marito e a schierarsi con Capitan America. Reed è in pratica il leader dello schieramento governativo insieme a Iron Man e Hank Pym, l'Ant-man originale. Nel MCU Hank Pym è interpretato da Michael Douglas nel film  Ant-Man. A differenza dei fumetti, dove Hank è uno dei fondatori degli Avengers e loro coetaneo, nell'universo cinematografico è molto più anziano, è un coetaneo del padre di Tony Stark e cede il suo costume, e i suoi poteri, a Scott Lang. Anche nei fumetti, a un certo punto, Hank cede l'identità di Ant-Man / Giant-Man a Scott per vestire quelli del Calabrone. Ma nel Civil War di Mark Millar Pym ha ancora i poteri di Ant/Giant-Man e si schiera dalla parte di Iron Man anziché da quella di Capitan America come nel film.

Hank Pym Reed Richards Tony Stark

Reed, Hank e Tony sono le menti più brillanti del mondo Marvel. A loro si possono confrontare solo Bruce Banner, alias Hulk, esperto di livello mondiale delle radiazioni gamma, e Hank McCoy, alias Bestia degli X-Men, dalla parte dei buoni. Dalla parte dei villain, sono menti straordinarie Victor Van doom, alias il Dottor Destino, e Otto Octavius, alias il Dottor Octopus (oltre a un paio di scienziati pazzi dell'Hydra). Quindi da una parte le migliori menti dell'universo Marvel, dall'altra il cuore e il coraggio, sintetizzati dalla figura epica di Capitan America. Nei fumetti, infatti, si schierano dalla sua parte altri eroi caratterizzati da grande coraggio e cuore, come Daredevil, Luke Cage, Falcon, Hercules, Occhio di Falco, la Torcia Umana con la sorella Sue dei Fantastici Quattro e... Spider Man. Si proprio lui che nel film è invece schierato dalla parte di Iron Man. E' così inizialmente anche nel fumetto ma, successivamente, l'Arrampicamuri si rende conto che la parte che meglio lo rappresenta è quella di Cap.

Capitan America Daredevil Spider-Man

Nel fumetto Civil War di Mark Millar Spider-Man è già un uomo adulto, sposato con Mary Jane. Nel film non è così e non vedrete mai una delle scene storiche della recente storia dei fumetti Marvel. Una scena che farà svenire un inconsapevole J. Jonah Jameson.

Tony Stark convince Peter Parker a aderire all'atto di registrazione

Il fumetto è meglio del film? Secondo me si, ma sono due modi di raccontare diversi. Due linguaggi differenti, quelli del cinema e del fumetto, con necessità e vincoli che sono del tutto diversi. Capitan America: Civil War è un ottimo film e fare confronti con la storia originale non gli renderebbe i meriti che invece ha.

Poco dopo Civil War è uscito nelle sale italiane anche un altro film basato sugli eroi Marvel: X-Men - Apocalisse diretto da Bryan Singer. 

Anche in questo caso saranno inevitabili i confronti con la versione originale a fumetti. Singer ha finora dimostrato, anche nelle sue prove con i film basati sugli eroi della DC Comics, che il genere apocalittico gli è comunque particolarmente congeniale.


Per chi volesse scoprire di più sul mondo dei supereroi, consiglio la lettura del libro "NUVOLE 2.0: Pantheon contemporaneo - I supereroi dai fumetti al cinema mainstream" disponibile a questo link Amazon: Nuvole 2.0 - Pantheon Contemporaneo, gratis per gli iscritti a Kindle Unlimited.



Oggi 23 Marzo esce al cinema "Batman v Superman: Dawn of Justice.

Dopo aver scritto di Batman, nel precedente post, per non fare torto all'Uomo d'Acciaio, non posso esimermi di riportare un estratto su Superman tratto ancora dal libro "NUVOLE 2.0: Pantheon contemporaneo - I supereroi dai fumetti al cinema mainstream" (disponibile su Amazon al link NUVOLE-2-0-ebook).


eBook sui Supereroi | Linguaggi | Fumetti | Semiotica | Ritrattando Nietzsche

Superman: ritrattando Nietzsche

Da quanto abbiamo scritto nei paragrafi precedenti è chiaro che non esiste un personaggio Superman univoco e perfettamente delineato, ma tante reinterpretazioni di un modello originario, quello di Siegel e Shuster, che nel frattempo si è adattato, da una parte alle nuove esigenze commerciali dei fumetti e dall’altra al mutare del pensiero durante i decenni, ma soprattutto alle particolari sensibilità degli autori che ne hanno scritto e riscritto le storie. Questo vale per Superman, che si appresta a compiere gli 80 anni di vita dalla sua prima pubblicazione, come per tutti i supereroi di cui parliamo in questo lavoro o, più precisamente, per tutti quelli che abbiano superato almeno i vent’anni di storia, o che, nel frattempo, abbiano visto cambiare gli autori che scrivono e disegnano le loro storie.
Ciò significa inoltre cha a causa del semplice numero di storie accumulate, gli universi narrativi di Marvel e DC mettono in crisi l’idea dell’opera oggettivamente analizzabile. Siccome i lettori conoscono porzioni magari immense ma sempre parziali dell’insieme, si può cioè dire che quasi ogni lettore percepisce un universo Marvel e DC costituito dalle proprie selezioni, per cui chi avesse letto principalmente le storie degli anni Cinquanta conoscerebbe un universo DC più ottimista, chi si fosse concentrato sugli anni Novanta ne avrebbe uno più violento, mentre chi si fosse concentrato sui vari sottogeneri potrebbe percepire universi narrativi dominati principalmente da tinte horror, storie di magia, di pura azione, di tormento interiore, soap-opera in calzamaglia e via discorrendo.
Marco Arnaudo, Il fumetto supereroico: mito, etica e strategie narrative, Pg. 161-162]
Nella DC Comics le discrepanze tra le varie versioni dello stesso personaggio sono diventate talmente evidenti che gli stessi editori ritennero opportuno doverlo giustificare introducendo il concetto di ‘multiverso’: 

nel numero 123 della testata intitolata a Flash del Settembre 1961 appare la storia Flash dei due mondi scritta da Gardner Fox, in cui il Flash della Silver Age incontra la sua controparte della Golden Age. Questa storia mostra che i due personaggi sono due entità completamente distinte che vivono in due dimensioni parallele, in cui esistono un pianeta "Terra-1" e uno "Terra-2". 

Dietro la maschera del Flash di Terra-1 (quella della Silver Age) si nasconde Barry Allen, un agente della polizia scientifica, mentre il Flash di Terra-2 è Jay Garrick, un brillante e giovane chimico. Nel caso di SupermanClark Kent veste il costume del supereroe più potente del mondo in entrambi gli universi, ma anche in questo caso ci troviamo di fronte a due persone diverse benché tra loro ci siano diverse similitudini (a cominciare dal nome). Ciò spiega perché il Clark Kent della Golden Age (su Terra-2) viene adottato da John e Mary Kent che muoiono presto facendo crescere il ragazzo in orfanotrofio, mentre il Clark di Terra-1 viene adottato da Jonathan e Martha Kent che invece sono ancora vivi quado il loro figlio adottivo si trasferisce da Smallville a Metropolis.
[Per essere precisi nel primo numero di Action Comics del 1938 il piccolo Clark viene ritrovato da un anonimo automobilista e portato immediatamente in orfanotrofio. Durante la Golden Age infatti si faceva poca attenzione alla continuity dei racconti, spesso costituiti da storie autoconclusive, quindi ritroviamo Clark inizialmente orfano, in altre storie adottato dalla sola Mary Kent, in altre ancora appare anche il padre adottivo John ed addirittura abbiamo due nomi alternativi per i suoi genitori adottivi: Sara ed Eben Kent]
Sempre nell’ottica di dare una giustificazione alle diversità caratteriali del personaggio nelle diverse epoche e nelle diverse reinterpretazioni effettuate da autori diversi, gli universi e le dimensioni si moltiplicano (nascono quindi anche una terra-3, 4 e così via). Questo universo multidimensionale farà si che nelle storie più recenti, a partire appunto dall’introduzione negli anni Sessanta del concetto di multiverso, che i Superman delle diverse dimensioni possano incontrarsi e collaborare tra loro o addirittura scontrarsi interpretando ruoli diversi nella consueta dicotomia tra ‘Bene’ e ‘Male’.  
Anche l’universo Marvel prevede la presenza di dimensioni parallele, ma quasi l’intero arco narrativo si svolge all’interno di un unico universo, quello che contiene Terra-616, quindi con impatti meno evidenti sull’ēthos dei personaggi rispetto a quelli della DC. In generale potremmo comunque affermare che queste variazioni di ēthos del supereroe, anche quando sono giustificate dall’esistenza di dimensioni parallele rendono comunque l’homo fictus ancora più simile ad una persona reale. Come Nietzsche scriveva nel piccolo saggio Uomini Creati del 1878, anche delle persone reali possiamo solo costruirci un’immagine semplificata della complessità di esperienze e caratteri che costituiscono l’essenza di un uomo, e queste esperienze e caratteri sono a loro volta mutevoli. Prendiamo ad esempio un passo dalla Prima Lettera ai Corinzi di San Paolo: “Quand'ero bambino, parlavo da bambino, pensavo da bambino, ragionavo da bambino. Ma, divenuto uomo, ciò che ero da bambino l'ho abbandonato”. Questa mutevolezza assolutamente evidente nel passaggio dall’età puerile a quella adulta, come scriveva San Paolo, è in realtà presente costantemente nel carattere umano. Addirittura a distanza di poche ore le nostre reazioni potrebbero essere diverse in risposta ad un medesimo stimolo a causa degli eventi e delle esperienze vissute nell’intervallo di tempo considerato.

Non deve quindi stupirci che anche nei personaggi delle fiction, soprattutto quando hanno una vita così lunga come nel caso dei supereroi, si possa assistere a mutazioni di spirito anche notevoli, rimanendo però vivi dei caratteri che ci consentono sempre di riconoscere, almeno in parte, un dato personaggio.

[...]

Per delineare ulteriormente il personaggio di Superman occorre  introdurre la sua nemesi, il suo nemico per eccellenza, l’oppositore, come lo definirebbe Greimas, Lex Luthor. 

Lex appare per la prima volta nei numeri 22 e 23 di Action Comics, del Marzo ed Aprile 1940, in un racconto in due parti di Siegel e Shuster: è un genio del male che ha causato il conflitto che ha messo a ferro e fuoco l’Europa al comando di truppe di soldati che hanno divise molto simili a quelle dei militari nazisti (nel mondo reale gli Stati Uniti non sono ancora entrati in guerra che è invece in pieno svolgimento dall’altra parte dell’oceano). Questo primo Luthor non è calvo ma ha corti capelli rossi (capelli che ritorneranno anche in versioni più recenti dei fumetti dell’Uomo d’Acciaio), è alto e snello ed ha quindi un aspetto abbastanza diverso da quello del personaggio classico più noto. Appare con le stesse sembianze anche in altre avventure successive. Per vedere il supercriminale, con le sembianze con le quali è più conosciuto, occorre aspettare il Settembre 1941, sul numero 12 di Superman, sempre in una racconto dei due creatori dell’Uomo d’Acciaio. Curiosamente questo nuovo aspetto è quello con cui Shuster disegna il protagonista Super-Man che appare nel racconto illustrato del 1933 The Reign of The Super-Man. Sembra che l’aspetto classico di Luthor sia dovuto a un errore di uno dei disegnatori dello studio grafico di Shuster, Leo Nowak, a cui era stato affidato il compito di disegnare le strisce giornaliere per i quotidiani. Successivamente, con la nascita del concetto di multiverso, la prima versione di Luthor fu attribuita all’universo parallelo della Golden Age di Terra-2, mentre per il Luthor della continuity principale di Terra-1 furono scritte anche le storie che ne narravano le origini a Smallville, a partire dal motivo per cui perse i capelli fin da giovane. Inizialmente Lex e Superboy erano infatti amici (concept ripreso anche nella più recente serie televisiva Smallville). Furono proprio alcuni eventi verificatesi a Smallville che tramutarono il rapporto di amicizia tra Lex Luthor e Superboy in un odio atavico che segneranno i rapporti tra i due personaggi. Luthor non ha superpoteri, se non una intelligenza superiore, che rende subito impari il suo confronto con l’Uomo d’Acciaio. La sua è una lotta mitica come quella degli eroi classici che sfidano le divinità dell’Olimpo, l’uomo contro l’immensa e incontrollabile potenza della natura personificata negli dei. Ma a differenza degli eroi classici la sua non è la ricerca dell’affermazione dell’uomo come membro di una società sulla natura, ma è l’affermazione del singolo sulla collettività e le regole sia naturali che sociali.  La sua mente brillante gli fa subito riconoscere in Superman l’ostacolo principale a raggiungere il suo obiettivo, governare prima sul mondo e poi sull’intero universo, e quindi nell’evolvere delle storie di cui è protagonista l’intreccio si sposta dalle azioni criminose di Lex, con lo scopo di conquistare il potere, prontamente sventate dall’eroe, alle trame sempre più complesse che il villain mette in atto per eliminare il suo antagonista. Comunque per quasi tutta la Golden e Silver Age, Lex Luthor è sempre rappresentato come una sorta di scienziato pazzo e megalomane, mentre già tra gli anni Settanta ed Ottanta le sue caratteristiche malvagie vengono attenuate e riviste. In alcuni imaginary tales viene mostrato come Luthor sarebbe potuto essere un uomo differente solo se alcuni eventi del passato avessero avuto un esito diverso.  Il cambiamento sostanziale del personaggio si realizza anche in questo caso dopo gli eventi di Crisis del 1986 che azzerano l’universo narrativo principale della DC Comics.

E’ sempre John Byrne a ridisegnare il personaggio nella serie The Man of Steel: Lex Luthor si trasforma in un malvagio assolutamente contemporaneo. 

Non è solo un genio dell’ingegneria e delle scienze più avanzate, ma è soprattutto un magnate dell’economia, con interessi nella politica, che compie i suoi crimini dietro gli affari apparentemente leciti delle sue aziende leader nel settore dell’alta tecnologia che fanno parte del potente gruppo LexCorp. Dopo aver eliminato, finanziariamente o fisicamente, tutti coloro che potevano ostacolare la sua ascesa alla ricchezza ed al potere, concentra i suoi sforzi nel tentativo di distruggere Superman. A tale scopo costruisce un robot alimentato da Kryptonite, Metallo, crea un clone imperfetto di Superman, Bizarro, e riesce con l’inganno a riprogrammare e controllare il potente e intelligentissimo androide alieno Braniac, altro nemico storico dell’Uomo d’Acciaio (creato da Otto Binder sul numero 242 di Action Comics del Luglio 1958). Nonostante il fallimento di tutti i suoi tentativi di eliminare Superman,  Lex riesce a diventare presidente degli Stati Uniti grazie alle sue opere di benefattore nelle città di Metropolis e di Gotham City (la città di Batman), a dimostrare come il male possa insinuarsi anche nelle istituzioni e, sotto un’apparenza di normalità e di indulgenza, possa invece agire segretamente per gli interessi personali del singolo ai danni della collettività. Naturalmente la carriera di Luthor come presidente, visto che alla fine il ‘Bene’ trionfa sempre sul ‘Male’, si conclude con il suo impeachment e con la sua sostituzione con Pete Ross (un ex compagno di scuola sia di Luthor che di Clark Kent).
Fumetti ! Supereroi | Villain

Lex Luthor sulla copertina del N.ro 4 di The man of Steel (Byrne, Giordano)
A Lex Luthor si aggiungono molti altri antagonisti che si alternano a compiere le azioni criminali prontamente sventate dall’Uomo d’Acciaio.

Oltre ai già citati DoomsdayBraniacMetallo eBizarro ricordiamo, tra i primi villain con capacità straordinarie ad apparire nelle avventure di Superman, il Giocattolaio, creato da Don Cameron con i disegni di Ed Dobrotka sul numero 64 di Action Comicsdel Settembre 1943, un geniale criminale che trasforma innocui giocattoli in temibili armi di distruzione. 

Anche in questo caso siamo di fronte ad una costruzione narrativa dalle connotazioni mitiche, rappresentata dallo scontro di opposizioni tra l’innocenza dei giocattoli e la corruzione delle armi create dal Giocattolaio. Dopo un periodo di scarsa presenza nelle avventure dell’Uomo d’Acciaio, negli anni Novanta Dan Jurgens riporta in scena il personaggio, dipingendolo come uno psicopatico che uccide i bambini. Il Giocattolaio riappare con nuove caratteristiche e un nuovo alter ego (Hiro Okamura) nel numero 177 di Superman del 2002, con i testi di Jeph Loeb e la parte grafica, che richiama i manga giapponesi, affidata a Ed McGuinness e Cam Smith, dove abbandona le vesti del criminale per allearsi e collaborare sia con Superman che con Batman.

Subito dopo Luthor il più noto dei nemici di Superman è probabilmente Mister Mxyzptlk, un folletto proveniente dalla quinta dimensione, dotato di poteri abbastanza grandi da riuscire a sconfiggere l’Uomo d’Acciaio senza l’uso della kryptonite. 

Grazie all’avanzatissima scienza della sua dimensione di provenienza il folletto è in grado di manipolare la materia e l’energia a suo piacimento, apparendo agli occhi del nostro universo come un essere dotato di poteri magici. Il personaggio compare per la prima volta sul numero 30 di Superman del 1944, in una storia di Siegel con i disegni di uno dei collaboratori dello studio grafico di Shuster, introducendo nelle storie dell’Uomo d’Acciaio l’elemento fantastico e soprattutto comico. L’unico modo per sconfiggerlo è fargli pronunciare il suo già strambo nome al contrario, e quindi i normali duelli basati sulla forza e la potenza si trasformano in competizioni basate esclusivamente sull’astuzia e sull’intelligenza.

Un Mister Mxyzptlk completamente spogliato delle sue connotazioni caricaturali e comiche lo ritroviamo invece nella Modern Age, in una delle più belle storie recenti dell’eroe proveniente da Krypton: Che cosa è successo all'Uomo del Domani?

E’ uno dei tanti imaginary tales che troviamo nella storia delle pubblicazioni sulle avventure dell’Uomo d’Acciaio. Pubblicato in due parti nel 1986, sul numero 583 di Action Comics e sul numero 423 di Superman, il racconto è stato scritto da uno dei più talentuosi autori di fumetti degli ultimi anni, Alan Moore. La parte grafica è stata curata da Curt Swan, George Pérez e Kurt Schaffenberger. La storia è ambientata in un immaginario futuro dove un giovane giornalista ha appuntamento con Lois Lane sotto la statua commemorativa di Superman, per intervistare una delle poche testimoni rimaste in vita dell’ultima avventura dell’Uomo d’Acciaio, in  occasione del decennale della morte dell’eroe. Lois è accompagnata dal marito Jordan Elliot e dal loro piccolo figlio Johnny. Inizia così attraverso un flashback la rievocazione di Lois degli avvenimenti di dieci anni prima. Nella narrazione autodiegetica ed intradiegetica della donna interviene spesso con sarcasmo suo marito, forse geloso del modo appassionato con cui la moglie ancora parla del supereroe ormai scomparso. Si scoprono così gli avvenimenti che hanno portato alla morte di Superman. Il Giocattolaio (lo psicopatico assassino di bambini e non Hiro Okamura che sarà introdotto solo qualche anno più tardi nell’universo DC) ha scoperto la vera identità di Superman e ne informa i media che subito diffondono la notizia a tutto il mondo. Ciò scatena tutti i principali nemici dell’Uomo d’Acciaio che attaccano Metropolis cercando di colpire anche gli amici e le persone care a Clark Kent.  Lo scontro porta alla morte di molti personaggi, tra i quali Jimmy Olsen e Lana Lang. Superman furioso per la morte delle persone a lui care, senza porsi più limiti nell’utilizzare i suoi poteri sconfigge facilmente tutti i supercriminali, anche quelli più potenti. Scopre così  che dietro tutti quei terribili avvenimenti c’è la regia di un cinico e malvagio Mister Mxyzptlk che nell’intreccio scritto da Moore e nel tratto grafico di Swan e Pérez ha perso tutte le sue connotazioni farsesche e buffe. Clark nel tentativo di relegarlo una volta per tutte nella Zona Fantasma (una dimensione creata dagli abitanti di Krypton prima della distruzione del loro pianeta per imprigionare i criminali più pericolosi) finisce per uccidere Mxyzptlk che nel frattempo ha assunto l’aspetto di un demone. Pentito per essersi arrogato il diritto di uccidere un altro essere vivente, Superman si sottopone alle radiazioni della kryptonite d’oro, in grado di privarlo dei suoi poteri fino a ucciderlo. La storia termina con una serie di vignette che ci riportano alla normalità del quotidiano della famiglia Elliot. Dopo l’intervista la famigliola ritorna nel loro appartamento e, mentre Lois Lane prepara la cena, Jordan, un uomo vicino alla mezza età, con un po’ di pancetta, i baffi e qualche capello bianco, completamente diverso dall’atletico amore giovanile di sua moglie, gioca con il loro bambino. Per divertire il piccolo Johnny, il papà Jordan prende un pezzo di carbone dal camino e lo stringe nella mano. Quando riapre il palmo per mostrare il risultato al bambino al posto del carbone appare un piccolo diamante. Solo un eroe nell’universo DC è in grado di esercitare la pressione necessaria a trasformare in pochi istanti un pezzo di carbone in un diamante: Superman! Solo allora diventano chiari gli indizi che gli autori hanno disseminato nel racconto: la somiglianza di Jordan Elliot con Clark Kent, benché invecchiato e non più in forma, il fatto che il nome del bimbo è il diminutivo di Jonathan, padre adottivo di Clark, e che il suo nuovo nome JORdan ELliot rimanda al nome di Jor-EL, padre Kriptoniano di Kal-El / Clark Kent.
Fumetti | Supereroi | Mister Mxyzptlk | Cosa è successo all'uomo del domani

Clark Kent / Jordan Elliot insieme a Lois Lane ed al loro bambino in una vignetta tratta da Che cosa è successo all'Uomo del Domani? (Moore, Swan – 1986)

Jonathan Kent (insieme a sua moglie Martha) e Jor-El ci permettono di individuare un’altra figura attanziale presente nell’universo narrativo di Superman, quello dei suoi destinatori. 

Jonathan e Martha appaiono per la prima volta nel numero Uno di Superman, nell’estate del 1939 (anche se con i nomi di John e Mary), in un racconto di Siegel e Shuster. Sono loro che crescono Kal-El / Clark come loro figlio, ne fanno un uomo, trasformando un bambino alieno in un essere umano inserito nel contesto sociale della Terra, determinando il suo profondo senso di giustizia  e la sua  personalità votata al bene. Jor-El è invece il padre naturale di Superman, è il suo mentore, colui che, attraverso la sua coscienza virtualizzata all’interno di un super-computer, gli insegna la scienza avanzata di Krypton, la storia del suo pianeta natale, come gestire i propri poteri e sottrarsi ai pochi pericoli che potrebbero ferirlo o uccidere. In questa sua missione Jor-El è assimilabile a altri destinatori di narrazione mitiche, come il Mago Merlino per il re Artù o la figura del sensei nella tradizione e nella narrativa giapponese.

Per scoprire altro su Superman e l'universo dei supereroi potete leggere il libro "NUVOLE 2.0: Pantheon contemporaneo - I supereroi dai fumetti al cinema mainstream" (disponibile su Amazon al link NUVOLE-2-0-ebook).

Nuvole 2.0 Pantheon Contemporaneo ! I supereroi dai fumetti al cinema mainstream





In occasione della prossima uscita al cinema di "Batman v Superman: Dawn of Justice", prevista per il 23 Marzo, di seguito riporto un estratto dal libro "Nuvole 2.0 - Pantheon Contemporaneo" (disponibile su Amazon al seguente link: Nuvole 2.0) . 

Il testo seguente è estratto dal paragrafo "Un carnevale punk postmoderno: gli oppositori", che descrive i principali avversari di Batman. 

E' solo una parte dell'intero paragrafo e quindi troverete citati solo alcuni dei tanti villain che deve combattere il Cavaliere Oscuro.

Fumetti Supereroi | semiotica | Frank Miller


Per esaminare le altre principali figure attanziali che compaiono nei fumetti di Batman ritorniamo alle origini del personaggio negli anni Quaranta.

A Giugno 1940 anche Batman, come era successo perSuperman, si merita una rivista completamente dedicata alle sue avventure. La National, futura DC Comics, pubblica il numero Uno di Batman, con i testi di Bill Finger ed i disegni di Bob Kane (assistito nel primo episodio, The Legend of the Batman - Who He is, and How he Came to Be, da Sheldon Moldoff, e negli altri 4 da Jerry Robinson). 

Nel primo racconto vengono rinarrate le origini di Batman, sostanzialmente in maniera simile a  quanto raccontato nel numero 33 di Detective Comics, aggiungendo qualche ulteriore particolare.

La successiva storia The Joker, introduce la nemesi del Cavaliere Oscuro, il suo oppositore per antonomasia, uno dei criminali più noti della narrativa a fumetti, reso famoso anche dalle ottime interpretazioni cinematografiche di attori come  Jack Nicholson (nel filmBatman di Tim Burton del 1989) e Heath Ledger (ne Il Cavaliere Oscuro di Christopher Nolan del 2008). 

La sua maschera da clown, la figura snella con vestiti sempre sgargianti, il suo ghigno malefico sono intrinsecamente un’ode all’opposizione semantica. Il sorriso segno di dolcezza e di clemenza che diventa simbolo di malvagità, la luce dei colori sgargianti che diventano oscurità dello spirito, la missione del pagliaccio che dispensa allegria e sorrisi che si fa portatrice di dolore e sofferenza. Man mano che le storie del Cavaliere Oscuro diventano più mature e complesse il personaggio di Joker assume sfaccettature nuove e particolari. Il supercriminale non sembra più desiderare semplicemente il potere e la ricchezza, il suo oggetto del desiderio, nel senso greimasiano del termine, diventa l’annientamento del suo antagonista, la sua completa distruzione, fisica e morale. A sua volta Batman vede in lui un altro se stesso: se Robin rappresenta la sua parte buona, il lato luminoso del suo spirito, Joker è invece la sua parte oscura, i suoi istinti più feroci ed incontrollati. Ritorniamo alla sua prima apparizione nel numero 1 di Batman, nel quale compare in due episodi. In The Joker il villain si presenta non come un comune criminale, ma un sadico psicopatico che annuncia i suoi colpi per sfidare il potere, sia delle istituzioni pubbliche che della malavita.  Non esita infatti ad uccidere i ricchi proprietari di rari e preziosi gioielli, un gangster della mafia ed un giudice. Riesce a mettere in difficoltà anche Batman riuscendo a rapire Robin, un preludio di quello che avverrà con risultati più tragici a Jason Todd negli anni Ottanta. Il marchio di fabbrica dei suoi delitti sono i corpi delle vittime che vengono sempre ritrovati con un ghigno dipinto sul viso, causato dal letale gas Smilex. Naturalmente l’episodio si conclude con la cattura diJoker che fallisce l’ultimo suo colpo e viene sbattuto in prigione dal dinamico duo. Il primo volume di Batman si chiude con un’altra storia che vede come antagonista nuovamente il Joker nell’episodio The Joker Returns. Il villain fugge dal carcere dopo solo due giorni dalla sua cattura, per ritornare a sfidare Batman e l’intera Gotham City in cerca di vendetta, con il solito stile di preannunciare i colpi prima di compierli. Ancora una volta Joker mette in seria difficoltà il dinamico duo, ma nella lotta finale corpo a corpo tra l’uomo pipistrello e il criminale, quest’ultimo finisce per essere infilzato al petto dal suo stesso pugnale. Quando arriva la polizia per prelevare il cadavere di Joker si scopre che il criminale è ancora vivo e quindi potrà tornare negli episodi successivi. Le sue partecipazioni ai racconti su Batman si svolgono da allora in un continuo alternarsi tra atmosfere drammatiche e caricaturali, all’interno di un’ambientazione fatta di numerosi villain che trasformano Gotham City in una sorta di palcoscenico di una psichedelica Commedia dell’Arte. Il Joker non è semplicemente un personaggio, l’antagonista per eccellenza di Batman, ma assume il ruolo della Tentazione, della Prova, il demone che sopravvive nell’animo del supereroe sin da quando i suoi genitori sono stati uccisi ed un pipistrello è entrato da una delle finestre del suo maniero trasformandolo definitivamente nel Cavaliere Oscuro. Joker da personaggio solido e tridimensionale si trasforma in semplice linea monodimensionale di demarcazione, il confine tra Bene e Male, tra Giustizia e Vendetta.
Nella miniserie ‘Lovers and Madmen’ (Amanti e pazzi) Joker non esita a mettere alla prova questa convinzione in Batman e, ritenendo che l’eroe affermi che ‘tutta la vita conta’ solo per ipocrisia, si lascia cadere dal tetto di un grattacielo. […] La tentazione di lasciar morire Joker esiste ed è anzi proprio questa tentazione che rende il personaggio più umano e la sua scelta più sofferta e drammatica. Batman può violare le proprie convinzioni e liberarsi di un problema immenso, oppure può salvare un omicida di massa e condannare se stesso a contrastare i crimini che Joker commetterà in futuro. Ma, dopo un istante di esitazione, alla pagina successiva la scelta di Batman è chiara e netta: ‘La vita conta. Per mano mia o no, l’omicidio è una violazione della mia anima. Non importa quanto mi farebbe sentire bene”. E con un tuffo acrobatico, tra l’altro mettendo a repentaglio la propria stessa vita, Batman afferra Joker e lo deposita al suolo, pronto per il manicomio di Arkham, e non per il cimitero.
[Marco Arnaudo, Il fumetto supereroico: mito, etica e strategie narrative, Pg. 100]

Lovers & Madmen è una miniserie, pubblicata tra il Settembre 2007 ed il Febbraio 2008, che appare sui numeri dal 7 al 12 della testata Batman Confidential, scritta da Michael Green con la parte grafica affidata a Denys Cowan. 

In questa saga vengono rinarrate le origini di Joker: il futuro supervillain è un piccolo criminale chiamato Jack che durante una rapina prende in ostaggio Lorna Shore (la donna che Bruce Wayne frequentava in quel periodo), ferendola quasi mortalmente per coprire la sua fuga. In un impeto di rabbia Batman lo colpisce con il Batarang (il suo boomerang ipertecnologico) che gli taglia le guance da entrambi i lati disegnando sul  viso del criminale quel sadico sorriso che ne farà il Joker. Disperato al capezzale della sua amata, che lotta tra la vita e la morte in ospedale, Bruce fa una soffiata ad un boss mafioso di Gotham, a cui Jack aveva fatto uno sgarro, informandolo del covo in cui si nasconde il malvivente. La banda del boss rintraccia Jack e durante l’inseguimento in una fabbrica di prodotti chimici ne causano la caduta in una vasca contenente sostanze solventi ed antipsicotiche. Mentre tutti lo credono morto Jack riemerge dagli scarichi dello stabilimento, con la pelle completamente sbiancata, i capelli viola ed il vestito marrone che ha cambiato anch’esso il suo colore in viola: è nato il Joker. Le sostanze chimiche, oltre a cambiarlo fisicamente, hanno amplificato la sua psicosi, ma anche la sua intelligenza e la sua resistenza fisica. Il neonato villain conquista il controllo della criminalità di Gotham City e comincia a razziare la città con i suoi scagnozzi. Nel frattempo Bruce Wayne non riesce a riprendersi dalla depressione causata dai rimorsi, sia per non essere riuscito a impedire il ferimento della donna amata sia per avere consegnato Jack alla mafia. Solo l’intervento del fedele maggiordomo Alfred convince Bruce a indossare nuovamente il costume di Batman. Il Cavaliere di Gotham sfida quindi Joker e lo sconfigge dopo una dura battaglia durante la quale il criminale rivela di essere Jack e lo mette alla prova buttandosi giù da un palazzo come abbiamo già raccontato nella citazione riportata in precedenza.
Supereroi | Fumetti | Semiotica | Narrativa | Letteratura comparata

Figura 47 - Copertina del numero 11 di Batman Confidential che contiene uno degli episodi della saga Lovers & Madmen (Michael Green e Denys Cowan)
In questo continuo alternarsi tra dramma e commedia le avventure del Cavaliere Oscuro si configurano sempre più decisamente come un’opera punk di una  commedia dell’arte postmoderna.

I nemici di Batman sono infatti ‘maschere’ di un Carnevale grottesco che trasfigurano satira ed umorismo in dramma e follia. 

Così al sadico clown Joker si affiancano numerosi altri personaggi che si configurano tutti come oppositori del Cavaliere Oscuro. Il Pinguino (prima apparizione in Detective Comics n. 58, in una storia di Finger, Kane, Robinson, e Roussos del Dicembre 1941) è un’altra delle maschera di questo carnevale punk:  tuba, monocolo e frac, l’onnipresente ombrello usato come arma di offesa e di difesa, ha senza dubbio l’aspetto di un personaggio di un’opera di Goldoni. Come molti degli antagonisti diBatman non ha superpoteri, solo una intelligenza viva e brillante che sfrutta per compiere i suoi affari criminali. Vive a stretto contatto con le famiglie mafiose che controllano Gotham (in particolare quelle di Carmine Falcone e Salvatore Maroni) e il suo potere deriva principalmente dalla sua conoscenza di qualsiasi cosa avvenga nel mondo del malaffare: non a caso lo stesso Cavaliere Oscuro lo utilizza a volte come informatore, senza nascondere il suo disprezzo per un uomo che fa dell’opportunismo senza scrupoli il suo stile di vita.
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