In occasione della prossima uscita al cinema di "Batman v Superman: Dawn of Justice", prevista per il 23 Marzo, di seguito riporto un estratto dal libro "Nuvole 2.0 - Pantheon Contemporaneo" (disponibile su Amazon al seguente link: Nuvole 2.0) . 

Il testo seguente è estratto dal paragrafo "Un carnevale punk postmoderno: gli oppositori", che descrive i principali avversari di Batman. 

E' solo una parte dell'intero paragrafo e quindi troverete citati solo alcuni dei tanti villain che deve combattere il Cavaliere Oscuro.

Fumetti Supereroi | semiotica | Frank Miller


Per esaminare le altre principali figure attanziali che compaiono nei fumetti di Batman ritorniamo alle origini del personaggio negli anni Quaranta.

A Giugno 1940 anche Batman, come era successo perSuperman, si merita una rivista completamente dedicata alle sue avventure. La National, futura DC Comics, pubblica il numero Uno di Batman, con i testi di Bill Finger ed i disegni di Bob Kane (assistito nel primo episodio, The Legend of the Batman - Who He is, and How he Came to Be, da Sheldon Moldoff, e negli altri 4 da Jerry Robinson). 

Nel primo racconto vengono rinarrate le origini di Batman, sostanzialmente in maniera simile a  quanto raccontato nel numero 33 di Detective Comics, aggiungendo qualche ulteriore particolare.

La successiva storia The Joker, introduce la nemesi del Cavaliere Oscuro, il suo oppositore per antonomasia, uno dei criminali più noti della narrativa a fumetti, reso famoso anche dalle ottime interpretazioni cinematografiche di attori come  Jack Nicholson (nel filmBatman di Tim Burton del 1989) e Heath Ledger (ne Il Cavaliere Oscuro di Christopher Nolan del 2008). 

La sua maschera da clown, la figura snella con vestiti sempre sgargianti, il suo ghigno malefico sono intrinsecamente un’ode all’opposizione semantica. Il sorriso segno di dolcezza e di clemenza che diventa simbolo di malvagità, la luce dei colori sgargianti che diventano oscurità dello spirito, la missione del pagliaccio che dispensa allegria e sorrisi che si fa portatrice di dolore e sofferenza. Man mano che le storie del Cavaliere Oscuro diventano più mature e complesse il personaggio di Joker assume sfaccettature nuove e particolari. Il supercriminale non sembra più desiderare semplicemente il potere e la ricchezza, il suo oggetto del desiderio, nel senso greimasiano del termine, diventa l’annientamento del suo antagonista, la sua completa distruzione, fisica e morale. A sua volta Batman vede in lui un altro se stesso: se Robin rappresenta la sua parte buona, il lato luminoso del suo spirito, Joker è invece la sua parte oscura, i suoi istinti più feroci ed incontrollati. Ritorniamo alla sua prima apparizione nel numero 1 di Batman, nel quale compare in due episodi. In The Joker il villain si presenta non come un comune criminale, ma un sadico psicopatico che annuncia i suoi colpi per sfidare il potere, sia delle istituzioni pubbliche che della malavita.  Non esita infatti ad uccidere i ricchi proprietari di rari e preziosi gioielli, un gangster della mafia ed un giudice. Riesce a mettere in difficoltà anche Batman riuscendo a rapire Robin, un preludio di quello che avverrà con risultati più tragici a Jason Todd negli anni Ottanta. Il marchio di fabbrica dei suoi delitti sono i corpi delle vittime che vengono sempre ritrovati con un ghigno dipinto sul viso, causato dal letale gas Smilex. Naturalmente l’episodio si conclude con la cattura diJoker che fallisce l’ultimo suo colpo e viene sbattuto in prigione dal dinamico duo. Il primo volume di Batman si chiude con un’altra storia che vede come antagonista nuovamente il Joker nell’episodio The Joker Returns. Il villain fugge dal carcere dopo solo due giorni dalla sua cattura, per ritornare a sfidare Batman e l’intera Gotham City in cerca di vendetta, con il solito stile di preannunciare i colpi prima di compierli. Ancora una volta Joker mette in seria difficoltà il dinamico duo, ma nella lotta finale corpo a corpo tra l’uomo pipistrello e il criminale, quest’ultimo finisce per essere infilzato al petto dal suo stesso pugnale. Quando arriva la polizia per prelevare il cadavere di Joker si scopre che il criminale è ancora vivo e quindi potrà tornare negli episodi successivi. Le sue partecipazioni ai racconti su Batman si svolgono da allora in un continuo alternarsi tra atmosfere drammatiche e caricaturali, all’interno di un’ambientazione fatta di numerosi villain che trasformano Gotham City in una sorta di palcoscenico di una psichedelica Commedia dell’Arte. Il Joker non è semplicemente un personaggio, l’antagonista per eccellenza di Batman, ma assume il ruolo della Tentazione, della Prova, il demone che sopravvive nell’animo del supereroe sin da quando i suoi genitori sono stati uccisi ed un pipistrello è entrato da una delle finestre del suo maniero trasformandolo definitivamente nel Cavaliere Oscuro. Joker da personaggio solido e tridimensionale si trasforma in semplice linea monodimensionale di demarcazione, il confine tra Bene e Male, tra Giustizia e Vendetta.
Nella miniserie ‘Lovers and Madmen’ (Amanti e pazzi) Joker non esita a mettere alla prova questa convinzione in Batman e, ritenendo che l’eroe affermi che ‘tutta la vita conta’ solo per ipocrisia, si lascia cadere dal tetto di un grattacielo. […] La tentazione di lasciar morire Joker esiste ed è anzi proprio questa tentazione che rende il personaggio più umano e la sua scelta più sofferta e drammatica. Batman può violare le proprie convinzioni e liberarsi di un problema immenso, oppure può salvare un omicida di massa e condannare se stesso a contrastare i crimini che Joker commetterà in futuro. Ma, dopo un istante di esitazione, alla pagina successiva la scelta di Batman è chiara e netta: ‘La vita conta. Per mano mia o no, l’omicidio è una violazione della mia anima. Non importa quanto mi farebbe sentire bene”. E con un tuffo acrobatico, tra l’altro mettendo a repentaglio la propria stessa vita, Batman afferra Joker e lo deposita al suolo, pronto per il manicomio di Arkham, e non per il cimitero.
[Marco Arnaudo, Il fumetto supereroico: mito, etica e strategie narrative, Pg. 100]

Lovers & Madmen è una miniserie, pubblicata tra il Settembre 2007 ed il Febbraio 2008, che appare sui numeri dal 7 al 12 della testata Batman Confidential, scritta da Michael Green con la parte grafica affidata a Denys Cowan. 

In questa saga vengono rinarrate le origini di Joker: il futuro supervillain è un piccolo criminale chiamato Jack che durante una rapina prende in ostaggio Lorna Shore (la donna che Bruce Wayne frequentava in quel periodo), ferendola quasi mortalmente per coprire la sua fuga. In un impeto di rabbia Batman lo colpisce con il Batarang (il suo boomerang ipertecnologico) che gli taglia le guance da entrambi i lati disegnando sul  viso del criminale quel sadico sorriso che ne farà il Joker. Disperato al capezzale della sua amata, che lotta tra la vita e la morte in ospedale, Bruce fa una soffiata ad un boss mafioso di Gotham, a cui Jack aveva fatto uno sgarro, informandolo del covo in cui si nasconde il malvivente. La banda del boss rintraccia Jack e durante l’inseguimento in una fabbrica di prodotti chimici ne causano la caduta in una vasca contenente sostanze solventi ed antipsicotiche. Mentre tutti lo credono morto Jack riemerge dagli scarichi dello stabilimento, con la pelle completamente sbiancata, i capelli viola ed il vestito marrone che ha cambiato anch’esso il suo colore in viola: è nato il Joker. Le sostanze chimiche, oltre a cambiarlo fisicamente, hanno amplificato la sua psicosi, ma anche la sua intelligenza e la sua resistenza fisica. Il neonato villain conquista il controllo della criminalità di Gotham City e comincia a razziare la città con i suoi scagnozzi. Nel frattempo Bruce Wayne non riesce a riprendersi dalla depressione causata dai rimorsi, sia per non essere riuscito a impedire il ferimento della donna amata sia per avere consegnato Jack alla mafia. Solo l’intervento del fedele maggiordomo Alfred convince Bruce a indossare nuovamente il costume di Batman. Il Cavaliere di Gotham sfida quindi Joker e lo sconfigge dopo una dura battaglia durante la quale il criminale rivela di essere Jack e lo mette alla prova buttandosi giù da un palazzo come abbiamo già raccontato nella citazione riportata in precedenza.
Supereroi | Fumetti | Semiotica | Narrativa | Letteratura comparata

Figura 47 - Copertina del numero 11 di Batman Confidential che contiene uno degli episodi della saga Lovers & Madmen (Michael Green e Denys Cowan)
In questo continuo alternarsi tra dramma e commedia le avventure del Cavaliere Oscuro si configurano sempre più decisamente come un’opera punk di una  commedia dell’arte postmoderna.

I nemici di Batman sono infatti ‘maschere’ di un Carnevale grottesco che trasfigurano satira ed umorismo in dramma e follia. 

Così al sadico clown Joker si affiancano numerosi altri personaggi che si configurano tutti come oppositori del Cavaliere Oscuro. Il Pinguino (prima apparizione in Detective Comics n. 58, in una storia di Finger, Kane, Robinson, e Roussos del Dicembre 1941) è un’altra delle maschera di questo carnevale punk:  tuba, monocolo e frac, l’onnipresente ombrello usato come arma di offesa e di difesa, ha senza dubbio l’aspetto di un personaggio di un’opera di Goldoni. Come molti degli antagonisti diBatman non ha superpoteri, solo una intelligenza viva e brillante che sfrutta per compiere i suoi affari criminali. Vive a stretto contatto con le famiglie mafiose che controllano Gotham (in particolare quelle di Carmine Falcone e Salvatore Maroni) e il suo potere deriva principalmente dalla sua conoscenza di qualsiasi cosa avvenga nel mondo del malaffare: non a caso lo stesso Cavaliere Oscuro lo utilizza a volte come informatore, senza nascondere il suo disprezzo per un uomo che fa dell’opportunismo senza scrupoli il suo stile di vita.
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Assoluti relativi: ho creato questo blog circa due anni fa, per raccogliere pensieri e riflessioni sul mondo dei media e delle scienze sociali, a cui mi sono appassionato durante gli studi di Scienze delle Comunicazioni. 

Credo sia giunto il momento di spiegare, e spiegarmi, il perché di questo nome.
Un motivo pratico è che il nome era libero sulla piattaforma Blogger di Google che ospita Assoluti Relativi.
Un altro motivo più ragionato è invece legato ai contenuti di questi miei scritti, o meglio a una mia convinzione.

Gli ASSOLUTI non esistono! 

Cioè non esistono idee, teorie, ipotesi, ideologie, leggi, norme, regole o convinzioni che abbiano valenza assoluta.  Questo porterebbe di conseguenza ad annoverarmi tra i promotori e partigiani del disprezzato "Relativismo culturale" o "storico", da molti giudicato uno dei mali principali dell'era contemporanea. Cosa che contrasterebbe non poco con il mio essere cristiano cattolico praticante (ho aggiunto l'aggettivo "praticante", anche se concepisco con difficoltà l'essere credente non praticante, ma questo è tutto un altro discorso).

Per chi volesse approfondire il tema del "Relativismo culturale" trova un buon articolo su Treccani.it:
http://www.treccani.it/enciclopedia/relativismo-culturale_(Enciclopedia-delle-scienze-sociali)/

Relativismo | Sociologia | Semiotica | Politica

Anche se non l'ho citato esplicitamente, ho già scritto di relativismo in almeno altri due post che trovate su questo blog:

  1. L'ira di Kuhn
  2. Are you Malthusians or Cornucopians? - I try CORNUCOPIAN...

In realtà tutti i post fin qui pubblicati, chi più chi meno, trattano di relativismo culturale, etico, storico, mediatico, politico e tecnologico.
Bisogna quindi chiarire la mia idea sulla non esistenza di Assoluti.

Gli "assoluti" non esistono, ma solo in questa realtà, la realtà in cui vive ogni essere umano.

Questo non esclude che invece gli assoluti esistano in realtà diverse della nostra. La dimensione della Fede religiosa è fatta di Assoluti, di Dogmi. Non potrebbe essere altrimenti. Sono altresì convinto che una società, da quelle più semplici, che possiamo ritrovare nel mondo animale, a quelle più complesse come la nostra, ha necessità di fissare degli Assoluti. Sono alla base del buon funzionamento della convivenza e delle relazioni tra esseri appartenenti allo stesso gruppo sociale.

Gli Assoluti quindi non esistono nella nostra realtà ma sono necessari. Sono tanto necessari quanto pericolosi. 

Un eccessiva preponderanza di assoluti rischia di cancellare la specificità e l'identità di ogni singolo essere umano e di conseguenza la libertà individuale. Ma anche il progresso, che è guidato principalmente dalla divergenza di idee piuttosto che dalla convergenza culturale. D'altro canto, un eccessiva preponderanza di "Relativi" rischia di rompere alla base le relazioni e l'unità tra gli elementi di uno stesso gruppo sociale e, di conseguenza, rischia di essere distruttiva per la società. Lo stesso progresso culturale e tecnologico verrebbe bloccato, in quanto è guidato tanto dalla divergenza di idee quanto dal confronto con gli altri. 
Probabilmente quella che stiamo vivendo oggi è una fase della storia dell'umanità dove il relativo prevale sull'assoluto. Non è la prima volta che succede nella lunga storia dell'uomo. Probabilmente non sarà neanche l'ultima. La storia, la sociologia, l'antropologia ci dimostrano che la società umana si muove in una continua ricerca di equilibrio tra assoluti e relativi. Un movimento imperfetto che in questa realtà non potrà, probabilmente, mai raggiungere l'equilibrio esatto.

Semiotica | Sociologia | Narrazioni | Storytelling



20.30 passate da pochi minuti. Quasi in perfetto orario, stasera è andata bene.  Quasi.
“Minghia, piove!”
Evito normalmente di dire le parolacce. Ma questa esclamazione è solo un mio pensiero, nessuno lo può sentire. Piove bene anche! Non è semplicemente una pioggerellina leggera ,come domenica scorsa. Forse dovrei togliere il cappellino dallo zaino e indossarlo per ripararmi la testa. Rinuncio. In fondo il cappellino è di lana e ci metterebbe qualche ora ad asciugarsi. La mia testa invece è ormai ricoperta quasi esclusivamente da pelle, se si esclude il pizzetto e ciò che rimane dei miei capelli, opportunamente portati alla lunghezza massima di 3-4 mm. Il seicentino mi aspetta nel parcheggio, a pochi metri dalla stazione e quindi di pioggia ne prenderò comunque poca.
Peccato essere usciti tardi dall’ufficio. Avrei potuto prendere il treno precedente e arrivare a casa un’ora prima, per godermi un po’ di più la famiglia ei bambini. Va bene lo stesso.
Arrivo a casa. Yoyo sta facendo ancora i compiti. Cesca lo aiuta. Mimmi gioca con la WII e Jaja guarda Supermario che si muove sullo schermo come se fosse un cartone animato. Saluto bimbi e moglie. Sono stanchi. Per loro è stata una giornata lunga. Lei doveva sbrigare diverse commissioni durante il pomeriggio e i bambini l’hanno dovuta seguire. Sono anche loro rientrati da poco a casa. Provo a fare imparare a memoria una poesia a Yoyo. Mi segue per un poco, ma è troppo stanco. E anarchico, come al solito… Decidiamo che per stasera basta così, ha studiato abbastanza. Mimmi ha liberato la TV dal videogioco, è ora di cena. La riaccendo e faccio un po’ di zapping cercando un programma che sia il più noioso possibile per i bambini, in modo che si convincano ad andare a letto subito dopo aver mangiato, senza fare troppi capricci. Sappiamo bene che sarà un’allegra lotta come ogni sera. Inizio a scorrere i canali, cominciando da rai 1.

Arrivato al 5 mi fermo. C’è Striscia la Notizia. E’ da anni che non seguo e vedo più quel programma.

In realtà a casa nostra si guarda poca TV in generale. Molti cartoni. Per il resto film, serie TV e animate in DVD. Anche in lingua originale con i sottotitoli.   MI ha attratto un servizio sul maltrattamento dei cani. Gli occhioni grandi dei cuccioli, il loro scodinzolare. L’andamento allegro e amichevole di vari cani che si aggirano per la casa. Sono decine.
Capisco che nei giorni scorsi alcuni cani sono stati soccorsi e portati in una clinica veterinaria gravemente feriti. In quella casa, il sovraffollamento di animali porta ad una situazione critica, nella quale i cani finiscono per lottare tra loro e i più deboli soccombono e vengono sbranati dai più forti. Il cronista cerca di far capire al proprietario di casa che è una sua responsabilità, questa situazione. Non può allevare così tanti animali costringendoli in spazi così piccoli. E’ inevitabile che questo degrado porta i cani ad assumere atteggiamenti aggressivi verso i propri simili o autolesivi. A causa dello scarso spazio disponibile, alcuni cani hanno difficoltà a camminare. Ne noto uno con le zampe posteriori quasi paralizzate.
L’uomo incalzato dalle domande dell’inviato di Striscia la Notizia cerca di difendersi. Da la responsabilità alla madre. Al proprio stato di salute non buono. Ha i capelli lunghi e la barba. Avrà tra i trenta e i quarant’anni. Indossa una maglietta e dei pantaloncini corti, nonostante sia inverno. Lo sguardo è spento. Le palpebre sono in parte abbassate e gli occhi sono lucidi, come dopo una sbornia. Parla a fatica, sforzandosi di legare una parola all’altra, con frasi brevi e semplici. Balbetta un poco. Sulle gambe, quando viene inquadrato a figura intera, noto delle escoriazioni. Da quel che dice, per giustificarsi davanti alle domande e alle affermazioni incalzanti del cronista, si capisce che è un ex tossicodipendente. Ex, forse. Dice di fare uso di metadone. Prende anche delle pillole per il cuore, dice. Rivaluto la sua età apparente. La droga ti fa apparire più vecchio di quel che effettivamente si è. Mentre parlano sull’uscio della porta di ingresso, di quella che è poco più di una baracca, si intravede dell’acqua che sta allagando il pavimento. L’uomo intervistato va ancora più in confusione.
Il servizio termina segnalando ai telespettatori che sono intervenute le autorità competenti, che verificato lo stato di degrado dell’abitazione, hanno portato via gli animali nel canile municipale. 

Sociologia | Media | Semiotica | Linguaggi

Si ritorna nello studio e la Hunziker e Greggio, con l’espressione costernata, annunciano un numero telefonico a cui chiamare per adottare uno dei cani salvati dai maltrattamenti subiti in quella casa. In sovraimpressione il numero di telefono. Alle spalle dei conduttori la fotografia dei cuccioli liberati.

Cambio canale. Nella mia testa è rimasta però quella espressione. Non quella dolce e indifesa dei cani. Quella fragile e altrettanto indifesa di quell’uomo, con il cervello bruciato dall’abuso di sostanze stupefacenti.  Per lui nessun numero di telefono per qualche offerta di aiuto. Chissà se le autorità competenti si sono prese cura anche di lui e di sua madre. Certo la sua è stata una scelta di vita. Sbagliata, ma una scelta. Forse. I cuccioli non hanno potuto scegliere. Rimane quello sguardo perso nel vuoto dei cani e del loro ex compagno di vita. Una vita probabilmente triste e sofferta. Ma una vita. Una vita anche di quell’uomo. Più preziosa? Quel che ne rimane sono delle parole sbiascicate. Delle gambe magre ed escoriate. Dei capelli arruffati. Degli occhi lucidi. Uno sguardo perso nel vuoto, alla ricerca di qualcosa…

Nel paese di Pulcinella c'è una legge, ormai millenaria, che ha stabilito il vino come unica bevanda alcolica consentita all'interno dei confini comunali. 

Al compimento del diciottesimo anno di età, ogni cittadino del paese di Pulcinella ha facoltà di scegliere se rimanere astemio o bere il vino. Naturalmente la condizione di astinenza dal vino può essere interrotta in qualsiasi momento a condizione che si sia raggiunta la maggiore età. Una volta interrotta la condizione di astinenza il cittadino è però obbligato a una sorta di fedeltà nei confronti della bevanda prodotta dal frutto della vite, che richiede di bere almeno un bicchiere di vino a settimana.
Nessun limite viene imposto sul tipo di vino che è possibile bere: bianco, rosso, rosato, dolce o secco, frizzante o fermo. Qualsiasi tipo di vino è ammesso, ma nello stesso tempo è assolutamente vietato bere qualsiasi altra bevanda alcolica. E' ben noto che in paese alcuni bevano di tanto in tanto anche della birra, del whisky o della vodka e la legge solitamente chiude un occhio. L'importante è farlo con una certa prudenza senza farne eccessiva mostra. Ciò che è severamente vietato è la fedeltà a una bevanda alcolica diversa dal vino.
Linguaggi | Semiotica | Famiglia | Società | Politica | SociologiaOggi in consiglio comunale, per la prima volta dopo secoli di storia, si discute l'eccezionale possibilità di cambiare questa legge millenaria.
Dottor Balanzone: - E' una questione di civiltà, signori! Guardate bene cosa succede al di là dei nostri confini. Nel Paese della Cuccagna, a Eldorado, Atlantide, nelle Terre del Barone Piscitello. Ovunque, e ripeto e sottolineo ovunque, è possibile essere fedeli a altre bevande alcoliche e noi qui cosa facciamo? Legati alla nostra arretratezza ormai storica ci priviamo di quella che altrove è da anni la normalità!"
Arlecchino - Ma quale normalità! Ma per favore... depravazione signor mio, depravazione! Prendiamo esempio per le cose buone che vengono dagli estranei, ma non importiamo nelle nostre strade e nelle nostre osterie l'abominio!
Signor Pantalone - Troglodita! Siete un troglodita ignorante signor Arlecchino! Legga, studi, si faccia una cultura!
Arlecchino - Ma io leggo...
Colombina - Seh... I giornalini di Paperino.
Rugantino - Carmi, carmi... non semo qua pe' litigà tra noi, dobbiamo decide quer che è meglio per il popolo. E' la responsabilità di noi che governamo.
Arlecchino - Allora sentiamolo il popolo! Il popolo è sovrano o no? Siamo in democrazia o no? Decida il popolo allora, si faccia un referendum!
Dottor Balanzone - Sarebbe comodo siur Arlecchino, per quell'ignoranti come voi. Questo è populismo. E' responsabilità della politica guidare la gente verso ciò che è civile e non lasciare che l'ignoranza e il sentimento del momento prevalga. Lei deve leggere di più signor Arlecchino!
Arlecchino - Ma io leggo, e tanto anche! E non solo i giornaletti di Topolino, se proprio lo vuol sapere!
Colombina - Infatti. Leggi pure quelli di Paperino.
Signor Pantalone - Sono d'accordo con l'esimio collega Balanzone. E' responsabilità del governo guidare il popolo a più grandi sentimenti e ragioni. Non possiamo per codardia lasciare al popolino fare scelte per le quali non hanno le adeguate conoscenze.
Dottor Balanzone - La ringrazio signor Pantalone, ma mi preme precisare che la nostra colleghitudine si limita a questa nostra attività nel consiglio comunale. Io sono un dottore, un luminare, non un ragioniere senza scrupoli come lei!
Rugantino - Carmi, carmi. Signori, abbiamo iniziato a litigare prima ancora che sia stata letta la proposta di modifica alla legge sul vino. Ascoltiamo e poi apriamo la discussione. Signora Colombina, la prego, ci dia lettura della proposta.
Colombina - Nuovo Regolamento comunale proposto della signora Rosaura Pantalone: Si richiede la parificazione delle altre bevande alcoliche, e in particolare del whisky e della vodka, al vino, quindi la possibilità per un cittadino del Paese di Pulcinella di poter dare la sua fedeltà anche a queste bevande, oltre che al suddetto vino.
Arlecchino - Abominio! Rosaura degna figlia di suo padre! Distruttrice delle tradizioni e della società. Tutti conosciamo il potere destabilizzante e nocivo di queste bevande! Scandalo, colleghi, scandalo! Cosa mai ci toccherà vedere nelle nostre strade e nelle nostre piazze se questo regolamento dovesse mai passare!
Brighella - Ma cosa vuoi vedere bifolco! Ma quanti bevitori di vino si vedono ogni giorno ubriacarsi e dare in escandescenza? Quanti bevitori di vino che di nascosto, quando nessuno li vede, vanno in giro a bere birra di contrabbando?
Arlecchino - Ma una birretta ogni tanto... anche al più fedele dei bevitori di vino può capitare e poi cos'è una birra? quattro o cinque gradi di alcol non fanno male a nessuno... i 40 di un whisky o di una vodka invece, quelli si che fanno i danni!
Signor Pantalone - Eccolo il bifolco! Fedeltà al vino e poi una scappatella con la birra è concessa! Questa è la sua coerenza... ignoranza, ignoranza!
Arlecchino - Certo signor Pantalone, coerenza, come la sua e quella di sua figlia. Che business sta progettando sulla commercializzazione del Whisky e della Vodka, quanti soldi ci farà? Ci dica, ci dica. Ci erudisca signor Pantalone!
Dottor Balanzone - Ma quali soldi e business! Signori stiamo parlando di una questione di civiltà, siamo o non siamo una società civile?
Colombina - Be' secondo me servirebbe che anche gli osti esprimano la loro opinione. In fondo dovranno essere loro a mescere whisky e vodka nelle coppe per i loro clienti e poi con i barrique di quelle bevande dovranno convivere per mesi e mesi prima che si svuotino. Oggi il vino che vendono se lo producono da soli, mentre queste nuove bevande dovranno acquistarle da altri... e si sa che tra l'oste e il barrique, dopo tanti mesi di convivenza, si crea una sorta di simbiosi.
Brighella - come fanno già oggi con la birra, che di certo non si producono da soli, signora Colombina...
Mentre la discussione si fa sempre più accesa entra nella sala consiliare il sindaco Pulcinella. Subito scende il silenzio tra i consiglieri. Arlecchino, velocissimo si avvicina al sindaco prendendolo sotto braccio e portandolo fuori dalla sala, nella quale si accende subito un susseguirsi di mormorii.
Dottor Balanzone - Signor Pantalone, s'è fatto fregare da quel servo dell'Arlecchino... adesso proverà a portare il sindaco dalla sua parte e per noi sarà più difficile far valere le nostre ragioni e far passare il nuovo regolamento che porta il nome di quella santa di sua figlia!
Signor Pantalone - Io mio sono fatto fregare? Perchè, non poteva prenderlo lei sotto braccio il sindaco e illuminarlo con tutta la sua dottorosità?
Intanto fuori dalla sala Arlecchino sussurra il suo pensiero a Pulcinella. In fondo la sua fazione era alleata con quella del sindaco e quindi si sentiva bene in diritto di far valere le sue ragioni, anche se era ben noto che i Panatalone, padre e figlia, militavano nello stesso partito di Pulcinella.
Arlecchino - Allora Pulcinella, che ne pensi? In fondo tu un tempo stavi dalla nostra parte... la tua storia politica parla chiaro del buon rapporto che hai col vino!
Pulcinella - Eh si, a me il vino piace e piace assai! Tutte queste nuove bevande, o drink, come si dice adesso, proprio non riesco a concepirle... Che gusto ci troveranno?
Arlecchino - E lo spritz sindaco? Lo spritz? Un buon prosecco mischiato a chissà quali schifezze!
Pulcinella - Lo Spritz? Ma io aggiungerei tutti i tipi di cocktail, ma come si può?
Arlecchino - Allora sei d'accordo con me? Dobbiamo insieme, e soprattutto tu che sei il  sindaco, fare quanto in nostro potere per evitare che il regolamento possa passare.
Pulcinella - Eh, no, caro amico.
Arlecchino - Come no? E quello che abbiamo detto fino ad ora?
Pulcinella - Una cosa è il mio pensiero personale, un'altra sono le ragioni della politica... Oggi bere Whisky e Vodka è di moda. Fare un aperitivo con un cocktail prima di cena è glamour. Con tutta la fatica che ho fatto a creare questa mia immagine di progressista, prendere una posizione come la tua mi farebbe sembrare subito un conservatore. Non se ne parla!
Arlecchino - E le conseguenze sui nostri cittadini?
Pulcinella - Quello non è importante. Ciò che conta è l'immagine, non l'essenza. L'apparire e non la sostanza. Io continuerò a essere fedele al mio vino, gli altri facciano quello che gli pare!
Arlecchino - Ma stai dicendo davvero?
Pulcinella - Amico mio, è un processo che non si può fermare. Potremmo ritardarlo, ma prima o poi, in un modo o nell'altro ci si arriverà comunque. E quindi perchè rischiare la mia immagine politica? Non se ne parla affatto. E poi, dimmi Arlecchino, chi siamo noi per dire che il vino è meglio del whisky o della vodka e che i nostri concittadini debbano bere solo vino?
Arlecchino - Ma la tradizione. Il bene comune...
Pulcinella - Perchè, tu hai sempre lottato per il bene comune? O forse prima di tutto per i tuoi interessi?
Arlecchino - Per la verità, Pulcinella, per la verità!

Pulcinella - La veirità, amico mio, non esiste. Almeno non esiste in questo mondo.

Arlecchino - Ma un limite, almeno un limite, non pensi che sia necessario?
Pulcinella - Certo, che penso sia necessario. Un bicchiere di whisky vale molto più che uno di vino. Contiene molto più alcol. Invece questi pazzi dei Pantalone e di Balanzone non vogliono limiti. Se per il ritiro della patente basta che ti trovino alla guida con in panza due bicchieri di vino, lo stesso dovrà valere anche per il whisky e la vodka. Se oggi gli osti possono mescere al massimo mezza bottiglia di vino per Cliente per sera, lo stesso dovrà essere per whisky e vodka.
Arlecchino - Ma Whisky e Vodka contengono molto più alcol!
Pulcinella - Lo so, amico mio. Ma dovrebbero essere gli osti a parlare e far valere le loro ragioni, più di tutti gli altri cittadini...
Arlecchino - Lo diceva anche Colombina, sei con noi allora?
Pulcinella - No, caro amico. Una legge si dovrà fare. Sei d'accordo con me che non è giusto vietare la preferenza di un concittadino per una bevanda alcolica diversa dal vino?
Arlecchino - Certo che si, ma sui limiti?
Pulcinella - Libertà di coscienza, libertà di coscienza, amico mio.
Arlecchino - Ma così sarà la rovina della nostra società!
Pulcinella - Ma se la legge consentirà di bere Vodka e Whisky, significa che tu dovrai berli per forza? Sarà il tuo esempio a mostrare agli altri la superiorità del vino come bevanda alcolica! Certo quando tutti bevevamo solo vino era più bello. Si poteva parlare e esprimere le proprie opinioni con maggiore libertà. Si stava più insieme. Eravamo meno individualisti.
Arlecchino - Si, è vero... ma i limiti?

Pulcinella - Libertà di coscienza, libertà di coscienza, amico mio.

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"A una donna (figlia d’arte) 
la macchina di Montecitorio"

http://roma.corriere.it/notizie/cronaca/15_gennaio_10/donna-figlia-d-arte-macchina-montecitorio-lucia-pagano-a6e93050-98a7-11e4-8d78-4120bf431cb5.shtml
Neoborgia | Società | Semiotica | Linguaggi | Narrazioni | Storytelling

Mi scuso anticipatamente per questa deriva populista, anche se ritengo il termine populista avere un significato assolutamente positivo a differenza di quanto sostiene la cultura dominante...

Ciò che emerge dall'articolo del Corriere, ancor più che dalla semplice lettura del titolo, è una commistione di interessi ed intrecci degni delle antiche famiglie nobiliari medioevali che si pensavano ormai spazzate via dall'Illuminismo nell'ormai lontanissimo '700.

Non voglio naturalmente dare giudizi personali su professionisti immagino validi e che non conosco, ma ragionare sull'impianto generale e teorico di questo modo di procedere. Premessa importante: il mantenimento all'interno della stessa famiglia  di competenze e professioni è una condizione quasi naturale, oserei dire storica, all'interno delle organizzazioni sociali umane, anche se dovrebbe essere limitata  per garantire quella mobilità sociale che rappresenta una garanzia di democrazia. La cosa diventa grave quando questo fenomeno si manifesta in maniera prepotente all'interno dell'amministrazione della cosa pubblica. Il mantenimento di cariche e professioni nelle amministrazioni all'interno di clan (non semplici famiglie, ma clan, per sottolinearne l'origine primordiale e primitiva) rischia di minare non solo l'effettiva democraticità di una società ma soprattutto quelle dinamicità essenziale per garantirne il progresso e la ricchezza economica e culturale.
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Per esemplificare questi concetti si pensi proprio al caso specifico dell'apparato burocratico di camera e senato di cui parla l'articolo in testa al post: le due camere che dovrebbero esercitare il potere legislativo e, attraverso il governo che è comunque espressione delle stesse, esecutivo, possono funzionare solo se tutto l'apparato di cui sono costituite si muove ed agisce in maniera coordinata. E' il frutto della rivoluzione industriale e post-industriale: ogni organizzazione funziona come un meccanismo complesso, una fabbrica "a catena di montaggio", dove ogni persona diventa un ingranaggio necessario, o quasi, al funzionamento complessivo del tutto. Se i burocrati di Camera e Senato non operano in maniera corretta ed efficiente sia il potere legislativo che esecutivo non possono essere esercitati in maniera coerente ed efficace. Per assurdo potremmo con il nostro voto eleggere al Senato e Camera dei Deputati le migliori espressioni del nostro paese e comunque non riuscire a garantire un governo efficace ed efficiente della nostra società: il voto in questo caso sarebbe completamente inutile e di conseguenza ci ritroveremmo a vivere in un PAESE NON DEMOCRATICO.
Ragionamenti simili si potrebbero fare per altri settori fondamentali della nostra società: un esempio per tutti le Università, e la scuola in genere, che sono alla base della formazione e crescita culturale di un paese.
E' naturalmente un ragionamento estremo, per assurdo. Ma come tutti i ragionamenti per assurdo possono suggerire soluzioni da adottare.
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L'art. 98 della Costituzione Italiana recita:
"I pubblici impiegati sono al servizio esclusivo della Nazione.
Se sono membri del Parlamento, non possono conseguire promozioni se non per anzianità.
Si possono con legge stabilire limitazioni al diritto d’iscriversi ai partiti politici per i magistrati, i militari di carriera in servizio attivo, i funzionari ed agenti di polizia, i rappresentanti diplomatici e consolari all’estero"
E' uno degli articoli disattesi della Costituzione: mai una legge è stata fatta per impedire a magistrati, polizia, militari, etc. di potere essere eletti in parlamento (la loro discesa in politica ne metterebbe in discussione non solo la loro attuale neutralità ma anche quella passata e futura, necessaria per le funzioni svolte).
Il primo comma indica che i "pubblici impiegati sono al servizio esclusivo della Nazione" e questo dovrebbe bastare a evitare che possano essere assegnati doppi, tripli e multipli incarichi a personale all'interno dell'amministrazione pubblica (una persona = un solo incarico a cui dedicarsi in maniera completa al servizio del cittadino) o che possano avere interessi in altro (partecipazioni in società private che dovrebbero almeno essere sospese per tutta la durata dell'incarico nella cosa pubblica). Sempre nell'ottica di garantire la neutralità dell'apparato burocratico nella gestione della cosa pubblica si dovrebbe stabilire l'incompatibilità non solo con altri incarichi, ma anche con la presenza nella stessa funzione o in funzioni attigue di persone che abbiano interessi comuni, siano essi familiari, economici o professionali (per esempio no parenti, no soci in attività economiche precedenti all'incarico).
Naturalmente le limitazioni sopra non sono una condizione sufficiente a garantire il corretto e trasparente funzionamento della cosa pubblica, che dipendono sempre dalla sensibilità dei singoli, ma probabilmente ne costituiscono una condizione necessaria di cui ne beneficerebbe l'intera società e di conseguenza anche coloro che vedrebbero inizialmente perdere i loro privilegi che alla lunga rischierebbero di diventare soltanto terribilmente virtuali... Al primo posto occorrerebbe mettere sempre l'interesse dei molti, che è fondamentalmente l'interesse di tutti, a quello dei pochi.

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"Essere, o non essere, questo è il dilemma:
se sia più nobile nella mente soffrire
i colpi di fionda e i dardi dell’oltraggiosa fortuna
o prendere le armi contro un mare di affanni e, contrastandoli, porre loro fine?"


Nel 1995 Nicholas Negroponte pubblica il best seller ""Being Digital": internet comincia a diffondersi nelle case degli americani ed in pochi anni la Rete diventerà uno, se non il principale, dei mezzi di comunicazione della società contemporanea. 

L'alfabetizzazione digitale diventa altrettanto importante quanto quella tradizionale per lo sviluppo cognitivo di singoli e collettività. 


Media e Comunicazioni, linguaggi, semiotica, Assoluti Relativi


Già qualche anno prima che tutto ciò si manifesti pienamente Negroponte nel suo libro intravede le enormi potenzialità della digitalizzazione, la riduzione di ogni tipo di comunicazione, sia essa scritta, verbale, per immagini o in video, in una sequenza di bit, di zero ed uno. Oggi è possibile trasferire in formato digitale anche odori a distanza. Le stampanti 3D consentono di realizzare oggetti partendo dalla loro "impronta" digitale. Ogni cosa sembra essere digitalizzabile, trasformabile in una sequenza di zero e uno, in bit, in numeri. Alla fine degli anni '60 McLuhan scrive  "Il medium è il messaggio" per sottolineare che è il medium, il mezzo utilizzato per comunicare ancor più del contenuto di quanto comunicato, ad influenzare la forma mentis di un'intera società. Quindi secondo McLuhan internet, le mail, i social, stanno cambiando il nostro  modo non solo di comunicare ma anche di pensare, di comprendere e rapportarci con ciò che ci circonda... o forse è il contrario: è il nostro modo di pensare che determina il successo di un mezzo di comunicazione rispetto ad un altro, quindi forse il web è il frutto del nostro modo di interpretare il mondo, le cose, le persone. 
Sociologia | Linguaggi | Bit | Digitale | Internet | Web | Ritzer

Tutto è digitale. Tutto può essere rappresentato da un numero. 

Entzauberung der Welt, il disincantamento del mondo lo aveva denominato Weber quasi un secolo fa: "[...] l'uomo potrebbe - in linea di principio - dominare tutte le cose mediante il calcolo. Ma questo significa: il disincanto del mondo". La secolarizzazione della società occidentale è stata per decenni il principale motore del potere dei paesi sviluppati che hanno cercato e cercano di imporla anche sul resto del pianeta. Forse oggi questa stessa secolarizzazione sta diventando la principale debolezza della società contemporanea. L'uomo postmoderno è diventato un adolescente "stanco", guidato dagli istinti di un ragazzino ma senza la sua voglia di riscoprire e reinventare il mondo. Nel suo "The McDonaldization of Society", Ritzer rappresenta la tendenza delle grandi catene di fast food e dei parchi di divertimento alla Disney di rendere tutto misurabile, calcolabile e prevedibile come un orientamento generale della società contemporanea. L'uomo rischia quindi di perdere la sua identità reale a favore di una identità puramente digitale, virtuale, quantitativa, misurabile. L'uomo assume oggi un "valore d'uso" come una qualsiasi altra tipologia di merce. Ridotto a merce perde la propria umanità, diventa oggetto e non più soggetto della storia. 
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L'uomo digitale sempre più connesso si manifesta nella comunicazione basata sull'alfabeto comune del bit ma che manipola al fine di costruire una infinità di linguaggi diversi che rende spesso impossibile la comprensione reciproca e la capacità di sintesi verso ideali ed etiche comuni.  Un individualismo distorto che invece di valorizzare l'uomo lo frammenta e lo confonde in una molteplicità di sensi senza senso, di significati che non hanno più valore condiviso e quindi senza alcuna utilità ai fini di costruire comunità. Si moltiplicano sempre di più gli scontri e si fanno più rari i punti di incontro.Ciò che guida lo sviluppo della società sembra essere l'interesse di pochi nell'incapacità dei più di riuscire a unire i propri sforzi per contrastare le tendenze alla mercificazione ed alla massimizzazione dei profitti. 

Le persone diventano cose ed i diritti delle persone sembrano diventare ostacoli a perseguire l'unico obiettivo degno di valore, quello del benessere economico-finanziario. 

Ma il benessere economico di chi? Di tutti? Di molti? Di pochi? A quando la quotazione in borsa del benessere? Può questo essere legato solo ad un freddo e distaccato valore economico? Il mais, il riso, la farina,l'acqua non sono più beni di prima necessità, su cui si basa la sopravvivenza di larga parte della popolazione mondiale, ma numeri a cui dare un valore e speculare. I lavoratori non sono persone, ma ingranaggi di un sistema produttivo atto a creare valore e come tale i diritti sono solo imperfezioni all'interno di processi finanziari solo all'apparenza ben rodati. Non è solo un problema di democrazia, ma di sopravvivenza. L'uomo sopravvive solo come collettività, comunità, società. Il bene di pochi a discapito dei tanti porta inevitabilmente all'autodistruzione.

"Essere, o non essere, ... se sia più nobile nella mente soffrire ...o prendere le armi contro un mare di affanni ... e imprese di grande altezza e momento per questa ragione deviano dal loro corso e perdono il nome di azione".



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- Per "Umanesimo" si intende quel vasto movimento culturale che, iniziato negli ultimi decenni del Trecento e diffusosi nel Quattrocento, ha come caratteristica principale la riscoperta dell'uomo [...] un'indispensabile premessa culturale del Rinascimento, con la quale la generazione dell'età umanistica sottolinea una netta distanza tra il mondo medioevale, caratterizzato da una visione della vita, che poneva Dio al centro dell'Universo e [...] la loro visione in cui l'uomo è posto al centro dell'Universo ed è considerato artefice, padrone del proprio destino. - it.wikipedia.org.

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L'uomo al centro del pensiero dell'uomo, della sua arte, della filosofia, della scienza, della poesia. 

Inizia l'era moderna, il Rinascimento, il Razionalismo, l'Illuminismo, il Romanticismo, il Positivismo, il Post-moderno. L'attenzione dell'umanità si focalizza sull'uomo, pone l'attenzione ai suoi valori e necessità, abbandonando miti e dei. L'uomo diventa individuo unico ed irripetibile. Dio è morto dirà Nietzsche, l'uomo non ne ha ormai più bisogno nell'ultimo scorcio del secondo millennio. Non ha più bisogno del sovrasensibile, della mitologia del non razionale.
Già con il Romanticismo l'arte e la letteratura ci raccontano il disagio della società di fronte a questo nuovo stato di cose: Baudelaire,  Hugo, De Balzac, Byron, Tolstoj, Verga, ... ma l'apice si raggiunge nei primi decenni del XX secolo quando ogni conoscenza, ogni certezza sono messe in discussione. Le due guerre mondiali suggellano lo stato di confusione in cui l'umanità si viene a trovare nella più grande tragedia che la storia ricordi. Camus, Kafka, Steinbeck, Orwell, García Márquez, Faulkner, Pavese, Paosolini, ci raccontano le paure e la violenza del nuovo mondo che si sta creando, una  modernità liquida come l'ha definita Bauman. 
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Cosa ci aspetta ora alle soglie del terzo millennio? Dopo la morte di Dio si preannuncia la morte di dell'Uomo? L'Uomo sembra non essere più al centro dell'universo, al centro del suo pensiero, dell'arte, della scienza... forse, solo forse, anche della filosofia. Un nuovo dio sembra diventare il nucleo centrale della vita della società ormai globalizzata. Mentre il Dio cristiano, spazzando via definitivamente gli antichi dei, aveva posto le basi all'umanesimo e alla centralità dell'uomo, al suo essere individuo, ai suoi bisogni e valori, il nuovo dio del terzo millennio annichilisce l'umanità.

Se alla fine del XIX secolo in "Così parlò Zarathustra" Nietzsche affermava che Dio è morto, all'inizio del XXI possiamo forse dire che l'Uomo è morto?
Siamo di fronte ad un Neomedioevo il cui dio, chiesa e religione diventa l'economia, il denaro e le sue reti di comunicazione. 

L'uomo è niente di fronte all'ordine economico mondiale. E' merce  e prodotto come merce e prodotto può essere un'automobile, uno snack, un oggetto di design.

L'uomo sta diventando oggetto e non più soggetto della Storia?



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