Un #razzista. Cosa è un razzista? Un piccolo uomo o una piccola donna. Una persona che ha paura. Si, ha paura, di quelle paure di bambini che sono a volte motivate, altre volte no. E' un piccolo uomo o una piccola donna in cerca di protezione.
Diversità

Dalla paura nascono tutti i mali del mondo. Lo ricordava spesso Papa Wojtyła quando ripeteva l'insegnamento del Vangelo "non abbiate paura!".
Il razzista non ha paura del colore differente della pelle o di un diverso credo religioso. Non ha paura della diversità di etnia, paese, genere, colore politico, orientamento sessuale o filosofia. Il razzista teme la loro mancata integrazione nella sua società. Spesso lui stesso non è pienamente integrato, o addirittura non è affatto integrato, nella società di cui vuole a tutti i costi essere considerato una parte.
Il razzista non teme l'uomo di colore benestante, che ha un lavoro che sembra onesto, che frequenta gli stessi luoghi e tempi di coloro che fanno parte della società di cui lui si sente membro. Teme colui che vive ai margini. La persona che mendica. Il povero. L'uomo o la donna che vive di espedienti, al limite o fuori dalla legalità. 
Non ha paura del ricco petroliere di Dubai, ma del magrebino che spaccia nelle strade, e alla fine anche di quello innocente che cerca di sopravvivere lavorando alla giornata, perché anche lui vive ai margini e solo per questo viene associato ai secondi e non ai primi, benchè tutte e tre le tipologie professano la stessa religione, diversa da quella del razzista.

Razzismo


L'antisemitismo del passato nasce dal ghetto, dalla città nella città, dal paese nel paese, da un'altra società diversa e separata da quella ufficiale. Il ghetto viene creato la società stessa che nello stesso tempo lo teme e lo rigurgita e finisce per marchiare le persone che sono in qualche modo riconducibili al ghetto, anche quando ormai non vivono più in qual mondo separato e distinto. Lo stesso fenomeno si è verificato negli Stati Uniti con le varie Little Italy o China Town. Lo stesso fenomeno si verifica con i campi Rom o con certi quartieri difficili delle nostre città.
La mancata integrazione. L'incapacità di creare una società unica e paritaria, non classista e solidale. L'integrazione si coltiva: occorre preparare il terreno, dissodarlo, renderlo fertile perchè i semi della diversità, che è anche ricchezza, possano attecchire e fruttificare. Se il terreno non è pronto e non vengono create le opportunità i differenti semi si accumulano sulle poche zolle fertili e competono tra loro per accaparrarsi acqua e sostanze nutritive. 
Una lotta tra poveri: poveri di diversi colori e credo, ma tutti poveri.

Integrazione

Spesso si dice che l'occidente ha sfruttato i paesi del terzo mondo: non è vero. Alla fine dell'800, e fino a quasi la metà del secolo scorso, lavorare in fabbrica o scavare il carbone nelle miniere nel ricco occidente non era affatto meglio che vivere nelle colonie del terzo mondo. Non era l'occidente che sfruttava i paesi del terzo mondo, ma pochi individui che sfruttavano le classi operaie  e agricole del primo mondo e le risorse, umane e materiali, del terzo. Solo nell'epoca d'oro, dopo la seconda guerra mondiale, a partire dagli anni sessanta, si sviluppò in occidente un benessere diffuso. Quel benessere diffuso sta progressivamente diminuendo negli ultimi decenni. Il divario economico tra ricchi e poveri si allarga sempre più: i media, e la cultura dominante, continuano a misurare il benessere con dati finanziari che valutano parametri macro-economici e a volte poco comprensibili (il PIL, lo spread, il debito pubblico, la disoccupazione, l'inoccupazione, ...). Numeri che misurano i totali e non la distribuzione equa della risorse, così come il benessere del singolo. Chi ha tanto ha sempre di più, chi ha poco sempre di meno. Chi aveva quanto gli bastava, vede le sue risorse progressivamente assottigliarsi. Il numero dei ricchi diminuisce, quello dei poveri aumenta. Molti a contendersi poche zolle fertili. Pochi a godere del giardino dell'Eden. Se la misura continua a rimanere il parametro finanziario e non l'essere umano si genera solo conflitto e paura. La paura amplifica se stessa e i conflitti, diviene barriera all'integrazione in una società accogliente.
Una lotta tra poveri: poveri di diversi colori e credo, ma tutti poveri.

Lotta tra Poveri

E mentre i miserabili combattevano selvaggiamente tra loro, gli dei stavano a guardare beffardi dall'alto, giudicando e parteggiando per gli uni o per gli altri, che si credevano diversi e opposti, e invece vivevano con paura gli stessi affanni e la stessa miseria



Qualche sera fa mi è capitato di rivedere in TV "Il Ragazzo invisibile" di Gabriele Salvatores. Lo avevo già visto al cinema quando era uscito nelle sale, incuriosito dal tema #supereroi, che è un argomento che ho avuto modo di approfondire e studiare (https://ilmiolibro.kataweb.it/libro/fumetti/270970/nuvole-2-0/), e dalla regia del premio Oscar  Salvatores.

Supereroi e Narrazioni

La scelta della trasmissione del film sulla prima rete RAI è stata l'occasione per pubblicizzare la prossima uscita ai cinema del sequel del film, "Il ragazzo invisibile - Seconda generazione", il 4 gennaio 2018.
Il primo film ha proposto molti spunti interessanti, oltre a un genere inusuale per il cinema italiano più recente come quello dei supereroi. Il film è infatti un ottimo esempio di produzione trans e cross-mediale, che ha visto insieme alla produzione cinematografica, l'uscita di un romanzo, di una graphic novel, di un concorso musicale per la selezione della colonna sonora.  Interessante anche l'idea della sotto-trama legata ai temi del super-potere dell'invisibilità e dei turbamenti dell'adolescenza. Tutto sapientemente orchestrato da Salvatores e i suoi collaboratori, Devo però confessare che il film in se non mi ha entusiasmato, nonostante un ottimo soggetto e una regia soddisfacente. Per i miei gusti personali la fotografia, i dialoghi e la recitazione mi hanno ricordato molto quelli di una telenovela sudamericana, almeno per la maggior parte della durata della pellicola, che spero vengano superati nel sequel. Non ho avuto modo inoltre di sentire una narrazione che personalizzasse la figura del supereroe in un contesto diverso da quello tipico statunitense, come è invece possibile notare in quel capolavoro assoluto che è "Lo chiamavano Jeeg Robot", di solo un anno dopo.

Supereroi e narrazioni

Ciò che mi ha spinto a scrivere questo post, non è una nuova recensione di un film, ma piuttosto l'affermazione per la promozione del sequel del Ragazzo Invisibile come del 'primo film italiano sui supereroi'.
Chi ha letto "Nuvole 2.0 - Pantheon Contemporaneo" sa che ritengo il genere Peplum, tipicamente italiano, un antesignano dei film sui supereroi. Blockbusters come Avengers prendono molto dal genere che ha visto produrre centinaia di film in Italia fino a tutti gli anni '70: i vari Maciste, Ercole, Sansone ed eroi vari che si muovevano in un tempo indefinito che andava dall'antichità classica al tempo dei pirati e corsari del XIX secolo, cos'altro sono se non supereroi dotati di una forza straordinaria e quindi di un qualcosa del tutto simile a un super-potere? Maciste fa la sua prima apparizione al cinema addirittura nel 1914 e, addirittura (di nuovo), nel primo Kolossal della storia del cinema, l'italiano "Cabiria" di Giovanni Pastrone, che vedeva tra gli autori del soggetto e della sceneggiatura, addirittura (di nuovo), Gabriele D'Annunzio.

Maciste: Supereroi e Cinema

Ma rimanendo sul genere cinematografico propriamente dei supereroi, è proprio vero che Il Ragazzo Invisibile del 2014, è stato il primo film italiano sui supereroi?
Qualche elemento del genere lo troviamo già in un film del 1921: "L'uomo meccanico",  un film muto scritto, diretto e interpretato da André Deed. Come nei successivi anime giapponesi dei super-robot degli anni '70 la trama si basa sullo scontro tra due robot dotati di poteri eccezionali, uno buono e uno cattivo.
Dopo questo primo esperimento occorre aspettare il 1967 per trovare un nuovo film italiano del genere: "Flashman", diretto da Mino Loy con la sceneggiatura di Ernesto Gastaldi. Produzione italo-francese, vede come protagonista un giustiziere mascherato ispirato ai fumetti neri italiani del periodo, nei modi dei classici di Batman, quindi senza super-poteri particolari.
L'anno successivo esce nei cinema "Vip - Mio fratello superuomo", un film di animazione prodotto e diretto da Bruno Bozzetto che interpreta come parodia l'universo dei supereroi, con un occhio sempre attento ai temi sociali, sempre cari al celebre fumettista italiano. Anche in questo caso, come ne "Il Ragazzo Invisibile", la storia è stata rappresentata a fumetti sulle pagine de Il Giorno dei Ragazzi, quindi un antesignano delle opere cross-mediali che tanto di moda sono nelle narrazioni più recenti.

Supereroi e narrazioni

E' del 1970 "L'inafferrabile invincibile Mr. Invisibile", diretto da Antonio Margheriti,  ispirato al personaggio dell'uomo invisibile che però non venne molto apprezzato e che si muove più sui canoni della commedia che su quelli dell'avventura e del fantastico (pare comunque che il super-potere dell'invisibilità sia particolarmente attraente per i cineasti italiani). Trascurando un'altra serie di parodie e di film a sfondo erotico si arriva al 1980 con "L'uomo puma", diretto da Alberto De Martino, una sorta di Superman, discendente di una razza aliena arrivata sulla terra durante la preistoria.

Supereroi e Narrazioni al cinema


Dello stesso anno c'è un più apprezzabile "Poliziotto superpiù", un film di Sergio Corbucci, con protagonista Terence Hill, nel ruolo dell'agente di polizia Dave Speed che acquista i suoi super-poteri a seguito di un'esplosione atomica. Anche qui i canoni sono più quelli della commedia che non del fantastico.

Supereroi nel cinema italiano


Un anno prima anche il compagno di decine di film di Terence Hill, Bud Spencer, si misurò su un film che può considerarsi in qualche modo apparentato al genere che sto trattando con "Uno sceriffo extraterrestre... poco extra e molto terrestre", diretto da Michele Lupo: qui i super-poteri li possiede un bambino extraterrestre atterrato in una piccola cittadina della Georgia, negli Stati Uniti (il piccolo attore è Cary Guffey protagonista del classico fantascientifico "Incontri ravvicinati del terzo tipo" di Steven Spielberg). Il film ha avuto un seguito nel 1980 "Chissà perché... capitano tutte a me". Ma anche in questi casi ci muoviamo sempre sui ritmi tipici della commedia avventurosa come quella dei spaghetti western che hanno avuto come protagonisti la coppia Bud Spencere e Terence Hill.
Bisogna attendere il 2008 per sentire parlare ancora di supereroi con "Capitan Basilico", nuova parodia a basso costo in 'salsa' ligure, che avrà anche un seguito nel 2011, con la partecipazione di varie celebrità della comicità e della musica di quegli anni.
"Il ragazzo invisibile" quindi non è certamente il primo film sui supereroi del cinema italiano, ma probabilmente, anche con i suoi difetti, è il primo pienamente aderente al genere con un certo spessore.

Supereroi e narrazioni

Assoluti Relativi


Si era formato il solito capannello intorno al professore. Era solito fare  di questi comizi al bar del paese. La notizia del giorno era una di quelle che quando avviene se ne parla per settimane. Sui giornali, in televisione, sui social, sulla corriera che ti porta in città, al caffè con i colleghi. E naturalmente al bar del paese. Ma qui, spesso il dialogo diventava un monologo, un comizio, durante il quale il professore dava sfoggio delle sue arti oratorie, di quella autorevolezza di vecchio politicante e maestro ormai in pensione. A quelli importanti al paese viene dato del "don", titolo che spettava a coloro, pochi un tempo, dotati di un titolo di studio, ed ai benestanti. Ai notabili del paese, insomma. Al professore non era mai piaciuto il titolo di "don".

- Il "don" si da ai preti e ai cornuti!

Diceva.

Al bar | sugli immigrati


Aveva sempre chiesto che venisse chiamato con il suo nome, ma nessuno si era mai azzardato a farlo. Tutti lo avevano sempre chiamato il "professore". Lui faceva una smorfia di sdegno ogni volta che si sentiva chiamato in quel modo, ma in fondo non gli dispiaceva, ed ormai, dopo tanti anni, quasi non ci faceva più caso.

- Il problema non è che sono neri o che sono musulmani, integralisti o moderati che siano. Il problema è che sono poveri! E' la povertà che da fastidio. Ci da fastidio. Dove c'è povertà emerge la miseria umana in tutti i suoi aspetti, quelli materiali e quelli spirituali.


Assoluti Relativi


- Hanno una cultura diversa dalla nostra, professo'!

- Anche tu hai una cultura diversa dalla mia, ma non per questo ho mai chiesto che venissi allontanato dal paese...  

-   Non rispettano le leggi, non seguono regole. Hanno un ideale di società che è quella che c'era qui da noi più di 40 anni fa! 

- In questo hai ragione, si. E' vero. Sono "cattivi"!

- Si, si, neri e cattivi!

Urlò qualcuno da dietro senza farsi riconoscere. Molti risero.

- Si, cattivi! Di quella cattiveria che ha un bravo centravanti di una squadra di calcio quando sta per segnare un goal! Hanno fame. Non solo fame di denaro, ma fame di riscatto dalle loro sfortune e miserie. Fame di cambiare la propria vita! A volte hanno fame vera, fame di cibo e di cose essenziali. Hanno quella cattiveria che noi non abbiamo più, e questo ci fa paura. Non la loro diversità, ci fa paura, ma la loro cattiveria, la loro fame, la loro povertà. Perchè la povertà è peggio della peste, si pensa. Si "mmischia", si diffonde, è contagiosa, la povertà. Mentre la cattiveria, no! La cattiveria non si impara, non si compra, non si "mmischia"! Quella ce l'hai o non ce l'hai. E questo ci fa paura...


Assoluti Relativi Cattivi


Stupidità Artificiale

1999, 13 settembre.  Un'esplosione di notevole potenza nel deposito di scorie nucleari della base lunare Alpha causa l'uscita della Luna dall'orbita terrestre. Il nostro satellite inizia la sua deriva nel cosmo e gli uomini della base lunare al comando di John Koenig si ritrovano loro malgrado costretti in un'avventura che li porterà a vagare nello spazio e ad entrare in contatto con diverse civiltà aliene. 

Stupidità Artificiale

In estrema sintesi è questa la trama di una delle serie TV di fantascienza di maggiore successo degli anni '70: "Spazio 1999". 

Una serie, che con tutte le sue incongruenze scientifiche (alcune delle quali evidenziate dal maestro della fantascienza Isaac Asimov), si è distinta per le qualità del girato, della sceneggiatura, della bravura degli attori e per gli ottimi effetti speciali.
Ciò che è interessante notare è l'immagine che gli autori della serie avevano del 1999: una base lunare completamente autosufficiente, armi laser e mezzi di trasporto in grado di muoversi agevolmente nello spazio (le Aquile). Nel 2017 siamo ben lontani da aver raggiunto questi livelli di progresso e di tecnologia. 
I computer di Spazio 1999 sono ancora pieni di tasti e di schermi a tubi catodici, ma c'è già un comunicatore dotato di un piccolo video, antesignano dei nostri Smartphone. 

E' ambientato sempre nel 1999 la seconda parte del film "2001: Odissea nello Spazio" di Stanley Kubrick.


Anche qui c'è una base autosufficiente sulla Luna, nei pressi della quale viene scoperto il grande monolito nero. I computer di questo film, ispirato dal racconto "La sentinella" di  Arthur C. Clarke, sono molto più avanzati. Nella terza parte del film, ambientato nel 2001 sull'astronave Discovery One in viaggio verso Giove, ci viene presentato HAL 9000, un vero e proprio sistema di Intelligenza Artificiale, molto più avanzato di quelli che nel 2017 abbiamo a disposizione, che gli autori ci raccontano essere in funzione già dal 1992.

Stupidità Artificiale

Kubrick e Clarke si pongono nella loro opera il problema della capacità dell'uomo di stare al passo con ciò che è stato in grado di pensare e realizzare. Il conflitto tra la tecnologia più avanzata e la concretezza e natura limitata degli esser umani. 
Recentemente  Elon Musk, il visionario creatore di Tesla e SpaceX, ha espresso in un twit le sue preoccupazioni sulle possibili minacce che l'intelligenza artificiale può costituire per il genere umano: "China, Russia, soon all countries w strong computer science. Competition for AI superiority at national level most likely cause of WW3 imo".... 

Secondo Musk, l'intelligenza artificiale potrà essere la causa del terzo conflitto mondiale... Intelligenza? Forse sarebbe più corretto definirla fredda Stupidità Artificiale. 

Fortunatamente racconti, romanzi, film e narrazioni in genere ci hanno dimostrato come la storia della scienza e della tecnologia possa seguire strade completamente diverse rispetto a quelle immaginate qualche decennio prima. Non abbiamo ancora costruito basi lunari sul nostro satellite. Non esistono veicoli che si muovono agevolmente nello spazio come l'astronave Discovery One o le Aquile di "Spazio 1999". Cortana e Siri sembrano, per ora, essere meno permalosi di HAL 9000. 

Non a caso il sottotitolo del romanzo "Pippo e la Sposa" è "Odissea 2002, ancora qui" (su Amazon Kindle e su piattaforma IlMioLibro). Un riferimento al capolavoro di Kubrick e Clarke: le nostre odissee, per adesso sono ancora molto terrene, poco artificiali e molto umane.



Incendi


Mentre scrivo piove cenere... fuliggine bianca e nera trasportata dal vento, mentre tutto intorno il cielo è nascosto da una innaturale coltre di "nebbia estiva".


La terra intorno arde o è già bruciata, nella calda e secca estate 2017. Percorrendo le strade il paesaggio è inquietante, o forse sarebbe meglio descriverlo come inquieto. Nero, grigio e "giallo morto", dipingono la terra e i pochi arbusti rimasti in piedi. Tutto ciò che poco prima era marrone, verde e "giallo vivo". 
Non è la natura crudele, ma è opera di mani inquiete guidate da cuori neri, grigi e di un colore "giallo morto". Ieri sera intorno all'autostrada, poco prima dell'uscita Cosenza Sud, sembrava di essere agli inferi tra fiamme e barlumi rossi e arancioni della brace che illuminavano i pendii di quelle che una volta erano dolci colli; ora amari e senza quasi più vita. Anche le case venivano sfiorate dal fuoco. Un paesaggio spettrale. Triste. Terribile.

Fiamme


Nebbie estive sul web e sui giornali parlano di altri fuochi. Di migranti e altre miserie umane. Di terremoti e altre disgrazie umane. 


terremoto Ischia, Sgombero migranti Piazza Indipendenza Roma


Raffinati intellettuali e nuovi ignoranti del web, buonisti e fascisti, sconosciuti e conoscenti hanno idee chiare. Io non capisco, confuso nel mio relativismo assoluto. Complessità semplificate. La semplificazione della realtà è il grande segreto della conoscenza umana. Buoni e Cattivi. Legalità e illegalità. Prospettive e punti di vista. Pensieri unici e diversificati. Sinistra e destra. Chic e rozzi. Radicali e parziali.
Grazie a Dio, alla fine emerge sempre un  po' di bella umanità.

Salvataggio Ciro e Poliziotto che consola






Ho visto Arrival. E' un piccolo saggio visivo sul racconto. In particolare quello cinematografico, ma non solo.


Linguaggio, Cinema e Racconto

Il film di Denis Villeneuve, ispirato al racconto "Storia della tua vita" di Ted Chiang, sarebbe piaciuto molto a Umberto Eco o a Tullio De Mauro. Il genere fantascientifico sembra essere l'anima della sceneggiatura ma, ad uno sguardo più attento, rimane solo un piacevole sottofondo.
La colonna portante è invece la disanima su cosa è il linguaggio in generale e qual'è la sua portata nel nostro essere "esseri umani".
essere essere umani, linguaggi

Come comunicheremmo con una specie aliena? Il linguaggio plasma il modo di essere e di pensare, quindi comunicare con esseri realmente alieni, che hanno avuto una storia evolutiva anche molto diversa dalla nostra, potrebbe risultare impossibile. Certamente molto difficile.
C'è tanta semiologia. C'è teoria del racconto e narratologia. Sperimentazione nel raccontare e coraggio nel provarci, tenendo comunque vivo l'interesse dello spettatore (del lettore nel caso del racconto). Un film d'autore, ma pop. Il modo di usare il "tempo", uno degli elementi principali della costruzione di un racconto, è davvero originale.

Linguaggi e semiologia




Un AMIDQUEL di qualità di Star Wars


Quando nel 1988 e nel 1993 furono pubblicati rispettivamente "Preludio alla Fondazione" e "Fondazione anno zero", il criticato (dagli autori più radical e contemporanei del genere) maestro della fantascienza Isaac Asimov in qualche modo creò un nuovo tipo di ri-narrazione: l'AMIDQUEL (una storia che si colloca in mezzo a due narrazioni già scritte). A differenza dei più noti prequel o sequel di una narrazione di successo, Asimov collocò cronologicamente la storia di quei due romanzi in mezzo ai suoi due cicli di romanzi di maggiore successo: il ciclo dei robot (scritto tra il 1954 e il 1985) e il ciclo originale delle Fondazioni (scritto tra il 1951 e il 1953).

Fondazione Anno Zero e Preludio alla Fondazione

L'obiettivo di Asimov era semplicemente quello di collegare i due cicli di romanzi per convincere i propri lettori che tutte le storie da lui scritte si svolgevano in un unico universo fantastico, nello stesso spazio ma in tempi (a volte ere) differenti.
Molto della letteratura classica occidentale è costituita da ri-narrazioni di quelli che sono gli antichi miti greci o di favole della tradizione popolare e non mancano esempi di pre-quel e se-quel di racconti classici anche nella letteratura più colta. 
Con la modernità e la nascita di nuovi modi di raccontare (il feuilleton, il cinema, il fumetto fino al contemporaneo web) la necessità di creare un numero sempre crescente di storie ha fatto riscoprire il gusto di dare seguiti o preamboli a racconti più o meno noti. Poco frequenti sono però i casi di AMIDQUEL, almeno di qualità, come quello di Isacc Asimov.

Ancora più sfidante è stata l'opera di John Knoll e Gary Whitta, i creatori del soggetto di Rogue One: A Star Wars Story.


Il tentativo di inserirsi tra la trilogia prequel e la serie classica della saga fantascientifica più importante del cinema si deve considerare un vero successo, un film consistente e di assoluto valore, probabilmente uno dei migliori dell'intera saga. Questo grazie all'ottimo soggetto (curiosità: John Knoll, uno dei due autori del soggetto, di mestiere non fa di norma il soggettista, ma il supervisore degli effetti speciali ed è il creatore, insieme al fratello, del famoso software di fotoritocco Adobe Photoshop), una precisa sceneggiatura (Chris Weitz e Tony Gilroy, nessuno dei due specialista di fantascienza pura), una sapiente regia (Gareth Edwards, lui specialista del fantastico ma che non si era mai avventurato nello spazio "in galassie lontane lontane") ed ottimi attori. 
Tutto in questa storia è scritto con precisione e con attenzione nell'inserirsi in maniera quasi millimetrica tra l'episodio 3 e l'episodio 4, diventandone a buon diritto l'episodio tre e mezzo. Mentre è possibile trovare numerose piccole contraddizioni tra la trilogia classica e la trilogia prequel, così come nell'ultimo episodio sette (che a me non ha entusiasmato), è difficile riuscirne invece ad individuare in Rogue One. Persino nella trilogia classica non c'è una coerenza precisa tra gli episodi 4 e 5 (si pensi solo a come cambia il "peso di potere" nelle gerarchie dell'impero di Darth Vader). Queste incoerenze invece sembrano essere assenti nell'ultimo film della saga di Star Wars.
Ancor più dell'opera di Asimov, Rogue One è probabilmente il primo vero AMIDQUEL della narrativa contemporanea: assolutamente da vedere per chi ancora non l'ha fatto, soprattutto per gli appasionati di fantascienza.

Migliore Amidquel della narrativa contemporanea



Si azzuffano, saltano, alzano le loro zampette cercando di colpirsi a vicenda. Rotolano avvinghiandosi l'uno all'altro, fanno finta di mordersi e colpirsi, ma senza tirare fuori i loro piccoli artigli. Simulano la caccia e la lotta i piccoli micetti quando giocano. Immaginano di essere adulti, anche se sono ancora soltanto cuccioli. Giocano. Il gioco è immaginarsi di essere altro e non solo se stessi. Nei mammiferi trova espressioni sempre più complesse che raggiungono gli apici più elevati nella nostra specie, in grado di inventare e costruire oggetti che portano l'esperienza del gioco sempre più prossimo alla realtà. Dai grandi parchi di divertimento alla Disneyworld alle più moderne console di gioco, dall'ormai dimenticata e poco nota Magnavox Odyssey, attraverso gli Atari e i Sega, passando dai finti home computer della Commodore (che poi erano usati quasi esclusivamente come console per videogiochi), fino alle attuali Playstation, XBOX e Wii, nelle versioni console e portatili.

Westworld - Dove tutto è concesso, immagina la prossima frontiera del gioco.

Gioco e Narrazione

Cos'è il gioco se non una narrazione? Un canovaccio, come quello della commedia dell'arte, su cui gli attori, i giocatori, si muovono improvvisando, determinando l'incipit e l'epilogo della storia. 
Su questa idea di base si muove Westworld, che sviluppa ed approfondisce l'omonimo film di culto del 1973 (noto in Italia con il titolo, non originale, de Il mondo dei Robot) di Michael Crichton. Proprio lui l'autore del libro da cui Spielberg ha tratto la famosa saga di Jurassic Park. Anche in questo caso di un parco di divertimenti si tratta: è un immenso set che riproduce l'epopea del western americano, dove gli ospiti, facoltosi turisti, possono rivivere, con assoluto realismo, ma in completa sicurezza, le emozioni e il modo di vivere del XIX secolo negli Stati Uniti, tra piccole e pittoresche cittadine, sceriffi, cow boy, pistoleri, saloon, bordelli, ribelli messicani, fuorilegge e nativi americani. Il realismo dell'esperienza è portata ai massimi livelli grazie ai residenti, robot antropomorfi, indistinguibili dai veri essere umani, se non per il fatto di non potere fare del male agli ospiti, e in generali all'uomo, come detta la prima delle tre leggi della robotica di Asimov. Per rendere ancora più realistici i residenti, i gestori del parco hanno dotato i robot di sistemi di intelligenza artificiale che consente loro di riprodurre completamente qualsiasi emozione umana. 

Gioco e narrazioni


Gli ospiti, trovandosi davanti a ciò che sanno essere semplici macchine possono abbandonarsi ai loro più bassi istinti. Giocano in un mondo del tutto realistico dove non ci sono limiti, dove tutto è concesso, dalla violenza, al sopruso, alla trasgressione. L'esperienza rischia così di diventare più reale della realtà. Qual'è la vera essenza di una persona, di un ospite, quella mostrata nel mondo reale o quella che emerge nel parco giochi di Westworld? 
Le 10 puntate in cui si sviluppa la serie TV consente meglio di approfondire, attualizzando, i temi già introdotti nel film del 1973. Un ottimo soggetto e dei bravissimi attori ne fanno un piccolo capolavoro della TV. L'intelligenza artificiale dei residenti, sembra sempre più essere simile a quella umana, ma nonostante questo le loro vite artificiali appaiono come quelle dei protagonisti di una tragedia classica dell'antica Grecia, dove inevitabilmente il fato o gli dei, nel caso specifico il dottor Robert Ford, uno dei due creatori del parco, governano la vita dei singoli e le loro vicende, senza, almeno sembra, possibilità di fuga.

Gioco e Narrazioni

Intelligenza Artificiale, ricordanze, memoria e identità, destino, il desiderio primigenio dell'uomo di essere come Dio, storie, narrazioni, gioco e realtà. Un telefilm da vedere e rivedere fino all'ultima scena e in attesa di una seconda stagione nella speranza di mantenere la vivacità e l'originalità della prima.

Verità su Halloween

Non sembra essere una festa come le altre, Halloween. Segreti si nascondono dietro la sua origine. Le maschere di demoni, streghe, fantasmi e vampiri, non possono che essere collegate a qualche occulto mistero. Ferventi cristiani e predicatori hanno più volte ammonito sui pericoli che questa festa porta con se.
Allora cerchiamo di svelare cosa nasconde Halloween.
Già il suo nome può dirci tanto: deriva dall'inglese arcaico All Hallows' Eve che significa... vigilia di Ogni Santi! In effetti si festeggia il 31 ottobre che è proprio la vigila di Ogni Santi, però... la sua origine risale a molto prima dell'istituzione della festa cattolica nell'anno 840 d.C. Alcuni studiosi la fanno risalire alla festa dei morti degli antichi romani, chiamata Parentalia, o forse alla festa celtica Samhain della fine dell'estate, o molto probabilmente ad entrambe. Si tratta di feste pagane in cui si festeggia la morte ed i morti! 

Death and Halloween

Si, è vero, anche il Natale si festeggia nella stessa data delle feste solari dell'antica Roma del Sol Invictus, che cadeva in corrispondenza del solstizio d'inverno. Lo stesso vale per la Pasqua, che cade in corrispondenza della prima luna piena dopo l'inizio della primavera: la festa cristiana deriva da quella ebraica, in cui si festeggia l'Esodo del popolo di Israele dalla schiavitù in Egitto, che a sua volta è però legata alle feste pagane che celebrano il risveglio della natura dopo la fine dell'inverno.
Ma perchè celebrare e festeggiare la morte? Si, è vero, le religioni, grande e piccole che siano, sono tutte, in qualche modo, legate al culto dei morti e della morte. Il cristianesimo è una religione e non una semplice filosofia di vita perchè Gesù Cristo è risorto dai morti (lo si recita anche nel Credo cattolico). La resurrezione e il superamento della morte è uno degli elementi centrali del cristianesimo. 

Resurrezione e morte

Ad Halloween però ci si traveste da diavoli, fantasmi, streghe, vampiri e mostri vari. Tutte creature del male! Non può non essere che una festa del male e diabolica. Infatti è una festa che viene dagli Stati Uniti e da altri paesi anglosassoni dove la religione maggioritaria è quella cristiana protestante. E negli Stati Uniti questa festa è stata portata da... dai cattolicissimi irlandesi. 
Come nel Carnevale che precede la preparazione alla festa più importante del cristianesimo, la Quaresima che conduce alla Pasqua, anche Halloween è il sovvertimento dell'ordine reale. E' una festa del dileggiare e del deridere. A Carnevale, almeno quello tradizionale, il povero si traveste da ricco e il ricco da povero, il laico da religioso e il religioso da laico. E' una festa dell sovvertimento, per esorcizzare il disagio e le diseguaglianze. Lo stesso vale per Halloween: ci si traveste da personaggi del male per deridere e dileggiare il male e i suoi simboli. Si esorcizza la paura della morte ed il male stesso che in essa può essere nascosto. Si sovverte il male con il bene e la gioia della festa. Ci si traveste da demoni per deridere il male, sconfitto dalla grazia di Dio, e non per celebrare il male!

Carnevale e sovvertimento


Ma allora vogliamo mettere lo sfruttamento commerciale che si fa di Halloween? 
Be', in effetti, i torroni e i panettoni che già ad inizio novembre si vedono nei supermercati, mi fanno pensare che poi non ci sia niente di così sconvolgente nella festa della vigilia di Ognissanti. Travestitevi pure bimbi cristiani, indossate le maschere che più vi piacciono, non c'è peccato nella gioia e nel divertimento! 

Ogni Santi


L'arte del narrare è fatta di varie sfaccettature. Riflessi di pensieri che si manifestano a chi ascolta nelle modalità più diverse. Guardando un testo fatto di consonanti e vocali spiegarsi su una pagina bianca, oppure accompagnato da immagini e figure che si ricompongono su vignette che consentono di passare da una scena all'altra di un fumetto. Guardando le immagini che si susseguono veloci e in movimento su uno schermo o ascoltando il ritmo delle rime che si inseguono a disegnare un sentimento nella poesia. O ancora ascoltando una musica, fatta solo di note oppure accompagnata da un testo come le canzoni pop/rock dell'ultimo vincitore del premio Nobel per la letteratura Bob Dylan.
Raccontare non significa inventare sempre qualcosa di nuovo, intrecci e personaggi originali. Spesso la stessa storia si ripete all'infinito, sotto forme diverse con varianti più o meno evidenti rispetto a uno schema classico, che ci hanno spiegato semiologi come Propp e Greimas.  L'esempio più immediato sono le trasposizioni di romanzi o fumetti  in film per il cinema o la TV (ne parlo ampiamente nel saggio Nuvole 2.0 che potete trovare allink http://ilmiolibro.kataweb.it/libro/fumetti/270970/nuvole-2-0/) oppure i remake di vecchie pellicole.
D'altronde sappiamo bene che i bambini amano ascoltare la stessa storia più e più volte o guardare senza sosta la stessa puntata del loro cartone animato preferito. Questo ripetersi delle narrazioni è quindi un nostro bisogno primordiale, che ritroviamo nell'infanzia e con tratti più maturi anche nell'età adulta.

Si tratta di quelle che definisco Rinarrazioni.

Una rinarrazione non è fatta dal semplice ripetersi di storie già raccontate con qualche variante ed aggiornamento, ma è qualcosa di più complesso. Atmosfere, rimandi, citazioni del già visto, del già sentito, del già scritto, sono un tratto caratteristico della narrativa contemporanea e post-moderna. Usano questa tecnica alcuni film e serie TV che ho avuto modo recentemente di vedere con molto piacere.

Inizio con un piccolo capolavoro italiano: Lo chiamavano Jeeg Robot di Gabriele Mainetti.

Rinarrazioni | Supereroi | Il supereroe italiano


Quando si parla di un film, spesso ci si limita a citare il regista e gli attori, che in questo caso specifico sono davvero notevoli, ma per un amante di storie come sono io, non è possibile non citare anche l'autore del soggetto: Nicola Guaglianone (supportato da Menotti nella stesura della sceneggiatura).
Cinema | Storytelling | Rinarrazioni | Nicola Guaglianone

Cosa troviamo in questo film, che dopo l'esperimento di Salvatores con Il ragazzo invisibile, riesce per la prima volta a mettere sugli schermi un supereroe italiano contemporaneo e pienamente inserito nell'humus culturale del nostro paese? Proprio una serie di rinarrazioni, che non sono solo i rimandi al super robot di Go Nagai ed ai personaggi di quell'anime, ma un'atmosfera che è in parte quella dei polizieschi italiani degli anni '70, di quel genere poliziottesco che fu una vera fucina di originalità e vivacità su uno schema predefinito che contribuì al successo commerciale del cinema italiano di quegli anni, ormai purtroppo lontani. E' un'atmosfera già ripresa in parte, sia nella letteratura che nel cinema, dai vari Romanzo Criminale, Gomorra, Suburra. Ritroviamo poi un po' di spensieratezza e superficialità nelle canzoni degli anni '80 di Oxa e Bertè. E naturalmente quei rimandi al fumetto superomistico americano, ed in particolare a quello della Marvel di Stan Lee.

Rinarrazioni sono l'elemento portate anche della bellissima serie TV  Stranger Things, prodotta dalla Netflix, come altre interessanti serie TV degli ultimi anni.

Rinarrazioni | Storytelling



E' un thriller fantascientifico, dove fantastico e soprannaturale si mixano in maniera ammirabile, con protagonisti un gruppo di ragazzini che quando sono in sella alla loro bici non possono non ricordarci gli eroi di E.T. L'extraterreste. L'ET in questo caso non è un alieno, ma una ragazzina dotata di poteri telecinetici, Undi, nella versione italiana, Ely, in lingua originale, diminutivo del suo nome "Undici" (Eleven) cavia di esperimenti militari della solita organizzazione segreta del governo americano. La serie è ambientata negli anni '80, in maniera abbastanza fedele a quella che era la realtà di allora, e sono chiari i rimandi ai film del genere di quegli anni (il già citato E.T.Poltergeist - Demoniache presenze, Scanners, Carrie - Lo sguardo di SatanaFenomeni paranormali incontrollabili) strizzando l'occhio alla serie cult Ai confini della realtà.  In estrema sintesi vale proprio la pena guardare questa serie e scoprire il mondo del Sottosopra.
L'ultima citazione si sviluppa in una forma completamente diversa rispetto alle prima due opere citate.

E' Ash vs Evil Dead. Qui la rinarrazione si fa sequel della trilogia di film horror di Sam Raimi La Casa, La Casa 2 e L'Armata delle Tenebre.


Rinarrazioni | horror | Splatter comico

La serie non è certamente all'altezza della prime citazioni, ma è davvero un piacere ritrovare ancora in forma un attore come Bruce Campbell, diventato famoso in pratica solo per avere interpretato la prima trilogia, affiancato, tra gli altri, da un'inquietante Lucy Lawless (già la guerriera Xena nell'omonima serie TV prodotta sempre da Raimi). L'atmosfera è quella degli ultimi due film della trilogia originale, che dall'horror del primo La Casa, si è trasformata in uno splatter/thriller commedia, oserei dire quasi demenziale.

Sullo schema delle rinarrazioni si muove anche il romanzo Pippo e la Sposa nel quale mi sono divertito a sperimentare un po' di teoria di letteratura comparata. 

Non si tratta di un saggio come Nuvole 2.0, ma è un romanzo tradizionale, abbastanza semplice nello svilupparsi della trama, senza la multilinearità e la polifonia che richiederebbe la narrativa più contemporanea, che spero sia anche piacevole da leggere. In Pippo e la Sposa l'ambientazione viene ricreata da citazioni tratte da film e canzoni a cavallo del passaggio tra il XX e il XXI secolo (la storia si sviluppa durante l'estate del 2002). Testi e immagini che cercano di disegnare sentimenti e pensieri attraverso il ricordo del lettore piuttosto che con l'utilizzo delle sole parole.
Per chi volesse leggerlo Pippo e la Sposa lo trovate disponibile sia su Amazon che in formato cartaceo a questo link http://ilmiolibro.kataweb.it/libro/narrativa/270821/pippo-e-la-sposa-2/


Quando sento i vostri #sorrisi

Le spalle del cielo incendiano di cremisi le stelle al tramonto,
echi di guerra. di liti e tragedie invadono le mie stanze,
urla di rabbia, di rancore e di dolore risuonano dure nei miei occhi e nella mente.
Ma quando sento i vostri sorrisi,
tutto sembra così lontano e impossibile che siano cose a venire.
I monti si scuotono dalle loro fondamenta a franano a valle a coprire l'abisso,
i mari si innalzano nell'onda perfetta affamati di terra e di fatti dall'uomo,
i cieli si oscurano e scompaiono le stelle mentre tifoni e tormenti si abbattono feroci.
Ma quando sento i vostri sorrisi,
tutto sembra così lontano e impossibile che siano cose a venire.

Quando sento i vostri #sorrisi

Un vuoto si apre nelle mie viscere e vuole assorbire la mia anima intera,
il caos come cavallo imbizzarrito sferza l'aria torbida dei miei pensieri,
non c'è niente, solo illusione e vana disperazione.
Ma quando sento i vostri sorrisi, perché li sento i vostri sorrisi, non solo li vedo,
quando accarezzo la vostra pelle, tutto è lontano, non è mai stato e mai sarà,
tutto è vita ed esplosione infinita, solo calore che riscalda il cuore e l'anima.
Perché l'eternità esiste quando guardo i vostri sorrisi.

Quando sento i vostri #sorrisi



Guardare Oltre


"Ma poi che cosa è un bacio? Un giuramento fatto
un poco più da presso, un più preciso patto,
una connessione che sigillar si vuole,
un apostrofo roseo messo tra le parole, t'amo"
[Edmond Rostand - Cirano de Bergerac]

Cos'è un bacio | Cyrano

E cosa è una parola? Una connessione che sigillar vuole. Quella connessione, o meglio relazione, che si crea tra le persone quando comunicano tra loror. In semiologia o in linguistica, autori come Umberto Eco o Tullio De Mauro, ci direbbero che è l'unità minima dotata di senso/significato di un  linguaggio, sia esso una lingua scritta o parlata. Una sillaba, una vocale o una consonante, un fonema non sono dotati di significato, ma una parola si. Una parola riesce a darci un'idea sia di ciò che è concreto che di ciò che è astratto, di qualsiasi cosa la nostra mente sia in grado di concepire. Un gatto, una casa, il bene, il male, l'amore, un bacio...

Semiotica e Comunicazione

Potremmo invertire la precedente affermazione. La mente è in grado di concepire solo ciò che il linguaggio è in grado di esprimere. E' per questo motivo che luoghi in cui si parlano lingue diverse hanno modi leggermente diversi di concepire il mondo. La cosa è ancora più evidente quando le lingue sono notevolmente diverse tra loro: si pensi alle differenze che esistono tra la cultura occidentale e quella dell'estremo oriente.
Non è solo la lingua influenza il modo di concepire il mondo, ma lo è anche il modo di comunicare. Fino a circa 5 mila anni fa la tradizione e la cultura si trasmetteva solo oralmente, poi fu inventata la scrittura. Nasce la scrittura per immagini, i geroglifici, i caratteri cuneiformi, fino ai caratteri alfabetici in uso oggi o gli ideogrammi utilizzati in Cina e Giappone. La scrittura ha fortemente influenzato il nostro modo di pensare. Quando i prima caratteri alfabetici cominciarono ad essere usati in medio oriente, qualche migliaio di anni fa, la direzione della scrittura procedeva da destra a sinistra ed era fatta solo di consonanti e non da vocali. Questa situazione richiedeva che per l'interpretazione un testo era necessario avere uno sguardo di insieme di tutto lo scritto per comprenderne il reale significato. Il contesto diventa altrettanto importante del testo stesso. Un insieme di lettere da sole, una parola, presa singolarmente, essendo fatta di sole consonanti poteva avere un numero di omonomie molto superiore rispetto a quanto accade nella moderna scrittura occidentale. Inoltre il senso di lettura da destra a sinistra privilegiava l'uso dell'emisfero destro del cervello, quello che si dice sia la parte della nostra mente a cui è deputata la sintesi, la spazialità e la creatività (non è esattamente così, ma per i nostri scopi possiamo considerare valida questa semplificazione). 

Scrittura e pensiero

Furono gli antichi greci che aggiunsero le vocali e cominciarono a scrivere da sinistra a destra, come facciamo oggi, privilegiando l'uso dell'emisfero sinistro, quello che si dice sia deputato alla logica, l'analisi e il linguaggio. E' proprio nell'antica Grecia che si sviluppano infatti l'oratoria, la filosofia e la scienza che sono alla base della cultura occidentale.
Se la scrittura ha, in qualche modo, influenzato il nostro modo di concepire il mondo e di pensare, altrettanto hanno fatto una serie di invenzioni che hanno rivoluzionato il nostro modo di comunicare. La pergamena, il papiro e la carta prima, ma molto di più l'invenzione della stampa, nel XV secolo, che consentì una diffusione molto più ampia della cultura e della possibilità di leggere.
Le cose cambiarono ulteriormente nel XX secolo: l'elettricità portò all'invenzione del telegrafo, della radio, del telefono, della televisione. Il mondo è diventato più piccolo, le distanze si sono ridotte. All'inizio degli anni '90, il digitale prima ed il web dopo, hanno ulteriormente ristrutturato la nostra mente e il modo dell'uomo di relazionarsi  con gli altri. Cellulari, Smartphone, Tablet e Social hanno dato vita al web 2.0, che si appresta con il 3.0 (il web semantico) a diventare un'autocoscienza quasi indipendente  dall'uomo. Siamo così giunti al nostro XXI secolo.

Comunicazione e Web

Tutto è onnipresente e disponibile. Siamo immersi in una una nuvola di informazioni e di parole. 

Siamo più connessi, ma sono proprio le parole che rischiano di perdere la loro caratteristica di connettere le persone.

Un apostrofo roseo messo tra le parole. Così come il bacio di Cirano, anche le parole diventano relazione quando sono collegate ad altre parole. Una parola da sola non rappresenta un pensiero, ma solo poco più che un verso, un semplice suono. Una parola è anche un sorriso, uno sguardo, un'espressione. Parole di un linguaggio che non è quello verbale, ma è quello del corpo e dell'anima.
Oggi il web 2.0, o meglio, l'uso che ne facciamo, sembra ci voglia portare a fare il processo alla parola, la singola parola estrapolata dal discorso. 

Le parole diventano più pesanti, dure, cattive. 

Di contro le persone diventano più leggere, più fragile, sole. Sole, perchè se si da importanza alla singola parola e non al discorso non si crea relazione. 

Così una parola, una singola parola definisce la persona e, spesso, questa persona diventa il nemico o l'adultera da condannare (uso la figura dell'adultera del Vangelo per indicare l'uomo in generale). Una parola, un'immagine o un video sono la persona e non l'insieme delle sue parole, fatte di pensieri, emozioni, espressioni, di discorsi, di vita. 
Non sono i social, è l'uso che se ne fa. Con un coltello puoi ferire una persona, ma puoi anche affettare il pane per dividerlo con il tuo fratello o la tua sorella. Basta guardare oltre e non fermarsi alla singola parola, al titolo, allo slogan, all'immagine o video sul web o sulla strada. Guardando oltre.

Parole Pesanti Persone Leggere